"Se qualcuno immagina un partito senza correnti, ci sono due possibilità: o fa il furbo o non capisce niente di politica". Parliamo di Partito Democratico con Claudio Alberti, il blogger di Roma 2011 che ci svela i retroscena della sua candidatura romana e oggi, deluso dalla nuova forza politica, guarda con interesse alle evoluzioni della Cosa Rossa.
Perché sei rimasto deluso dal Pd? Eri impegnato in prima fila?
Mi era stata proposta una candidatura alle primarie del 14 ottobre, da capolista, nel mio collegio. Non so se questo faceva di me una persona impegnata “in prima fila”, ma di certo va detto che non ero uno spettatore disinteressato, sin da quando, a 23 anni, più di 2 anni fa, ero diventato segretario di una sezione DS a Roma. Dopo aver lavorato, nel mio piccolo, per far nascere il Pd nel migliore dei modi, avevo ritenuto una buona opportunità quella della candidatura; ma la mia coscienza mi ha presto costretto a rinunciarvi, perché vedevo, tutto intorno, svilupparsi qualcosa che per me era poco chiaro.
Puoi spiegarci meglio?
In realtà, erano in corso vere e proprie guerre interne tra le varie correnti, sottocorrenti, componenti, lobbies che hanno portato a una composizione delle liste che, in pratica, non faceva altro che fotografare la situazione già esistente prima del 14 ottobre. Quello che è avvenuto in vista delle Primarie e del Pd è stata una grande operazione di potere, che ha visto il semplice sovrapporsi di due elite di partito: da una parte quella che aveva portato al fallimento dei Ds al 17%, dall’altra quella che aveva portato la Margherita poco sopra al 10.
Il Pd non è un partito nuovo, le sue assemblee costituenti sono composte al 95% da personaggi che sarebbero stati delegati in un normale congresso dei Ds o di Dl, senza l’inutile clamore dei gazebo in piazza, con l’aggravante, però, che stavolta tutti, avendo paura di perdere il proprio posto privilegiato con la nascita del nuovo partito (cosa che, in teoria doveva avvenire), sono corsi, nei mesi scorsi, a “riposizionarsi” all’interno dei propri gruppi di potere, per essere poi cooptati alle primarie.
Il 14 ottobre si sapeva già chi sarebbe stato eletto segretario, e chi aveva fatto le liste sapeva anche chi vi sarebbe stato eletto, dato che le liste stesse erano state composte, anzi, “occupate” da professionisti della politica, col bilancino, appunto per fotografare gli equilibri interni ai partiti che già c’erano, alla faccia della “nuova stagione”. In tutto questo mancava, a mio avviso, una parte fondamentale della politica, e cioè l’etica.
Sono già tanti i delusi del PD?
Quasi tutti mi dicono quanto fosse naturale che io rimanessi deluso, perché sono idealista, e questo un po’ mi preoccupa. Ma le stesse persone aggiungono anche: “Ho sentito tante altre persone dentro ai partiti deluse quanto te”. Ci sarà pure una ragione. In realtà, neanche i numeri sono dalla parte del Pd: doveva nascere da due partiti che ne facevano uno, e invece oggi, dalle due formazioni iniziali, ne sono già nate 4 (Pd, Sd, LibDem, Ud). Il numero dei partiti in quell’area è già raddoppiato (più i fuoriusciti vari in altri partiti ancora, come Gavino Angius), e questo non può che essere un “quasi fallimento” che testimonia il dilettantismo con cui è nato il nuovo partito. Nonostante ciò, degli scontenti non si tiene conto e si continua come se nulla fosse: qualche tempo fa mi intervistò La Storia siamo noi di Rai Due, a cui dichiarai che i grandi partiti non nascono mai guardando indietro, ma sempre guardando avanti. In questo caso, mi viene da dire che il Pd sta nascendo addirittura con gli occhi bendati.
Cosa ne pensi dell’investitura di Veltroni ?
Il 14 ottobre, diverse migliaia di persone (non 3 milioni e mezzo, non ci credo) hanno contribuito a un’investitura plebiscitaria, decisa da 4-5 potenti, che avevano imposto Veltroni e impedito ad altri competitors, come Bersani, di candidarsi. Mi chiedo, tra tutte queste persone, quante conoscessero il programma di Veltroni per la segreteria: non lo conoscevo neanche io, semplicemente perché era inesistente; quelle poche note sparse da Veltroni sulle sue intenzioni, nelle pagine dei tanti grandi giornali “amici”, non erano da leader di un partito, ma da capo di un Governo, e in molti casi, come sulle tasse, erano in contrasto con il programma della maggiornaza.
