Internet tax: salvi i blog, nessun bavaglio alla Rete

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E' stato un fuoco di paglia, durato giusto il tempo di creare un po' di spauracchio tra i blogger e riempire qualche pagina dei quotidiani. La Internet Tax, per ammissione dello stesso Ricardo Franco Levi, firmatario della proposta, non intende imbavagliare "i blog e altri siti" perchè è rivolta "al mercato dell'editoria" (dal quotidiano Metro).

Altro non dice per ora e restano fumose e indefinite le linee guida del ddl. Per conoscere i dettagli vi consigliamo di leggere questo articolo di Punto Informatico che chiarisce i punti oscuri e spiega che l'iscrizione al Roc per i siti internet, può rappresentare anche un'opportunità di crescita e di consolidamento della propria autorevolezza. 

Se la norma fosse passata, sarebbe stata una dura lotta per le istituzioni, in guerra contro un vero e proprio esercito: Layla Pavone, infatti, riporta che a luglio 2006 i blogger italiani erano 650.000, ovvero il 4% degli utenti di Internet. Un numero che ad oggi è comunque lievitato.

Dopo la dura condanna di Beppe Grillo, il primo a fare dietrofront è stato il Ministro Gentiloni e anche Di Pietro dal suo blog ha ammesso la superficialità della decisione:

Tutti abbiamo l’abbiamo approvata.
Solo dopo, e solo grazie a Grillo e al suo blog, si è venuto a sapere che quel provvedimento contiene norme volte a impedire a tutti i blogger, a tutto il mondo della Rete, di informare ed informarsi liberamente.
Anche al Consiglio dei Ministri bisogna pensarci due volte prima di dire “sì”. Questa è una lezione che ora ho imparato.
Io e altri ministri abbiamo ammesso di essere stati male informati: Gentiloni, Pecoraro Scanio, io, Mussi ed altri abbiamo preso atto che questa legge sia da rivedere.

Spesso abbiamo letto sui mezzi di informazione tradizionali le parole dei commentatori acculturati che tacciano di qualunquismo e populismo Grillo e il suo blog. Grillo si è accorto in tempo di un’anomalia, l’ha segnalata alla Rete e grazie a voi è stata fatta una catena umana che ha messo in condizione noi di sapere la cavolata che avevamo fatto e quindi di correggerla per tempo. Soprattutto di capire chi, come me, è in buona fede o se c’è qualcuno che non lo è.
Vedete che la libera informazione aiuta le istituzioni a fare meglio il proprio lavoro.

E noi ci domandiamo: cari ministri, ma se non leggete bene voi il testo delle norme che intendete approvare, chi dovrebbe farlo? I blogger)

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