Pornografia online e abusi sui minori: il mondo della pedofilia è sempre più oggetto di inchiesta giudiziaria e giornalistica. Ferruccio Pinotti e Carlotta Zavattiero hanno scritto a quattro mani "Olocausto bianco" (Bur, 12.50 euro) che raccoglie la testimonianza delle vittime, incluso l'attore Luca Barbareschi, e dei pedofili condannati, analizza le carte processuali e i casi di cronaca, con una particolare attenzione alle differenze tra il mondo cattolico e quello protestante. Ne abbiamo discusso insieme alla coautrice Carlotta Zavattiero.
Nel libro descrivete la pedofilia come “la piaga del terzo millennio”, dominata da una lobby potente. Chi è parte di questo circolo di potere?
Piacerebbe a molti individuare un gruppo responsabile di questa “piaga” del terzo millennio: una cerchia ristretta di persone con il potere, sia economico che culturale, di gestire la pedofilia traendone vantaggi, sessuali ed economici. Ma la realtà è diversa. Ecco la ragione per cui abbiamo volutamente utilizzato il termine “piaga”: non esiste classe sociale immune da questo problema. Il pedofilo può essere il pastore come l’insegnante, l’allenatore, l’industriale che viaggia in jet personali o semplicemente il padre di famiglia.
Seminari e scuole cattoliche sono in molti casi l’alveo di episodi di pedofilia nascosti, come è successo a Luca Barbareschi e ad altre vittime di abusi che riportano la loro esperienza in “Olocausto bianco”.
Qual è invece la penetrazione della pedofilia negli ambienti di potere, dalla politica all’industria?
Stabilire con precisione il livello di penetrazione della pedofilia negli ambienti che contano potrebbe essere addirittura “impossibile”. In Olocausto bianco (Quinta parte, pedofili in carcere), emerge chiaramente quanto il pedofilo sia il soggetto sociale più disprezzabile e disprezzato, da relegare nell’isolamento infernale di un girone dantesco. Mi spiego meglio: è noto che un certo lassismo sessuale sia abitudinario in certi ambienti altolocati. Orge, festini a base di sesso, droga, eccetera si fanno. Ed è un fatto.
E seppure questi ritrovi siano fatti tra persone maggiorenni, restano sempre nell’ombra. Circolano solamente voci. Figuriamoci quando e se in tali ritrovi siano coinvolti dei minorenni, quale sia il livello di precauzioni prese per evitare fughe di notizie che avrebbero ovviamente effetti esplosivi e dirompenti. Casi come quello di Lapo Elkann ne sono un esempio. Il ragazzo cerca ora in tutti i modi di riabilitarsi agli occhi della società e nella sua storia non c’era un coinvolgimento di minori. Lascio intuire cosa potrebbe accadere con la pedofilia.
Per molte associazioni a difesa dei bambini e delle vittime degli abusi l’intervento di Ratzinger in Australia sulla pedofilia è stato doveroso e apprezzabile, ma non sufficiente. Cosa ne pensi?
I tre aggettivi usati sono quelli giusti: l’intervento è stato effettivamente doveroso, apprezzabile, ma non sufficiente. I reati continuano, le vittime aumentano. Azioni conseguenti a buone intenzioni, bei discorsi, non sempre vanno di pari passo. Ma è un comportamento tipico del genere umano, da accettare. È difficile conciliare sempre il bel dire con il bel fare. Può essere quasi una questione di Dna: non si diventa Giovanni Falcone, ci si nasce. Ma si può comunque cercare di cambiare le cose. Ci vuole volontà e non tutti la esercitano.
Danni e risarcimenti: nei paesi protestanti le vittime ricevono ingenti somme, mentre nei paesi cattolici prevalgono cifre ridicole, accompagnate da un diffuso pentitismo e dal frequente occultamento dei fatti (es. spostamento di parrocchia dei sacerdoti pedofili). Come si giustificano queste differenze?
Sono differenze di carattere essenzialmente culturale oltre che storico, che hanno a che vedere con una diversa visione della sessualità. Quella cattolica (religione che conosco meglio perché sono cattolica anche io) è repressa e colpevolizzante: naturale che ne scaturiscano a cascata atteggiamenti ipocriti, negazionisti dell’abuso e della pedofilia. Maggiore è la “laicità” con cui si affrontano le tematiche sessuali e maggiore è la tutela e la difesa dei diritti di una vittima. Ma sarebbe sbagliato generalizzare: ci sono cattolici con una sessualità sana e altri meno e questo vale per tutte le religioni.
Perversioni come la pedofilia sono problemi individuali, soggettivi che coinvolgono lo sviluppo della sessualità e affettività, delle relazioni con gli altri. Non sempre questo sviluppo avviene in modo armonico e naturale. Dunque non fare di tutte le erbe un fascio, ma nemmeno dimenticare che in certi contesti culturali e ambientali, il sorgere di devianze sessuali è certamente favorito.
Luca Barbareschi racconta la sua esperienza di abusi subiti e su Rignano Flaminio crede che i bambini non possano essersi inventati tutto. Cosa ne pensi?
È una storia piuttosto complessa, confusa, gestita male a livello processuale ed egregiamente a livello mediatico. Con il tempo non si arriva alla chiarezza e la vicenda diventa sempre più intricata. Penso che si resterà sempre in una fase di “dubbiosa sospensione”.
