Meglio fascisti che froci, disse Alessandra Mussolini. E se il fascista fosse frocio? Il negazionismo dell'omosessualità nella destra è un argomento ancora poco esplorato, a cui Marco Fraquelli ha dedicato il suo ultimo libro "Omosessuali di destra" (Rubbettino).
Un saggio che ripercorre la costruzione maschia dell'elite totalitaria nazionalsocialista fino ai tentativi di cambiamento dall'interno di Enrico Oliari di Gaylib. Insieme all'autore abbiamo indagato sui DiDoRe di Brunetta, sui partiti più omofobi in Italia e sul ruolo che potrebbero avere politici (Berlusconi e Veltroni) e uomini di spettacolo (Malgioglio, Cecchi Paone e Dolce e Gabbana) per il riconoscimento dei diritti dei gay.
Marco, ripercorri la storia dell'omosessualità a destra, attraversando le alte gerarchie del regime nazionalsocialista. Ne risulta che SA, SS e la Hitlerjugend fossero un pullulare di omosessuali e che il mito della razza si ispirasse all'idea di maennerbund, che inevitabilmente presenta caratteri di ambiguità sessuale. Come si conciliano virilità e omofobia nel nazionalsocialismo con la diffusa omosessualità del movimento politico?
Come spiego nel libro, in realtà omosessualità e virilità non si possono evidentemente conciliare su base naturale. Ma lo si può fare – per così dire ex-post – a livello “culturale”. Ecco allora che per giustificare la convivenza tra i due ambiti si ricorre alla tradizione della pederastia greca e a quella romana (derivante, però, non dal modello greco, fondato su presupposti per così dire quasi pedagogici, bensì dal modello dello stupro tribale, atto cioè di sottomissione da parte del più forte sul più debole).
Mescolando le due tradizioni, enfatizzando le pulsioni misogine, rispolverando le teorie freudiane - per cui è inevitabile che comunità maschili costrette a convivere per lunghi periodi sprigionino pulsioni omoerotiche - si arriva a costruire una sovrastruttura che giustifica la variante militare, o guerriera, dell’omosessualità.
Addirittura, e questo è sorprendente perché si verifica solo nell'ambito della destra, si arriva – ovviamente mi riferisco a casi specifici e non generalizzati – a elaborare teorie pseudofilosofiche che sostengono come l'omosessualità possa costituire un prezioso elemento di selezione di una élite guerriera e di comando.
Il caso dell’omofobia è diverso: lì si tratta di una pura esigenza per così dire di real-politik. L’omofobia, ma lo ha scritto molto bene George Mosse, forse il più lucido analista del totalitarismo e dei sistemi dittatoriali, è un portato naturale della necessità di perbenismo sociale e politico del mondo conservatore in senso lato.
Se poi si considera che tutto l’impianto ideologico nazista si basa sull’idea di razza, quindi di preservazione e di espansione del popolo ariano, è chiaro che l’omosessualità, per definizione estranea al processo procreativo, venga vista come elemento negativo. Ma non solo: viene anche accusata di influenze viziose e corruttrici nei confronti della gioventù. E quindi sottoposta a condanna.
E' stato lo stesso per il fascismo?
Sicuramente no. Almeno per quel che ne sappiamo. Intanto, il Fascismo non ha conosciuto fenomeni tipo i Wandervoegl o la Hitlerjugend. E comunque non ha mai promosso quello che tu citavi giustamente come cultura della maennerbund, ossia della comunità di uomini, chiusa alle donne. Non risulta che Mussolini fosse circondato da gerarchi dichiaratamente omosessuali come Rhoem e i suoi accoliti delle SA. Certo va anche detto che non esistono molte ricerche storiche in questo senso, e che un tratto caratteristico del Fascismo – anche in materia sessuale – fu l’ipocrisia.
Basti dire – come ricordo anche nel libro – che dopo un lungo dibattito, e molti ripensamenti – dal Codice penale (il famoso Codice Rocco) venne espunto, poche ore prima del benestare alla pubblicazione – l’articolo che condannava il reato di omosessualità. Ma non per "liberalismo" del regime, solo perché un tale articolo avrebbe dimostrato al mondo che anche in Italia esisteva il fenomeno omosessuale. E pare che Mussolini stesso, approvando l’eliminazione dell’articolo, avesse pronunciato la famosa frase "In Italia son tutti maschi!"
Quali sono oggi i luoghi di aggregazione per i gay di destra?
