Fascismo relativo: i ragazzi di Salò di La Russa sono come i partigiani e i talebani

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Di Eleonora Bianchini  

Non ricordo nessun episodio di pari intensità istituzionale. Finalmente, dopo decenni di soporifere celebrazioni formali dell'8 settembre si arriva allo scontro fra le alte cariche dello Stato. Non più scontate prese di posizione, dichiarazioni buoniste per avviare il dialogo - locuzione abusata nella politica postmoderna italiana senza alcun riscontro reale. E oltre ai peli sulla lingua se ne va anche la comune condivisione di valori che credevamo raggiunta con l'avvento della democrazia e la proclamazione della Repubblica.

Ieri è tornata alla ribalta la dicotomia fascismo-antifascismo: sapevamo che negli ambienti di Alleanza nazionale serpeggiasse ancora un certo orgoglio per gli eroi repubblichini ma credevamo che la (ri)lettura storiografica non fosse più cavallo di battaglia dei nostri Ministri. Ci siamo sbagliati.

Dopo Fiuggi, l'outing di Fini sul male assoluto e la condanna della dittatura fascista, si leva un coro di boria storica dagli ambienti di destra. 

Abbiamo sentito il Ministro della Difesa dire che la Resistenza, in Italia, non l'hanno fatta solo i partigiani ma anche i ragazzi di Salò, scrive Tiziano Scolari. Come se gli uni non fossero in guerra con gli altri. Poi abbiamo sentito il sindaco di Roma dire che l'unico errore del Fascismo sono state le leggi razziali, come se tutto quello che c'è stato prima non sia servito a prepararle.

Ieri la Russa esaltava Salò e subito dopo Napolitano, seduto al suo fianco, infilava il Ministro con l'elogio dei partigiani. Il migliore commento dell'episodio è senza dubbio quello di Davide Romano che scrive:

La Russa dovrebbe stare attento a fare confusioni pericolose. Anche chi ha ucciso i nostri militari a Nassiriya "dal suo punto di vista combatteva credendo nella difesa della Patria". Se il ministro La Russa ama la propria Patria, e se ha un minimo rispetto dei nostri ragazzi che oggi combattono in Afghanistan, eviti di confondere le acque tra chi combatte per la democrazia e chi per distruggerla. O, per meglio dire, tra chi le teste vuole contarle e chi, invece, vuole tagliarle.

Credo che i posteri abbiano già sentenziato; e che al revisionismo storico preferiscano la storia.

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