Il Che Guevara del Pigneto: Dario Chianelli e una questione privata. Nè di destra, nè razzista

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A inizio legislatura disse Renato Brunetta: Colpirne uno per educarne cento. Si riferiva ai fannulloni di Stato che fino a oggi hanno goduto di privilegi tanto discutibili quanto assodati. Bene, ora le cose cambieranno.

Brunetta cita Mao e poco dopo al Pigneto Dario Chianelli sceglie la giustizia fai da te contro la microcriminalità. Chianelli, meglio conosciuto come Ernesto, non è fascista, tant'è che ha il Che tatuato sul braccio (che si starà rivoltando nella tomba, pensa Trentennedisperata). E se stavolta il naziskin fosse di sinistra?, riflette Liberopensiero.

Forse è vero, ma chiamarlo naziskin ripiega sull'ideologia più che sulla realtà del Pigneto (e di molti altri quartieri italiani). E nel raid, c'era anche un ragazzo di colore.

Grazie a Chianelli, viene sdoganato anche il pregiudizio della destra  razzista. Felice come una pasqua legnostorto che rompe gli argini: da una settimana ci stanno inondando di titoli, reprimende, allerta democratici, diffide, peane: il governo Berlusconi sta scatenando la canea contro gli immigrati, il raid xenofobo e nazista del Pigneto, la distruzione del bar di un extracomunitario, ne è la prova. Balle, Balle. Balle. E falcodestro sbeffeggia la bufala delle svastiche inventata dalla sinistra.   

In una foto su Repubblica Chianelli abbraccia un immigrati del quartiere, che gli manifestano solidarietà.

Anche loro sono stanchi della microcriminalità dilagante, dei cingalesi che zitti zitti nei loro negozi nascondono mazzette da migliaia di euro per coprire il traffico di droga dei magrebini. Solo i cingalesi sono al di sopra di ogni sospetto e non attirano l'attenzione delle guardie. Immigrati, fascisti e rossi, ormai non fa più differenza. La difesa del territorio dalla criminalità è cosa privata, oltre le ideologie o la retorica condanna della xenofobia.

Nessun razzismo, a differenza di quanto sostiene la sinistra; fosse stato un milanese a rubare il portafoglio, Chianelli lo avrebbe rincorso allo stesso modo. Gli italiani preferiscono farsi giustizia da soli, stanchi delle finte promesse della sinistra radicale e moderata, sempre più molle. Fatti, non Pigneto, scrive Pensatoio.

Veltroni preferisce liquidare l'episodio con un volto compassato: attenzione, si sta fomentando un clima di intolleranza che non va bene. Walter, ma sei mai stato al Pigneto negli ultimi 10 anni? 

Chianelli non è naziskin, non è comunista e non è fascista; usa le sue mani dove lo Stato è assente. Esasperato dal degrado del suo quartiere, risolve da solo la sua questione privata.

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