Niente fa fare, neanche la politica scappa da Facebook. Sull'onda di Barack Obama, ormai superesperto del web 2.0, i nostri rappresentanti corrono ai ripari e si iscrivono a Facebook. Italia Oggi pubblica un excursus sui politici che hanno la propria pagina nel social network. Primo fra tutti Walter Veltroni che vanta migliaia di contatti tra amici e sostenitori. E poi Stefania Craxi e il suo gruppo anti Cgil, Antonio Palmieri di Forza Italia, Luigi Nicolais fan di Maradona e Renzo Bossi con la schiera di amici padani.
Facebookitalia aveva già evidenziato però quant i nostri politici siano ancora arretrati rispetto agli analoghi d'Oltreoceano. Infatti, Barack Obama ha stabilito un vero e proprio record raggiungendo 1,5 milioni di supporter, risultato che lo porta ad essere secondo tra i personaggi pubblici più amati, subito dopo Michael Phelps, e primo tra i politici di tutto il mondo. Il suo rivale diretto, John McCain, risulta essere ben voluto dalla community di Facebook ma per lui i fans sono “solo” 250 mila. Tra i politici più amati si posiziona molto bene Hillary Clinton con 165.000 sostenitori, seguita dal senatore republicato Ron Paul (95.000 fans) e dalla moglie di Obama, la (probabile) First Lady Michelle Obama.
E i politici italiani? Quasi invisibili.
Il più seguito con 2.600 sostenitori risulta essere a sorpresa Antonio Gramsci. A ruota troviamo Walter Veltroni con 2300 fans e Antonio Di Pietro con 1100. A rappresentare la maggioranza due Ministri: Umberto Bossi con 800 iscritti e Renato Brunetta con oltre 600. Appena 500 fans per Romano Prodi. Per Silvio Berlusconi tantissimi fan club, molti dei quali irriverenti e decisamente poco politically correct.
Antonio Di Pietro su Pubblicaamministrazione.net aveva già sottolineato l'importanza del social network per una politica condivisa da tutti e rimanda al mittente le critiche per la sua massiccia presenza online. Dal suo blog precisa poi il concettto di Internet applicato alla politica.
«Non è un "nuovo" modo di comunicare - spiega Di Pietro - né tanto meno un "canale" di comunicazione, chi lo considera tale sminuisce una rivoluzione storica che ha introdotto nuove forme di relazione, ha rivoluzionato la cultura, ha diffuso l’informazione, ampliato i servizi, contratto i tempi di accesso e di informazione, dissolvendo barriere sociali e distanze tra individui.
Intanto, ho inoltrato a Renzo Bossi la richiesta di intervista via Facebook (dopo essere diventata sua amica, ovviamente). Renzo, aiutaci a sconfiggere il digital divide e rispondici al più presto.
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alle 11:11
Giovanni Talleri
Questa di Gramsci...voleva fare dell'Italia appena riunitasi, dopo secoli, in nazione unica e indipendente, un soviet dell'URSS. Hanno fatto bene a impedirglielo. Come hanno fatto bene ad assisterlo, essendo ammalato, nella clinica privata dove è deceduto. www.giovannitalleri.it