A livello epidermico, si tratta dunque di opinione personale, sento che la presenza di certi soggetti diano a tutta la storia un qualcosa di falsato. Non sono in grado di stabilire la veridicità degli abusi; penso che i bambini coinvolti abbiano certamente subito uno stress fortissimo durante le varie fasi della vicenda. In questo senso invito a leggere il libro di Claudio Cerasa (Ho visto l’uomo nero) esclusivamente dedicato a Rignano. Se io fossi uno di quei genitori, per il bene di mio figlio, mi rinchiuderei nel silenzio anonimo di una sana normalità.
Anche su Don Gelmini si è alzata una cortina di ferro in sua difesa, sia da parte del clero che della politica e finora soltanto Vania Gaito in “Viaggio nel silenzio” ha portato avanti un'indagine documentata sui suoi trascorsi. Perchè vige ancora un così forte senso di omertà?
I due casi citati, Rignano Flaminio e Don Gelmini, sono effettivamente due vicende che pur avendo avuto una eco nazionale vasta e durevole, mancano in Olocausto bianco. Non è una svista, ma una scelta consapevole, perché il libro è nato con la precisa intenzione di riempire un vuoto informativo sulla pedofilia. E l’obiettivo è stato raggiunto. Il lettore che cerca sensazionalismi, colpi di scena su fatti che coinvolgono personaggi di spicco, in Olocausto bianco troverà molto di più. Perché arriverà a diffidare o ad interrogarsi sul comportamento del marito, dell’appassionato di viaggi in Estremo Oriente che conosce (o crede di conoscere) da una vita, del fidanzato, del datore di lavoro, dell’insegnante del figlio, del commesso esperto di computer, del sacerdote al quale ha affidato la figlia o il figlio per la preparazione alla Comunione o per il campeggio estivo.
Parliamo di pedopornografia. La maggior parte dei server sono negli Stati Uniti e la mancanza di accordi internazionali non consente un controllo reale sullo scaricamento di materiale illecito. Dietro a tutto questo si nasconde, come sempre, il profitto. Quanto incidono i guadagni delle banche derivanti dalla pornografia sulla mancanza di accordi multilaterali?
E chi può dirlo? Come si fa a stabilire che tot milioni di euro derivano dai proventi del mercato pedopornografico? O della prostituzione minorile? O di altri traffici illeciti come armi, droga? Il denaro è sporco, ma le banche sono luoghi asettici: pecunia non olet.
Qual è stato l’incontro più sconvolgente che ricordi durante la stesura del libro?
È stato l'incontro con una fotografia. Quella di una bambina di due anni. Non la descrivo, mi limito a dire che il carabiniere che me l’ha mostrata (uno che ha fatto la guerra in Libano, descritta, tanto per capirci, in Insciallah di Oriana Fallaci, che conobbe durante la missione) mi ha riferito di non avere mai visto una cosa più orribile. Perché è vero che una fotografia è un istante materializzato. Ma la realtà che descrive ha un prima e un dopo reali.
ascolta conosci nel dettaglio la storia di questi bambini? O conosci meglio quelle delle maestre? Innanzi tutto non ti ho detto che è la magistratura che sostiene le menzogne e tantomeno che le ha diffuse, ma la diffusione è venuta da ben altre fonti,ti ho semplicemente detto che delle cose che ha scritto stavano sulle ordinaze e no come ha voluto far credede lui che stavano sui giornali, poi io parlavo di altre cose che ha scritto che non sono assolutamente vere , che non ti sto qui a dire, ma come ti ripeto se conosci il caso nel dettaglio, e dipende da quale parti lo conosci, dovresti saperlo. Poi sappi che per quanto mi riguarda io non ce lo con cerasa o altri giornalisti ma dovrebbero soltanto essere più puliti quando scrivono e non tergiversare le situazioni.
Quindi è la magistratura in primis a sostenere le menzogne e la loro diffusione? E quali sono nello specifico le menzogne di Cerasa?
eleonora innanzitutto ti posso assicurare che cerasa a scritto quel libbro con l'inganno poteva evitare di pubblicare i nomi dei genitori, e poi a scritto anche tante menzonie e di quello che dico ne sono sicura al 1000 per mille, anche perchè tante cose che sui giornali non sono mai state scritte e stavano scritte solo sulle ordinanze quindi è stato aiutato sicuramente da qualcuno che non erano i genitori e ti lascio immaginare chi sia.
Mi scuso se ho risposto al posto di barby ma mi sono sentita in dovere di farlo perchè sono ha conoscenza dei fatti meglio di chiunque altro, quindi dico che prima di parlare e giudicare bisogna essere a conoscienza dei fatti,e concludo dicendo che mai nessuno a detto che le maestre sono delle pedofile.
Barby, cosa si poteva risparmiare Cerasa?
volevo rispondere a carlotta, è facile parlare dall'esterno quando non si è coinvolti, le dico che il libro di cerasa l'ho letto e a mio parere se lo poteva anche risparmiare come si potevano risparmiare tante cose i giornalisti, quinqui cara carlotta le vorrei far provare anche solo per un giorno a mettersi nei panni dei genitori e provare il dolore la disperazione che stanno provando loro,poi se ne riparla
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alle 10:55
Eleonora, Blogosfere Staff
"Poi io parlavo di altre cose che ha scritto che non sono assolutamente vere, che non ti sto qui a dire".
Se vuoi spiegarcele, e ne saremmo ben contenti, qui hai lo spazio per farlo. Per quanto riguarda conoscere del dettaglio la storia dei bambini: sì, ma la differenza la fa chi racconta la cronaca del caso specifico.