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"La deriva": Grillo, burocrazia e politica dopo "La Casta". Intervista a Sergio Rizzo

Eleonora Bianchini avatar Giovedì 7 Agosto 2008, 11:35 in Interviste di Eleonora Bianchini
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In Italia ci si indigna ancora, sostiene Sergio Rizzo, giornalista del Corriere e autore insieme a Gian Antonio Stella de "La casta" e "La deriva". Due casi editoriali che hanno scosso l'opinione pubblica e la classe politica; ma all'indignazione non sono seguiti i fatti. Abbiamo discusso insieme a Sergio Rizzo dei paradossi italiani, dagli attacchi alla magistratura alle mille inutili pieghe delle amministrazioni pubbliche (ad esempio l'istituzione dell'UCAS, Ufficio complicazioni affari semplici). Infine, alcune considerazioni sui successi in libreria della premiata ditta Travaglio-Gomez.  

Nonostante lo spauracchio generato dalle migliaia di copie vendute de La Casta e La deriva, i privilegi del Palazzo continuano a dominare la cronaca italiana. Sono saltati i tagli al bilancio del Senato, i deputati hanno rifiutato di documentare le spese per un ammontare mensile di 5.000 euro e Cuffaro è tornato in Parlamento. Come è possibile che questo paese non riesca più ad indignarsi?

Ci si indigna eccome. Credo anzi che l’indignazione sia più forte di quanto sia possibile percepire. Ma questa cosa evidentemente non ha conseguenze. Gli ultimi fatti dimostrano che la politica è totalmente sorda a ogni sollecitazione. E il distacco fra il Paese reale e il Paese politico è ormai abissale.

La politica di oggi non teme più i casi editoriali nè tanto meno le denunce a mezzo stampa. Esiste ancora qualcosa in grado di intimorire la classe politica?

Purtroppo è assolutamente vero e c’è anche una ragione precisa. Differentemente dai Paesi anglosassoni, nei quali la stampa esercita istituzionalmente la funzione di cane da guardia del potere, in Italia l’informazione è percepita come contigua al potere, e spesso è ben più che una percezione: basta guardare tutte le sere i telegiornali, soprattutto quelli pubblici. In quale Paese sarebbe stato possibile affidare il principale servizio sul governo del principale telegiornale a un giornalista notoriamente molto vicino a uno dei maggiori esponenti del maggiore partito al governo? L’unica cosa che possa intimorire la classe politica, com’è noto, è la perdita del consenso. Ma finché il maggior mezzo di informazione, cioè la Tv  (pubblica e privata), sarà sotto il controllo dei partiti o di singoli uomini politici…

La deriva italiana: possiamo identificare l'inizio in un momento preciso?

Un momento preciso non esiste. Ma la palla ha cominciato a rotolare lungo il piano inclinato a metà degli anni Settanta, quando il sistema politico si è fatto arrogante e ingordo. Non a caso è quello il periodo in cui scoppiano i casi più eclatanti di corruzione: i fondi neri dell’Iri, il caso Eni-Petromin, il caso Lockheed. Lì inizia anche la degenerazione della nostra economia. Regole sempre più opprimenti, un sindacato che smette di fare il sindacato per diventare sistema di potere, una pubblica amministrazione sempre meno efficiente e assistenzialista, un sistema universitario con buchi sempre più evidenti.

L'unica reazione agli sprechi e alla Casta sono state le manifestazioni dell'Italia dei Valori e di Beppe Grillo. Perchè a destra o nel Partito democratico si continuano a tollerare la routine di sprechi e ingiustizie a danno dei cittadini?

Perché così fan tutti. E non c’è ragione di cambiare. Il punto è che i partiti e gli uomini politici che li controllano identificano ormai se stessi con la Democrazia. Mentre la Democrazia, com’è noto, è un’altra cosa.

Ne La deriva descrivete un paese pieno di paradossi, specie a livello burocratico. Fra gli apparati più insensati e divertenti, ad esempio, citiamo l'Ucas, l'Ufficio complicazioni Affari semplici, in cui gli addetti pubblici sono assunti per complicare i problemi. E anche nei sindacati descritti da Stefano Livadiotti emerge un paese affossato nella ridondanza statale. In sostanza, pare che la burocrazia sia la macchina ben oliata che contribuisce alla rassegnazione e all'inattivismo dei cittadini.