Se volessi essere provocatorio mi verrebbe da dire le saune, le discoteche, le chat, i cinema a luci rosse o i luoghi di battuage; insomma, tutti i luoghi tipici di ritrovo dei gay. Ma molti gay di destra si ritrovano anche nelle palestre (per il retaggio dell’omosessualità virile e "guerriera"). Di sicuro non sono luoghi di aggregazione le sezioni di Forza Nuova o Alleanza Nazionale. Se ci fosse ancora Mussolini direbbe "A destra son tutti maschi!"
Dopo le elezioni, su Eco tv sarebbe dovuta partire "Outing – identità svelate", una trasmissione per smascherare i parlamentari omofobi ma omosessuali. In realtà, non è mai andata in onda. Erano già stati annunciati 2 deputati di Forza Italia e altrettanti di Lega nord e An. Chi potrebbero essere?
Non mi presto a operazioni di outing. Come dico nella premessa del libro, io credo che l’omosessualità qualifichi l’orientamento sessuale di una persona e non l’identità. Dunque una sfera assolutamente privata. Che diritto ho io di impicciarmi della sfera privata altrui?
Poi capisco il punto di vista di Grillini, ad esempio, che ritiene giusto fare outing di politici "velati", pubblicamente omofobi. Ma la sua è, appunto, un’operazione politica. Lo stesso Grillini del resto, nel suo libro biografico, ammette che non lo farebbe mai nei confronti di chi non crea alcun problema o attacca il mondo gay.
Combattere a destra per i diritti dei gay. In Italia esiste Gaylib di Enrico Oliari nonostante gli omosessuali siano stati apostrofati come culattoni, finocchi e froci da Tremaglia, Calderoli e Storace. Sembra una battaglia persa.
Quando ero giovane, i "compagni" che migravano dalla sinistra extraparlamentare a quella parlamentare si difendevano dalle critiche degli ex compagni dicendo che volevano cambiare le cose dall’interno. Sono le stesse motivazioni che oggi Oliari e i suoi utilizzano. Nel caso della sinistra – lo riconosco oggi, naturalmente – per fortuna il cambiamento non è avvenuto. Non credo avverrà mai nemmeno a destra.
La sinistra ha fallito con Pacs e Dico e Brunetta ora avanza la proposta, seppur demagogica, dei DiDoRe. Perchè non esiste un reale interesse per il riconoscimento dei diritti gay?
La cosa divertente, o sconvolgente, non è tanto la demagogia dei Didore, è come sono stati proposti. Nell'intervista che Brunettaha rilasciato poco tempo fa a Repubblica, dice il Ministro: Ma sì, è una esercitazione accademica, e poi, per carità, se crea problemi la ritiriamo subito, ci sono ben altre priorità nel Paese…
Sul tema del riconoscimento dei diritti gay sarebbe troppo facile ricorrere al solito tema della cultura cattolica. L’Italia è un Paese moderato. Il perbenismo è nel suo DNA.
Pistola alla tempia. Il partito più omofobo in Italia?
La Lega Nord.
Il partito con più gay?
E’ sempre stata la Democrazia Cristiana (per semplice dato numerico e quindi statistico). Probabilmente, per le stesse ragioni, oggi Forza Italia.
Il partito che non approverà mai i DiDoRe (o Dico o Pacs).
Quello trasversale dei papalini: il PD dei Rutelli, delle Binetti… l’UDC, ecc.
Cosa potrebbero fare questi uomini per i gay italiani? Partiamo da Zeffirelli.
La regia di un Gay Pride?
Dolce e Gabbana.
Ma fanno già tanto… camicie, profumi, borselli…
Cecchi Paone.
Restare sull’isola dei famosi.
Malgioglio.
Eliminare le meches.
Berlusconi.
Per esempio quello che hanno fatto Aznar e Sarkozy.
Veltroni.
Convincere se stesso e i suoi che l’elettorato cattolico è sopravvalutato nei numeri e sottovalutato nella capacità critica.
esilarante, peccato che l'autrice sia una distratta... infatti il tizio di gayilib si chiama enrico e non marco oliari.
bella prova di professionalità, complimenti...
E' una battuta?
ma la gente, pensate un po se si va ad interessare dei gay oppure dei libri che si scrivono su di essi, piuttosto preferisce il giornale dei fumetti
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Eleonora, Blogosfere Staff
@pietro, grazie per la correzione.