Francia e Usa parlano della Internet tax, mentre i nostri giornali ingrassano con i soldi statali

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blogs.jpg Si spengono i clamori sulla Internet tax, su cui ieri è intervenuto anche lo stesso Levi per rettificare e chiarire la proposta di Legge. Nei giorni scorsi avevamo segnalato i mea culpa di Gentiloni e Di Pietro e anche se oggi i blogger possono dormire sonni tranquilli, la faccenda ha fatto il giro del mondo.

Massimo Brignolo, curatore del blog Vistidalontano ci spiega cosa si è detto in Usa e Francia. Scrive:

Ne parla oggi Boingboing che, riprendendo un post in lingua inglese dal blog di Beppe Grillo, scrive "L'Italia propone un Ministero del Blogging e la registrazione obbligatoria" fraintendendo il controllo dello Stato con la creazione di un vero e proprio Ministero.

Ne aveva parlato ieri il quotidiano francese Liberation titolando "L'Italia vuole imbavagliare i blogger": "una cantonata del governo o il tentativo di limitare la libertà su Internet?" si chiedeva ieri l'inviato Eric Jozsef. In ogni caso, si osserva nell'articolo, "i blogger italiani sono in agitazione permanente".

Liberation ricorda anche come, oltre agli obblighi di registrazione, "le misure rischino di aumentare le difficoltà incontrate dagli internauti in caso di diffamazione via web, trasformando i blog in organi di stampa".

Ma il giudizio peggiore arriva da The Times che titola: "Assalto geriatrico ai blogger italiani". E spiega: "I leader italiani sanno a malapena usare i pc, fiduriamoci il web. E adesso attaccano i blogger".

Felici i blog e felici anche i giornali che potranno godere di nuovo del pingue contributo statale. Qualche settimana l'editoria era in subbuglio per l'approvazione di un emendamento che dava un taglio netto ai finanziamenti statali. Ma la situazione si è ribaltata proprio ieri.

newspa.jpgScrive IlGiornale.it:

L’aula del Senato ha approvato un emendamento al decreto agganciato alla Finanziaria, presentato dal relatore di maggioranza Natale Ripamonti, che riduce il giro di vite sulla stampa politica. L’emendamento, oltre i voti del centrosinistra, ha avuto anche il consenso di An e di alcuni senatori della Lega Nord ed è una parziale marcia indietro rispetto a quanto aveva stabilito la commissione Bilancio di Palazzo Madama pochi giorni fa.

Lì era stato deciso che i contributi non potevano essere maggiori della cifra spesa dai quotidiani per il pagamento degli stipendi di giornalisti e dipendenti. Un limite pensato per evitare che i fogli politici vivano solo di soldi dello Stato. L’emendamento approvato rovescia questa impostazione stabilendo che i rimborsi possano essere pari all’ammontare complessivo delle spese di produzione e distribuzione della testata. Confermata, invece, la scelta della commissione di tagliare i contributi per spese postali: il taglio sarà del 7 per cento per i piccoli editori e del 12 per i grandi gruppi editoriali.

Ora, il dislivello fra gli sconti fra piccoli e grandi fa sorridere. Pensiamo solo a questo, in attesa dei dati ufficiali: Il Corriere subirà un taglio del 12% e continuerà a ricevere fondi statali da capogiro, pur essendo Rcs società quotata in Borsa che ricava utili altrettanto cospicui. E il piccolo giornale di provincia che davvero campa soltanto sui fondi statali sarà graziato con un 7%.

Sfreghiamoci le mani in attesa di una nuova puntata di Report.

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