Fratelli d'Italia massoni, da Licio Gelli a Paolo Prodi. Parla Ferruccio Pinotti

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Fratelli d'Italia (Rizzoli Bur) è il libro-inchiesta sulla massoneria italiana più interessante degli ultimi anni. Documentato, ricco di interviste importanti: dai Gran Maestri a Francesco Cossiga, passando per gli interessi della finanza Vaticana, Sindona, Calvi e le analogie con l'Opus Dei.

Scritto dal giornalista Ferruccio Pinotti (nella foto con Marco Travaglio) raccoglie i testi delle deposizioni di vari ex mafiosi, poi divenuti collaboratori di giustizia, i quali parlano estesamente dei rapporti organici tra mafia e massoneria. Un libro travolgente, che ricostruisce i giochi di potere che ancora oggi legano malavita, politica, finanza e Vaticano. Per saperne di più visitate il suo sito www.grandinchieste.it.

Lei è riuscito a entrare in contatto con figure molto prestigiose e di grande rilievo appartenenti alla grande massoneria italiana. Quali difficoltà ha incontrato?

Incontrare i principali esponenti della massoneria italiana è stato un lavoro lungo, iniziato oltre tre anni cercando di convincere Licio Gelli, capo storico della P2, ad affrontare una lunga analisi. Poi è stata la volta di Francesco Cossiga, dei Gran Maestri Di Bernardo, Raffi, Danesin e Venzi; ma anche storici della massoneria come Silvano Danesi e Aldo Mola, finanzieri come Florio Fiorini, banchieri, professori universitari. La difficoltà maggiore è stata quella di effettuare un controllo delle affermazioni rese e trovare riscontro documentale in atti processuali (la sola sentenza del crack dell'Ambrosiano consta di oltre 6000 pagine). E' stato un lavoro di "connessione" delle informazioni lungo e complesso.

Licio Gelli è l'emblema della massoneria italiana intesa come complotto, segretezza e P2. Com è possibile che sia riuscito a raggiungere un potere simile un dirigente della Permaflex?

Ho incontrato Licio Gelli più volte, nella famosa Villa Wanda nella quale vive. Si tratta di un uomo astuto, spregiudicato. Ma soprattutto di un uomo coraggioso, che ha rischiato la vita più volte, sin dalla Guerra di Spagna negli anni Trenta. Il suo potere deriva senz'altro dalla legittimazione che gli fu offerta da ambienti militari e dell'intelligence americana, in chiave anticomunista. In lui fu individuato un referente che venen accreditato presso politici di ispirazione atlantica. La sua capacità di tessere trame e reti di potere fece il resto.

Nel 1738 in Inghilterra la massoneria è stata scomunicata perché, come scrive nel libro, non era in grado fare rientrare la Chiesa anglicana nella Chiesa di Roma. Eppure il Vaticano ha sempre coltivato rapporti molto stretti con la massoneria e la P2 stessa, attraverso Umberto Ortolani, ad esempio. Quali sono gli attuali rapporti tra Vaticano e massoneria?

I rapporti tra Chiesa e massoneria sono sempre stati un fiume carsico che si inabissa e riemerge, in un rapporto a tratti dialogico ed in altri momenti conflittuale. Attualmente la posizione fissata da Ratzinger in alcuni documenti pontefici è di chiusura teologica, anche se il Vaticano non assume più posizioni di aperto scontro come avvenne nei secoli. Momenti di dialogo, anche di recente vi sono stati con l'obbedienza della Gran Loggia Regolare d'Italia guidata dal professor Fabio Venzi, considerata molto vicina alle istanze del mondo cattolico.

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A Francesco Cossiga vengono attribuite sia l'appartenenza all'Opus Dei che alla massoneria e lui gioca sull'ambiguità. Dai documenti che ha raccolto, cosa è emerso della sua reale o presunta appartenenza?

Il presidente emerito nelle interviste che mi ha rilasciato si dice amico di entrambe queste realtà e si conferma così a pieno titolo un uomo dei "poteri forti", che guarda con simpatia a quei mondi che detengono ciò che più sembra interessargli: il potere e l'informazione.

Berlusconi era tesserato nella P2, Prodi invece non era negli elenchi della loggia. Ma ci sono prove o documenti che potrebbero indurre a credere in una sua presente o passata affiliazione?

Non ci sono elementi documentali in questo senso. Sono note le dichiarazioni di simpatia espresse nei confronti della massoneria dal fratello del premier, il professor Paolo Prodi, storico. Nell'ambito dell'inchiesta De Magistris sono emerse poi alcune connessioni tra figure vicine al premier e ambienti contigui alla massoneria, ma la situazione dell'inchiesta è nota quindi i materiali in essa contenuti vanno valutati con estrema cautela
 
Dopo la P2 come si è evoluto il rapporto di Berlusconi con la massoneria e i suoi affiliati?

Berlusconi ha sempre ironizzato riguardo alla sua appartenenza alla P2 e alla massoneria in generale - ritenuta da Cossiga puramente strumentale e momentanea - tuttavia se si analizza l'evolversi dei rapporti dell'ex premier si nota come gli abbia mantenuto rapporti cordiali con molti ex "fratelli" attivi in vari ambiti (anche nelle sue televisioni: Fabrizio Trecca). Inoltre, le foto pubblicate in merito al mausoleo che Silvio Berlusconi si è fatto costruire nella sua proprietà segnalano la presenza di molti simboli massonici: segno che una certa simpatia sincera nei confronti dei valori della "fratellanza massonica" vi deve pur essere.

Nell'immaginario collettivo, la massoneria è collegata a collusione mafiosa, discutibili intrecci della finanza mondiale e cospirazione. Questa connotazione si è sviluppata solo dopo alla P2?

No, era presente già da molto prima. I rapporti tra mafia e massoneria sono documentati, in Italia, già a partire dalla fase relativa allo sbarco degli americani in Sicilia. Figure come Frank Gigliotti, massone italo-americano attivo con i servizi segreti statunitensi, si attivò presso la mafia e presso la massoneria siciliana per di creare le condizioni migliori alla conquista del territorio da parte delle truppe alleate.

Questi rapporti sono proseguiti nel tempo e si sono consolidati nel dopoguerra e in particolare negli anni '60 e '70, quando una parte della mafia - quella facente capo a Stefano Bontate - ha intessuto rapporti con la massoneria, sino a creare una superloggia nella quale erano presenti esponenti delle principali famiglie mafiose.

Per quanto attiene alla finanza, i rapporti con la massoneria che ho potuto documentare risalgono addirittura alla fine del '700, al periodo in cui Napoleone (massone) prese il dominio dell'Italia portando con sè - oltre ai suoi generali che insediò in vari potere di potere, tutti massoni - industriali che erano anche liberi muratori. All'influenza della finanza massonica francese si è sommata, agli inizi degll'800, quella della finanza massonica austro-ungarica. Figure come Joel, Toeplitz (vicini alla massoneria) furono determinanti nella nascita della Banca Commerciale Italiana, mentre anche nella nascita del Credito Italiano vi fu l'apporto di capitali derivanti dalla finanza laica. In tutto il 900 il ruolo di finanzieri e industriali massoni fu fondamentale, con figure come Enrico Cuccia, Cesare Merzagora, Enrico Carli. In seguito altri imprenditori, come Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi, faranno parte della massoneria, sia pure per periodi limitati ed entrando "in sonno" .

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