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Ratzinger e Don Gelmini, il caso politico di cui nessuno parla. Intervista a Lucia Vania Gaito

Eleonora Bianchini avatar Martedì 1 Aprile 2008, 07:00 in Italia di Eleonora Bianchini

viaggionelsilenzio.jpgNel giorno del rinvio a giudizio di Don Gelmini, sui giornali si parla di una rete politica di copertura che lo avrebbe protetto per molti anni. I nomi in chiaro sono Silvio Berlusconi, Taviani e Imposimato.

E' una patata bollente che in campagna elettorale dovrebbe scatenare una bufera, eppure tutto tace. Ne abbiamo parlato con Vania Lucia Gaito, traduttrice del documentario Sex crimes and the Vatican e autrice del libro inchiesta sulla pedofilia nel mondo cattolico Viaggio nel silenzio (Chiarelettere).

Vania, com'è possibile che nessuno parli del rinvio a giudizio e dei nomi eccellenti?

Questa è, immagino, una domanda retorica. Credo infatti che da molto tempo ormai siamo tutti abituati a cose di questo genere.

vaialucia.jpg Specialmente in periodi caldi come questi, in campagna elettorale, patate bollenti di questo genere, vere e proprie bombe in tutti gli altri paesi che si definiscono, come il nostro, democratici, vengono sapientemente disinnescate dalla stessa politica attraverso il sistematico controllo dell’informazione.

In Italia il coinvolgimento della politica nella vicenda Gelmini è incredibilmente passato inosservato. In un altro paese, invece, ci sarebbero state reazioni.

In un qualsiasi altro paese ci sarebbe stato quanto meno un impeachment, invece in Italia si tace, o al massimo si grida al complotto. Lo si grida sempre. A sentire certi esponenti politici, ci sono sempre fantomatiche toghe rosse pronte ad attaccarli. E gli italiani sono un popolo abituato a bersi di tutto. Perfino le più smaccate e clamorose menzogne.

Aggiungo che la Freedom House, che ogni anno stila un rapporto sul livello di libertà democratiche in ogni paese del mondo, ci classifica fra i paesi “semiliberi in fatto di libertà di stampa. Per qualsiasi delle attuali compagini politiche risulta molto rischioso entrare nel merito di problematiche così scottanti, soprattutto in questo caso dove ad essere coinvolte sono proprio le gerarchie ecclesiastiche, inimicandosi le quali si è consapevoli di perdere un gran numero di voti.

L'inchiesta su Don Gelmini è un caso eccezionale o solo la punta dell'iceberg?

Una ex vittima, Marco Marchese, che ha fondato un’associazione in difesa delle vittime, l’Associazione per la Mobilitazione Sociale, riferisce che su 50 casi seguiti, 15 sono vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti. Moltissime testimonianze sono giunte anche a Bispensiero, il sito con il quale collaboro.

Una enorme parte di questo fenomeno è sommersa, non viene mai neppure denunciata. Per farle un esempio, don Bruno Puleo, il sacerdote che abusò di Marco, abusò di altri sei ragazzi. Durante le indagini i sei ragazzi rilasciarono alla procura le loro deposizioni, ma non sporsero mai denuncia.

Molte vittime si vergognano, si sentono in colpa, vivono nel silenzio e nell’orrore quanto gli è accaduto. Nel mio libro ho cercato di approfondire le motivazioni di tale silenzio, anche dal punto di vista psicologico.

Quanto pesa la politica nella difesa dei crimini di pedofilia e di abusi del mondo cattolico? Quali sono le responsabilità di destra e sinistra? Si potrebbe ipotizzare la stessa rete di copertura per Don Gelmini a sinistra?

Non vedo grande differenza fra gli esponenti politici della destra e della sinistra in Italia. Ad ascoltarli parlare, a leggere i programmi, non si notano differenze. L’atteggiamento di strenua difesa delle gerarchie cattoliche è assolutamente bipartisan.

Qual è  la posizione di Ratzinger in merito alla difesa delle vittime e alla denuncia dei reati?

