La Strage di Lilli Gruber: ma quali Streghe, sono solo giornalisti

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Di Eleonora Bianchini

Questo posteditoriale del martedì sarà un fulmine, veloce e istantaneo. Troppo noioso occuparsi ancora una volta degli scontri - presunti o veri che siano- tra maggioranza e opposizione; dei bisticci di Di Pietro che risponde alla puntata di Che tempo che fa assediando di dichiarazioni i media contro Veltroni (quale accanimento sparare a un uomo politicamente nel PD morto?); di Berlusconi che interviene a Napoli dopo la Marcegaglia, consegna la relazione che -chissà in quanti e con quanto zelo- gli avevano preparato per cimentarsi in un minishow di cabaret in cui dichiara di essere un napoletano cresciuto al Nord. Ed esce dal cappello magico anche il nome di Apicella.

Niente di tutto questo. Oggi ci occupiamo di quotidiani di carta, di un tragico (immaginiamo la punizione del day after in redazione) e madornale errore. La foto unita al testo dice tutto, non c'è bisogno dell'ennessimo commento. Almeno per una volta accantoniamo l'acredine che scorre copiosa tra (presuntuosi) blogger e (vanitosissimi) giornalisti. Il redattore di Italia Oggi ha scritto un pezzo intitolando "Stragi" il nuovo libro di Lilli Gruber e, non pago, ha architettato persino con una certa fantasia populista i sedicenti contenuti del volume. Peccato che il libro si chiami "Streghe".

Insomma, una volta è colpa di chi posta su Internet (vedi commento di Pietro) e il giorno dopo di chi scrive sulla carta. Buona umiltà a tutti e buon divertimento.

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