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Pechino 2008: Internet non è libera e il Cio tace. Parla Riccardo Noury di Amnesty International

Eleonora Bianchini avatar Lunedì 4 Agosto 2008, 14:29 in Interviste di Eleonora Bianchini
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Censura e Olimpiadi: ora Internet è accessibile in Cina? E quali sono le responsabiiltà del Cio e della comunità internazionale a fronte della negazione dei diritti civili? A quattro giorni dall'apertura dei Giochi di Pechino abbiamo incontrato Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International e responsabile della comunicazione per la campagna "Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina"

I giornalisti possono accedere ad Internet da qualche giorno e hanno la possibilità di consultare anche il sito di Amnesty International. Una concessione temporanea riservata solo alla stampa?

Al momento sì. Lo sblocco dei siti è un provvedimento temporaneo, applicato in alcune zone di Pechino (prima tra tutte, la Sala stampa olimpica) a favore di una specifica categoria di persone, gli inviati della stampa internazionale giunti nella capitale per seguire i Giochi olimpici. Non riguarda gli oltre 200 milioni di utenti cinesi, per i quali è impossibile accedere liberamente a Internet.

La decisione delle autorità di Pechino, che comunque dovremo monitorare giorno per giorno, ha evitato una brutta figura tanto a loro quanto al Cio e ha dimostrato quanto la "protesta rumorosa" delle organizzazioni non governative e della stampa ottenga maggiori risultati della "diplomazia silenziosa" seguita dal Cio.

Se andassimo in un internet point a Pechino, quali siti potremmo
visitare e quali sarebbero invece oscurati?

Non sappiamo con esattezza da quali altri centri, oltre alla Sala stampa olimpica e agli uffici dei corrispondenti esteri, sia possibile connettersi a Internet in assenza di censura. In ogni caso, lo sblocco è stato parziale. Restano inaccessibili i siti di organizzazioni cinesi ritenute ostili al governo e, se il sito ufficiale di Amnesty International è accessibile, il forum che avevamo pubblicato, thechinadebate.org, per favorire un dialogo anche con gli utenti cinesi sul tema dei diritti umani, non si può raggiungere.

E' giusto che le Olimpiadi siano in Cina? E, soprattutto, la comunità internazionale avrebbe dovuto fare più pressione contro la censura e la negazione dei diritti civili?

Le Olimpiadi sono state assegnate, in modo del tutto legittimo, alla Cina nel 2001. Quell'anno, il Comitato organizzatore di Pechino 2008 si impegnò solennemente, di fronte al Cio, di migliorare la situazione dei diritti umani. Questa è oggi, per Amnesty International, una promessa tradita. Il Cio e la comunità internazionale avrebbero dovuto pretendere che venisse mantenuta. Questo è quello che oggi rimproveriamo loro.

Ci saranno manifestazioni e proteste di Amnesty durante i Giochi?

No. La nostra campagna "Pechino 2008: Olimpiadi e diritti umani in Cina" si ferma il 7 agosto. Questo non vuol dire che non seguiremo con attenzione cosa accadrà, dal punto di vista dei diritti umani, nel corso delle due settimane di Giochi. Naturalmente, finite le Olimpiadi, proseguiremo - temo in compagnia meno fitta rispetto ai mesi scorsi - la nostra campagna per il rispetto dei diritti umani in Cina.

Dopo l'attentato nello Xinjiang pensate ci possano essere altri scontri?

Spero veramente di no. La nostra condanna nei confronti di attentati come quello commesso a Kashgar è netta. Voglio augurarmi che le Olimpiadi, per la visibilità che comportano, non diventino lo stimolo per azioni violente. Di certo nello Xinjiang c'è un problema grave di violazioni dei diritti umani. Ma segnalarlo al mondo uccidendo decine di persone è inaccettabile.
 
Che atmosfera si respira a Pechino a pochi giorni dall'inizio dei giochi?

Dal punto di vista dello smog, si respira veramente male, ci dice chi sta lì. Tornando ai diritti umani, pare in queste ore la repressione e la pulizia sociale dei mesi scorsi abbiano funzionato davvero bene. Gli attivisti per i diritti umani, infatti, sono stati ridotti al silenzio.

Cosa cambierà dopo le Olimpiadi per i cinesi? Potranno essere la chiave di volta per il riconoscimento dei diritti civili?

Da una parte non sono ottimista. Ogni volta che sento dire, da parte delle autorità cinesi, del Cio, dei governi che le Olimpiadi non erano il momento buono per premere sui diritti umani, mi chiedo: quando mai sarà un momento buono? Però credo anche che le Olimpiadi abbiano contribuito ad aprire la Cina al mondo, a dare a questo paese un ruolo di primissimo piano sulla scena mondiale: questo comporta responsabilità e obblighi globali, anche in tema di rispetto dei diritti umani.

Forse tra il governo cinese e Amnesty International potrà avviarsi un dialogo franco sui diritti umani. Se tutto questo porterà alla fine della pena di morte e della tortura, all'abolizione della rieducazione attraverso il lavoro, alla piena libertà d'informazione e al riconoscimento del ruolo fondamentale dell'azione dei difensori dei diritti umani, non possiamo ancora dirlo.

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