La pubblica amministrazione italiana ormai serve soltanto a se stessa. Sopravvivono soltanto alcune pericolose sacche di efficienza.

Cosa ne pensi dei recenti e continui attacchi alla magistratura?

Una vergogna. E non perché la magistratura non abbia difetti. Ma i problemi della giustizia italiana sono talmente grandi che ridurre tutto alla questione personale che riguarda il premier (o meglio, le quattro più alte cariche dello Stato) non è soltanto avvilente: è il modo migliore per non cambiare nulla. Aggiungo che in un Paese normale non ci dovrebbero essere bisogno di uno scudo che protegge contro i magistrati le quattro più alte cariche dello Stato: al contrario, chi ricopre quelle cariche dovrebbe abitare in una casa di vetro. Cosa che oggi proprio non è.

Donne ai margini, anche i politica. I ministri Carfagna, Prestigiacomo, Meloni e Gelmini sono "relegati" ai ruoli tradizionalmente femminili in veste di ministro e Confindustria con Emma Marcegaglia sembra l'unica isola felice. Cosa frena così tanto il nostro paese nello sviluppo delle pari opportunità politiche?

Ogni commento è superfluo. Credo che se volessimo cambiare immediatamente qualcosa, sarebbe sufficiente mettere tutte donne al posto degli uomini nelle cariche di governo e istituzionali. Peggio di loro non potrebbero comunque fare. Ma niente paura, questo non accadrà.

Jacopo Iacoboni su La Stampa ha pubblicato un articolo sull'industria editoriale Gomez-Travaglio, un fenomeno di massa per giovani e delusi dalla politica. Crede che i lettori de La casta e de La deriva siano gli stessi di Travaglio e Gomez?

In parte. I nostri dati ci dicono che La Casta è stato un libro molto diffuso nelle famiglie e anche presso le persone che, a differenza dei lettori di Travaglio e Gomez, non appartengono a una precisa famiglia della politica. Così come anche per La Deriva. E credo che anche questa sia una delle ragioni della grande diffusione che hanno avuto questi libri.

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28 Ott 2011
alle 15:22

Gesualdo Gustavo

Il dovere d’essere intolleranti, intransigenti, inflessibili. di Gesualdo Gustavo

L’epoca contemporanea italiana soffoca sotto il peso dei decenni di parassitismo fannullone ma intoccabile, perché raccomandato.

Il buonismo di maniera, di stile e da salotto ha letteralmente massacrato il sistema paese, ormai asservito a moltitudini di scribi senza conoscenza e di praticoni senza intelligenza.

Un innaturale quanto contorto pensiero buonista ha costruito corsie preferenziali per mediocrità altamente selezionate, la cui unica qualità essenziale sta nella manovrabilità, nella assoluta modellabilità ed asservibilità al pensiero unico buonista:

dobbiamo campare tutti quanti.

Io dico di no.

Io dico che questa selezione durata per decenni ha tirato fuori il peggio possibile da un popolo, quello italiano, che avrà anche tutte le pecche peggiori ed avrà commesso le ignominie più incivili, ma che altrettanto certamente, non appare degnamente diretto, rappresentato e governato.

La selezione nel passato delle classi dirigenti alla direzione, alla rappresentanza ed al governo del paese è stata infatti modulata su specifiche di mediocrità assoluta, di assenza totale di merito, di completo distacco dalla realtà effettiva del paese, creando così un insanabile dualismo fra il paese effettivo e reale ed il paese istituzionale e così selezionato ed ordinamentato.

Uno sfacelo terribile, un fallimento totale, una catastrofe senza via d’uscita.

Tutto è stato concesso alla classe dirigente che ha abusato del potere pubblico in questi decenni di falsa democrazia, di democrazia volontariamente bloccata e distorta:

corruttele, connivenze con le organizzazioni mafiose, abusi di potere, arroganze e superbie di piccole miserie umane straordinariamente difese dalla loro organizzazione in casta, della loro chiusura corporativa autoreferenziale.

