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Finanziaria: Mastella pesta i piedi sugli stipendi e Berlusconi prepara i gazebo

Eleonora Bianchini avatar Mercoledì 14 Novembre 2007, 09:31 in In evidenza di Eleonora Bianchini

dinipadoa.jpgUPDATE ore 18.00 Il voto al Senato sulla Finanziaria è stato rimandato a domani o al più tardi a venerdì mattina

Siamo alla resa dei conti. O la va o la spacca. Ieri al Senato il Governo è stato battuto su un emendamento proposto da An sull'istituzone di un fondo per incrementere il finanziamento delle Università: stanziati 40 milioni anche con il beneplacito dei soliti dissidenti Rossi e Turigliatto e con i cerchiobottisti Dini, Scalera e Fisichella.

Ma è oggi la prova del nove. Se negli ultimi giorni è filata più o meno liscia, eccezion fatta per questo emendamento, oggi non si scherza: conto alla rovescia per il voto finale mentre si staglia all'orizzonte la richiesta della fiducia. Intanto Liberopensiero condivide la linea del leader di Forza Italia che rifiuta di avviare il dialogo con Veltroni e Orizzonteliberale propone un sondaggio sulla libertà percepita degli elettori dopo la sconfitta della CdL.

Clemente Mastella si distingue dal gruppo, comme d'habitude, e ieri pomerigggio ha posto il veto sul tetto degli stipendi dei manager. S'impunta, dice un no tassativo al limite di 270mila euro come tetto massimo per dirigenti pubblici e alti funzionari dello Stato. Stamattina si torna a contrattare e il Ministro della Giustizia la spunta: pochi minuti fa Anna Finocchiaro (che oggi il Cavaliere dal Corriere definisce "donna, ma brava") dice che l'accordo con l'Udeur è stato raggiunto e come vuole Clemente non si toccano i contratti in essere. Gli amici sono salvi.

Insomma, entro ora di cena dovremmo sapere se il Cavaliere sarà trionfante davanti ai suoi gazebo nel fine settimana o se Romano Prodi anche questa volta - per un pelo- l'avrà di nuovo scampata. Se l'Unione riuscirà a corteggiare come si deve i quattro incerti (Dini, D'Amico, Scalera e Pininfarina) allora Prodi può sperare di cincere per quattro punti; con la loro astensione, invece, la maggioranza vince per un voto (159 a 158: Cossiga e Turigliatto infatti votano con la Cdl). Se il buongiorno si vede dal mattino, la giornata non promette bene.

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