"Free Burma" a Torino: una catena umana come a Rangoon

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Cristina Tirelli ha aderito a Free Burma e su Blogosfere ha iniziato a organizzare una manifestazione a favore della Birmania. Ieri ci ha chiamato dalla Questura: "Mi hanno contattato in tanti e sono venuta qui per richiedere il servizio d'ordine".

Cristina, allora è confermato?

Sì, ci troviamo domenica 7 ottobre alle 12 davanti alla Prefettura di Torino. L'orario non è casuale perchè a mezzogiorno in Birmania i monaci scendono nelle piazze dopo la preghiera mattutina. E come a Rangoon era una catena umana a scortare la protesta dei monaci , così noi a Torino vogliamo manifestare la nostra solidarietà.

Hai ricevuto molte adesioni?

Sì, sia da singoli che da associazioni giovanili e partiti. tanti degli utenti di Blogosfere mi hanno scritto chiedendo cosa potessero fare. Ho ricevuto tante mail e richieste di informazioni perchè è una manifestazione che non ha colore, è solo una richiesta di libertà.

Com'è stata vissuta la protesta birmana in Rete?

Credo che questo evento politico sia stata una "prova generale". Le persone hanno capito che potevano comunicare in modo dverso e capillare, tramite Internet e i cellulari. E' importante il risvolto democratico e la semplicità delle iniziative. Dalla catena umana alle candele sul davanzale.

La Birmania è stata seguita da molti blogger in ogni parte del mondo. Cosa ne pensi?

Penso che i tempi siano maturi. Se prima Internet non era ritenuta affidabile, oggi riesce a fotografare la realtà, senza i picchi e le storture di prima. In Rete il singolo riesce ad avere nome e cognome, a differenza dei media tradizionali. Chi compra il giornale, qualunque esso sia, non può dire la sua.

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