Quindici anni fa, il 23 maggio del 1992, veniva ucciso Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, in quella che passò tristemente alla storia come "La strage di Capaci".
Oggi si ricorda il 15° anniversario della strage e, da ogni parte, si ascoltano belle parole sull'attività del magistrato e sul suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata. Il rischio, però, è quello che di dimenticarsi di Giovanni Falcone per tutto il resto dell'anno.
La mafia ha ricevuto davvero duri colpi dalla giustizia dopo la morte di Giovanni Falcone? Ci sono ancora uomini che, come lui, dicono: "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana"?
Oppure, in realtà, sono l'omertà, il proprio tornaconto, i favori ricevuti dalla mafia a prevalere? La morte di Falcone rischia di essere inutile se il silenzio fa tacere le coscienze.
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