Se si valutasse quanto di questo potere pubblico sia passato da genitori in figli e nipoti attraverso concorsi pubblici fasulli e distorti, si avrebbe un quadro maggiormente esemplificativo di questa realtà.

Ma così non può essere, in quanto la casta politica e la casta burocratica, impediscono la diffusione di notizie ed informazioni che possano disegnare il quadro effettivo di come si sia costruito il potere personale di moltitudini di inetti e di incapaci attraverso l’abuso o l’uso distorto del potere pubblico.

Se qualcuno provasse a pubblicare un libro contenente i dati di riferimento parentali nella pubblica amministrazione, si ritroverebbe in breve in una cella carceraria, quantomeno.

La Parentopoli, come Tangentopoli e come ogni scandalo italiano, resta profondamente connesso alla intrinseca natura privata dell’uso e dell’abuso del potere pubblico non può essere pubblicamente esposta, pena la ritorsione dello stesso potere pubblico distorto ed abusato.

In italia, come è ben noto, non vanno in carcere i politici corrotti o collusi con le mafie, ma possono finire in carcere persone assolutamente innocenti che, però, per poter dimostrare la loro innocenza, debbono obbligatoriamente disporre di risorse umane, economiche e finanziarie sufficienti a durare più a lungo di un processo, compresi i livelli successivi e superiori.

Insomma, se siete poveri in canna e senza alcuna raccomandazione e siete nati in italia, sappiate che il vostro futuro non è affatto roseo, e men che meno sicuro.

La chiave di tutto in italia è infatti la raccomandazione, l’essere tutelati e referenziati dalla casta del prepotere pubblico.

In assenza, conviene omettere di pensare, perlomeno ad alta voce, come invece spesso capita di fare a me da questo angolo sperduto del web.

Insomma, per un qualunque futuro migliore si voglia ipotizzare o immaginare per questo malnato e piuttos6to insano paese, l’unica certezza che posso offrire nella prosecuzione di una novazione migliorativa dell’intero sistema di vita reale è quella di un nuovo dovere, un antico ma dimenticato dovere civico e civile, la cui negazione o limitazione produce enormi sfaceli cui tutti noi stiamo assistendo, subendo e pagando.

Noi tutti, oggi più che mai ed in compensazione di un passato incivilmente buonista e affatto buono abbiamo il dovere di essere:

intolleranti,

intransigenti,

inflessibili.

E se qualcuno per questi comportamenti tenuti e mantenuti dovesse stupidamente offendervi con epiteti di intollerante o peggio, di razzista e di fascista, rispondete pure a queste accuse con tutta la vostra intolleranza alla stupidità e alla mediocrità umana, con tutta la vostra intransigenza rispetto alla affermazione della idiozia umana come fatto benefico, con tutta la vostra inflessibilità di fronte alla ragione perduta di esseri umani devastati dall’eccesso di un benessere mai veramente guadagnato, rispondete pure a tutta questa maligna erba che invade e soffoca la esistenza stessa e la continuazione stessa della vita umana su questo pianeta, urlate pure a questa immonda deficienza inumana:

me ne frego!

Oggi più che mai, un tale atteggiamento è utile e doveroso.

Forse sarà anche ingiusto, ma alla luce del risultato finale, esso assume la maggiore rilevanza possibile in termini di giustizia umana, sociale e civile.

Dite loro che non hanno ragione sol perché son tutti chiacchiere, promesse da marinai e distintivo.

Dite loro che sono stati malamente e abusivamente selezionati.

Dite loro che non riconoscete a nessuno che non lo meriti, il diritto di sopraffare le vostre ragioni.

Dite loro, senza alcuna vergogna e senza alcun atteggiamento servile od asservito che, oggi più che mai, voi manifestate volontariamente la univoca volontà di far valere il diritto-dovere di essere intolleranti, intransigenti ed inflessibili di fronte alla loro perduta umanità, certamente troppo costosa, e finanche troppo pesante da tollerare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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