Wall Street, siamo all'11 settembre: Bush fallisce, tornano Dumas e Wolfe. Poveri, siate felici

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La finanza mondiale va a rotoli. Ieri Wall Street ha avuto un calo del 7% e ha chiuso con il risultato più negativo dall'11 settembre. Americani ed europei preparatevi alla grande crisi: già con il fallimento di Lehman Brothers e il salvataggio in extremis di Fanny Mae e Freddy Mac sapevamo di non poterci aspettare any good news per le settimane a venire. In realtà è molto peggio.

Bush ha proposto un piano di salvataggio. Ecco l'epilogo: come riporta Mutuiok, la Camera ha bocciato la prima tranche di aiuti pari a circa 250 miliardi di dollari. Il piano totale si aggirava su aiuti per circa 700 miliardi di dollari che dovevano limitare l’onda d’urto della crisi dei mutui subprime. Il crollo delle borse europee è stato inevitabile, bruciando 320 miliardi di euro. In Italia Piazza Affari ha perso quasi il 5%. 

Ma come è potuto accadere il tracollo? Lealidellafarfalla prova a fare chiarezza: tutto è partito da alcune banche che hanno rilasciato mutui allegramente e altrettanto allegramente li hanno rivenduti ad altre banche, finanziare, operatori di borsa. Hanno rivenduto il credito che avevano con i cittadini e per dare credito al loro credito non hanno esitato neppure, in alcuni casi, a falsificare documenti. Altrimenti molti mutui non sarebbero stati venduti. Ora è difficile sapere con certezza da chi sono stati acquistati questi mutui, ma l’effetto domino dei collassi finanziari è in corso, e ha già trascinato con sé banche statunitensi ed europee. L’effetto della crisi è stato unanime: statalizzare.

Una voragine insomma, con tanto di bocciatura del piano salva finanza proposto da Bush anche se Obama e McCain esortavano i loro ad accantonare la partigianeria. Niente da fare, si ridiscute giovedì. Andrè Glucksmann oggi sul Corriere invita a rileggere Il tulipano nero di Dumas per capire la grande crisi di oggi, Tom Wolfe riesuma Il falò delle vanità e i trader rampanti della finanza creativa, che ragiona su numeri virtuali, come racconta Loretta Napoleoni, perde il contatto con la realtà e finisce per bruciare anni di capitali accumulati. Siamo solo all'inizio.

Volete una buona notizia? Leggete ilmondodigalatea che scrive: Non ho un mutuo, perché non mi posso permettere di pagare le rate. Non ho investito in titoli esteri, perché non avevo soldi d’avanzo. Non ho chiesto finanziamenti, perché colla miseria che guadagno non me li avrebbero mai dati. In tempi di crolli economici, essere già poveri può evitare molte preoccupazioni.

Beati i poveri, quindi.

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