Elezioni da 300 milioni: Mastella corre in Forza Italia e Calderoli evoca l'incubo dei vitalizi

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Ieri sera Crozza ha detto: finalmente il 13 aprile sapremo se Mastella sarà di destra o di sinistra. Bene, anticipiamo quel giorno visto che l'ex Guardasigilli si presenterà tra le fila di Forza Italia (si scansi chi può). A Ballarò, Crozza non ha risparmiato nemmeno Veltroni a cui ha fatto il verso per l'imitazione di Obama (Yes, we can).

Coraggioso Veltroni, che conferma di presentarsi alle urne senza la Cosa Rossa, sia alla Camera che al Senato. Vada come vada il sindaco di Roma stavolta non ascolta nessuno dei franchi tiratori del centrosinistra e si rifiuta addirittura di telefonare a Pannella. Per Ilcentrosinistradeigiovani Veltroni ha capito che gli italiani si sono stancati della frammentazione dei partiti, di caravanserragli, pasticci e maggioranze litigiose. Quindi, viva la corsa solitaria, ripresa in prima pagina dal Manifesto (e la campagna elettorale minimalista proposta da Roma2011).

Intanto il Cavaliere fa quadrato con gli alleati, accoglie i transfughi, ma è tentato dall'idea di sparigliare le carte e imitare il leader del Pd. In questo caso, secondo Liberopensiero, potremmo considerarci un paese normale. Il momento è favorevole anche secondo la stampa internazionale, scrive Vistidalontano, e Le Figaro lo trova addirittura ringiovanito.

Subiremo ancora le pedanterie della par condicio, torneremo svogliati alle urne. Ma se siete in cerca di emozioni forti parliamo di rimborsi elettorali e vitalizi per i deputati uscenti. 

Avevamo già parlato di rimborsi con Scheggedivetro e oggi arrivano la conferma da Eureka! sui costi delle amministrative e dal Corriere sulle politiche: 300 milioni di euro da dividere fra i partiti, in pratica 10 euro a elettore. Leggete le dichiarazioni di An e Radicali:

«Noi con le elezioni sosterremo nuove spese — non si stupisce Franco Pontone, tesoriere di An —. È un costo in più per il Paese, certo, ma se gli elettori avranno la fortuna di farsi rappresentare da parlamentari onesti e leali, non c’è motivo di lamentarsi».

Non la pensa così il radicale Marco Cappato: «La gente ormai sa tutto sui furti della casta ma solitamente dopo che sono stati compiuti. Se avesse saputo quanti soldi il voto regala ai partiti, il diktat elezioni subito avrebbe avuto un’accoglienza diversa».

Penso che Cappato abbia capito molto di più degli elettori di quanto lo abbia fatto il deputato di AN. Nessuno vuol pensare che il ritorno alle elezioni di costi così tanto, ma in realtà il peggio non è ancora arrivato. In questo post, scritto prima della caduta del governo, avevamo pensato che la fine della legislatura venisse posticipata di almeno 10 mesi per far maturare pensioni e vitalizi. Ma un illuminato Calderoli, ci informa che la norma sui vitalizi può essere abilmente raggirata:

Il requisito dei «due-anni-sei-mesi-e-un giorno» - fa notare Calderoli - «ha un'interpretazione rigida soltanto per quanto riguarda il Senato, dove pure si adotta una norma interpretativa per cui quando è stata superata la metà dell'anno questo viene considerato come un anno intero. Per i senatori la dead-line sarebbe stata dunque il 15 giugno. Alla Camera, mi dicono, a causa dell'interpretazione che viene data la pensione matura invece dopo due anni e un giorno». Di qui la disputa sulle date. L'attuale legislatura è iniziata il 28 aprile del 2006 e quindi i due anni e un giorno maturerebbero il 29 aprile.

Ma votando il 6 di aprile questo rischio sarebbe scongiurato perché per legge la prima seduta del nuovo Parlamento deve essere convocata entro venti giorni dal voto, e quindi entro il 26 aprile. Facendo slittare di una settimana le elezioni, e ipotizzando l'indizione della prima seduta dal 29 aprile in avanti, il diritto sarebbe invece raggiunto. Il Consiglio dei ministri, sarà un caso, ha stabilito che la prima riunione del prossimo Parlamento avrà luogo appunto il 29 aprile.

Immediata la smentita dei questori che invece confermano le nostre ipotesi per cui il vitalizio sarebbe maturato il 27 ottobre 2008. Ecco cosa hanno risposto:

«La notizia in questione non corrisponde a verità», hanno affermato i questori. «In proposito – hanno aggunto - si ricorda che il requisito minimo di 2 anni e 6 mesi di effettivo mandato, richiesto dalla normativa vigente, sarebbe stato conseguito dai parlamentari alla prima legislatura il 27 ottobre 2008. Pertanto tali parlamentari, se non saranno rieletti, non potranno maturare il diritto all’assegno vitalizio. Si rammenta infine che, a partire dalla prossima legislatura – hanno concluso i questori - il diritto all’assegno vitalizio si conseguirà dopo 5 anni di effettivo mandato, in conseguenza della riforma approvata dagli Uffici di Presidenza delle due Camere il 23 luglio 2007».

Credete ai questori o a Calderoli

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