Questa, beninteso, non è una bocciatura di Veltroni, che è anzi un politico abilissimo, e, nel suo primo mandato, è stato un ottimo sindaco. Pur facendo parte della sciagurata classe dirigente che ha rovinato questo Paese negli ultimi anni, è stato uno dei pochi a ergersi dal grigiore generale. Staremo a vedere la direzione che darà al suo Pd: certo la discussione sul partito liquido, senza tessere, le bordate di Montezemolo che salva solo il neosegretario, e le pressioni veltroniane per l’approvazione del dl sulla sicurezza, che ci sta facendo fare in tutta Europa la figura dei razzisti, danno un segnale chiaro della direzione in cui il Pd intende muoversi in questa fase.
E le correnti, esistono già oppure no? Chi è in testa per svincolarsi dal leader?
Se qualcuno immagina un partito senza correnti, ci sono due possibilità: o fa il furbo o non capisce niente di politica. Alla prima categoria appartiene la grande stampa in questi giorni, che per punire i concorrenti di Veltroni alle primarie, ora li mette in cattiva luce dicendo che faranno correnti dentro al PD. In realtà, secondo me, le correnti non nascono così, in sedicenti primarie; se la Bindi facesse ora una corrente, inoltre, con tutto il rispetto, non impensierirebbe un secondo Veltroni, come non l’ha impensierito il 14 ottobre. Le correnti nasceranno, come sempre, nel “sottobosco” del potere.
Alle primarie, in tutti i collegi, erano candidati quasi tutti i vari amministratori locali Ds e Dl. La composizione delle Assemblee Costituenti propone un partito degli eletti. E i partiti fatti di eletti hanno due conseguenze: l’annullamento del partito come “associazione”, progetto, militanza, e l’allargamento di un sottobosco di potere fatto di consiglieri delle varie Istituzioni che controllano tessere, territori e programma, in base ai gruppi di pressione che li appoggiano.
Questi consiglieri, in cambio di “fedeltà”, chiedono favori ai consiglieri dell’Assemblea di grado più alto, che fanno altrettanto con quelli ancora sopra, e questo si ripete fino ai gradi più alti. Le correnti si creeranno così, nella voglia di avere dalla propria parte chi controllerà più tessere, più voti, più finanziamenti pubblici da distribuire nelle iniziative che fanno comodo, più consigli di amministrazione e addirittura più appalti, nei casi meno fortunati.
Questo, generalizzando, è ciò che intendo per “sottobosco”, altro che la Bindi candidata il 14 ottobre. A livello nazionale, dal leader eletto con così tanti voti dichiarati, però, per ora non si staccherà nessuno: Veltroni è quasi un’ultima speranza per dei politici che hanno nel proprio curriculum tante esperienze da dimenticare (disastri elettorali, Bicamerali naufragate, Governi caduti, ecc.). La loro strategia deve essere piuttosto quella di “accerchiare” Veltroni per condizionarlo, e mi pare che Veltroni abbia ben presente questa eventualità.
Se dovessimo tornare alle elezioni, Veltroni è convinto di farcela. Pensi sia possibile?
Veltroni è un abilissimo. Ma oggi il quadro politico è molto difficile da interpretare. Il disincanto degli elettori è tanto, i risultati del Governo Prodi pochi, e intorno al Pd i partiti manovrano in direzioni contrastanti: alla sua destra varie formazioni stanno rivelando sempre più la propria anima conservatrice, mentre a sinistra, finalmente, si sta creando un vasto campo di forze in grado di condizionare la vita politica. Anche per lui creare oggi una coalizione sarebbe molto complesso, e una riforma della legge elettorale, che potrebbe migliorare le cose, è in alto mare, a quanto sembra.
Ma, a livello personale, credo che per Veltroni le prossime elezioni siano indifferenti: se dovesse vincere sarebbe l’ennesimo presidente del consiglio di centrosinistra, se dovesse perdere, essendo partito come sconfitto da tutti i sondaggi, avrebbe tutte le carte per provarci la volta successiva, e in questo sarebbe avvantaggiato da Berlusconi, che quando va al Governo riesce sempre a combinare dei disastri inenarrabili.
Ma anche in questo caso dobbiamo considerare il sottobosco: a quello fedelissimo di Veltroni converrebbe, secondo me, vincere e subito, per non far covare troppi rancori. Con tutto quello che è successo in questi mesi, e con tanti leader costretti a subire la figura di Veltroni, in caso di sconfitta ci sarebbe una ghiottissima occasione per vendicarsi sui seguaci del leader. Alla prima sconfitta, purtroppo, nel Pd potrebbero volare parecchie coltellate.
E voi? Fate parte della schiera dei delusi odei sostenitori della nuova creatura di Veltroni?
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