Questo è un argomento piuttosto complesso, difficile da spiegare in poche frasi. L’impressione che io ho avuto è che esista una doppia chiave di lettura dei documenti ecclesiastici riguardanti i crimini sessuali, cioè il Crimen sollicitationis e il De Delictis gravioribus.

Il primo, risalente al 1962, pur non essendo stato emanato da Ratzinger, è stato per lunghi anni applicato dalla Chiesa. In particolare da parte della Congregazione per la dottrina della fede, per tutto il tempo in cui l’alloraCardinal Ratzinger ne è stato il capo. Il secondo documento, invece, firmato proprio da quest’ultimo, nel richiamare espressamente il “Crimen”, vi aggiunge del nuovo: la Congregazione avoca a sé (a Roma) tutte le cause di abusi sessuali nei confronti di minori, assumendosi, dunque, direttamente la responsabilità della gestione del problema. Nel documento si dichiara esplicitamente che tali casi sono coperti dal segreto Pontificio, pena la scomunica.

Il Vaticano, per bocca dei suoi portavoci, sostiene che si tratta semplicemente di procedure interne, riferite solo alla trattazione del fenomeno da parte della Chiesa, che nulla hanno a che fare col dovere civile di denunciare anche alla procura un abuso subito. Tuttavia mi risulta incomprensibile come ciò possa avvenire quando alla vittima stessa viene fatta giurare la segretezza, pena la scomunica. E questo è solo un esempio, in sintesi, delle incongruenze da me riscontrate, che ho analizzato anche nel libro.

C'è una parte della politica italiana o dell'opinione pubblica che punta ad occultare ancora questi reati?

Purtroppo, da parte dei vertici della Chiesa, vige tuttora un doppio codice morale, da falsi perbenisti. Cristo stesso definiva “sepolcri imbiancati” coloro che mettevano in atto simili comportamenti: a parole si tiene un atteggiamento tutto improntato all’etica, al bene, alla morale; diverso è quando si viene direttamente coinvolti nei fatti. Quando si parla di abusi sessuali o di pedofilia, si dimentica spesso che non si tratta solo di un “peccato” ma di un reato. Prendendo ad esempio le ben note dichiarazioni di Messori in proposito penso che non siamo lontani dal poter ravvisare gli estremi dell’apologia di reato.

Sugli abusi nella Chiesa, come è cambiata l'Italia negli ultimi anni?

Si comincia a parlarne. Se non altro è un inizio. In ogni caso per la gente comune, cattolici e non, è un fatto intollerabile.

Sex Crimes and Vatican: gli altri paesi ne sono usciti indignati. In Italia quali sono state le reazioni?

Ovviamente, molti hanno gridato all’anticlericalismo. Le testimonianze riportate nel video venivamo minimizzate come “casi isolati”, sebbene sia chiarissimo che il fenomeno è diffusissimo e non si tratta affatto di casi isolati. In ogni caso, tranne che a parole, nei fatti si è continuato a non mostrare alcuna vicinanza nei confronti delle vittime.

Paradossalmente, sono finiti sul banco degli imputati gli autori del documentario, le persone che hanno reso la loro testimonianza, io stessa che l’ho sottotitolato e l’ho messo in rete, Santoro che lo ha trasmesso. Eravamo, secondo molti, colpevoli di aver suscitato scandalo. Perché il vero scandalo sembra sia parlare apertamente, denunciare apertamente quanto avviene nel buio delle sacrestie, e non lo scempio bestiale che si fa e si continua a fare di migliaia di piccole vite condannate a subire in religioso silenzio.

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4 commenti
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25 Nov 2010
alle 21:10

Aigon

Si sente sempre più sicura la PIOVRA del crimine dei colletti, abituata a pararsi il culio con depistaggi, o corrompere giudici e magari loro confratelli di mille "battaglie", oppure commissionare "sparizioni", e quando non basta, fare una legge su misura, oppure porre il veto con il "segreto di Stato". Bella quest'Italia di mafia e crimini vaticani, che con "fratelli" politici condividono "affari" monetari con le mafie e "pruriti pedofili". Quando decideremo di mandarli al confino?

