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Feb 0819

Fiorello e il voto negato: per il diritto è un "atto di resistenza". Intervista ad Alberto Lucarelli

Pubblicato da Eleonora Bianchini, Blogosfere Staff alle 14:50 in Interviste


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Intervista di Serena Romano del blog La verità dele contrade  

“Stracciate la scheda elettorale nei Comuni in cui il problema dei rifiuti non è stato risolto”. Questo il messaggio inviato da Fiorello attraverso la sua trasmissione radiofonica che ha scatenato un putiferio. La levata di scudi della “casta politica” contro di lui e il suo “demagogico qualunquismo”, infatti, è stata compatta. Invece la posizione di Fiorello e di quanti vogliono protestare in questo modo contro un disastro ambientale che nei fatti non si vuole bloccare, è inattaccabile dal punto di vista del Diritto: lo dimostra Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto Pubblico all’Università Federico II di Napoli e presidente delle Assise della città di Napoli nell’intervista rilasciata al nostro blog.  

“Il cittadino può partecipare politicamente al governo della cosa pubblica, in diversi modi dei quali il voto è solo l’ultimo atto. Ebbene, se il cittadino si rende conto che di fatto non viene reso partecipe delle scelte, come prevede per esempio la convenzione di Aarhus che in Italia è legge dello Stato; se il governo italiano non lo interpella come prevedono anche le direttive europee, tant’è vero che il nostro governo è stata sanzionato per la mancanza di partecipazione dei cittadini alle scelte che lo coinvolgono; se ha la consapevolezza che la classe politica italiana sta trasformando e stravolgendo il diritto alla partecipazione in una semplice ratifica a posteriori di quanto già deciso; se il cittadino, insomma, ritiene che questa classe politica è ormai scollegata dalla base e non lo rappresenta più, ha diritto a non votarla come atto di resistenza”.  

In passato qualcuno aveva proposto di togliere i diritti civili a chi per tre volte non andava a votare…

E’ una bestialità. Nessuna autorità può eliminare i diritti naturali dell’individuo: e poichè il diritto al voto è un diritto naturale, è ineliminabile. Ed è valido anche il suo opposto: cioè il diritto al “non voto” come diritto fondamentale di libertà del cittadino. Questa del resto era la strategia di Gandhi che lo ha reso vincente: “Chi partecipa per me, senza di me, è contro di me”. Per cui non votare persone che non fanno l’interesse del cittadino e calpestano i suoi diritti è una maniera civile e corretta per fare pulizia.

Oggi la maggior parte dei comitati di cittadini conoscono bene la direttiva di Aarhus che i politici evidentemente ignorano. Come si può fare per fargliela rispettare?

Fra gli strumenti legislativi ordinari a disposizione del cittadino c’è la legge 241/’90 che introduce il concetto della partecipazione del singolo, di associazioni e di tutti i soggetti coinvolti nel procedimento che li riguardano, in contraddittorio con l’ente pubblico.

Il cittadino può discutere dopo che le decisioni sono state prese?
No, ha diritto di farlo prima e durante. La legge 241 pone chiaramente le basi di questa partecipazione che viene rafforzata attraverso il recepimento della convenzione di Aarhus: il cittadino deve partecipare proprio alla fase elaborativa di un piano o di un progetto sennò, a cose fatte, si trova davanti un pacchetto confezionato con decisioni tecniche e impegni già presi che porta già in sé i germi della conflittualità. Cioè, la protesta “ex post” che è la negazione di quella partecipazione che presuppone, invece, studio e informazione anche da parte del cittadino.

Qual è la differenza pratica fra il cittadino di una nazione che gli riconosce il diritto alla partecipazione e quella che glielo nega?

Dover subire decisioni sbagliate, prese per favorire interessi particolari anziché della collettività. Del resto è proprio questo il passaggio dall’uomo primitivo – destinatario ignorante, che subisce decisioni calate dall’alto – all’uomo “civicus” consapevole dei diritti e dei doveri che trovano riconoscimento, attenzione, non solo nella Legge, ma nel Diritto che è al disopra della legge.

Cosa significa sul piano concreto?

Che anche se un diritto non è sancito dalla legge italiana, va rispettato ugualmente se è previsto per esempio, dal Diritto internazionale. Nel caso della convenzione di Aarhus è sia legge dello Stato italiano che Diritto: e come tale inattaccabile anche sul piano dei principi e dei comportamenti che ne derivano.

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