3
31 Gen 2010
alle 18:33

egeo carapucci

Atti Parlamentari ---- 3701 ---- Camera dei Deputati ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

X LEGISLATURA ----- DISCUSSIONI ----- SEDUTA DEL 27 FEBBRAIO 1989 ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

FACHIN SCHIAVI, DONAZZON, COLOMBINI, TADDEI, BERTONE, BEEBE TARANTELLI, LEVI BALDINI, FINOCCHIARO FIDELBO, BERNASCONI,BARGONE, MONTANARI FORNARI, MAINARDI FAVA, PELEGATTI, MONTECCHI, MIGLIASSO, MINOZZI, RIDI, GRILLI, BEVILACQUA, DI PRISCO, FRACCHIA, GASPAROTTO, BIANCHI BERETTA, FACCIO E GHEZZI.----

Al Ministro delle poste e telecomunicazioni. ---- Per sapere se è a conoscenza che tra gli << affidavit >> inviati da trentasei notabili triestini al magistrato statunitense con i quali si attesta la rispettabilità sociale dell'imprenditore triestino Alessandro Moncini, reo confesso di aver spedito negli Stati Uniti materiale pornografico avente per soggetti bambini, figurano le dichiarazioni del giornalista Renzo Corazza e del giornalista capo servizio Augusto Re David della sede RAI di Trieste. Poiché dal testo delle lettere dei due giornalisti --- copia di sei delle lettere inviate, tra le quali quelle dei succitati giornalisti, è stata pubblicata su Il Gazzettino del 29 settembre 1988, a pag. V dell'inserto del Friuli – emerge chiaramente che la loro testimonianza circa la condotta irreprensibile dell'uomo e dell'imprenditore viene resa al giudice ai fini di una riduzione della pena e poiché, grazie all'intervento dei garanti, il Moncini è stato condannato ad un anno ed un giorno di reclusione, gli interroganti chiedono al ministro di conoscere se gli consti che i suddetti giornalisti abbiano fatto valere la loro qualifica di giornalisti della televisione di Stato per influire sulle vicende giudiziarie e per mitigare la severità prevista per un atto così nefando. (4-08735

Risposta. – La concessionaria RAI, interessata in merito a quanto rappresentato dall'interrogante, ha comunicato che effettivamente i relatori della sede regionale di Trieste – Augusto Re David e Renzo Corazza – hanno scritto, su richiesta dell'avvocato difensore dell'imprenditore Alessandro Moncini, una lettera in cui testimoniavano su alcuni aspetti della vita pubblica del medesimo, in base alle loro personali conoscenze. I due, ha proseguito la concessionaria, hanno riferito di conoscere l'imputato quale imprenditore industriale, pilota internazionale di rally, presidente della Triestina calcio società per azioni. I medesimi si sono, altresì qualificati come giornalisti della RAI essendo questa la loro professione.

Il Ministro delle poste e delle telecomunicazioni: Mammì.

Oltre a questa seduta del parlamento mi piacerebbe veder pubblicato gli affidavit dei compagni di merende mandato al giudice americano che incarcerò il pedofilo.

2
12 Gen 2009
alle 17:52

Elda

queste persone che si definiscono ministri di Dio non sono altro che rappresentanti del loro unico dio e padre satana il diavolo il quale cerca di sviare come fanno loro l'intera terra abitata,vestiti con manti d'agnello ma pieni di menzogna,i fatti lo dimostrano.possono avere tutta la conoscenza della bibbia ma non hanno la cosa più importante l'intendimento di queste sacro scritto perchè Dio con loro non centra assolutamente niente.

1
02 Apr 2008
alle 15:55

egeo carapucci

Non se ne parla mai abbastanza, e la nostra classe digerente?  A Trieste nel 1988 è stato inviato un affidavit a favore del pedofilo internazionale Moncini arrestato a New York, dal giudice che l'aveva messo sotto chiave. L'affidavit sottoscritto dall'allora vescovo di Trieste, da notabili personaggi, e per giunta anche da un magistrato, e da associazioni oscure. Non si è più parlato di questa storia. Tutti collusi? Ciao

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