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No a Facebook, Dagospia e mail: quando il divieto aumenta l'odio verso la Pubblica Amministrazione

Eleonora Bianchini avatar Martedì 16 Dicembre 2008, 17:39 in PoliticaMente di Eleonora Bianchini
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Lotta a Internet, lotta ai social network. E ora stop alle mail private. Un nuovo regolamento interno del Comune di Torino, in attesa della firma del direttore generale e antifannulloni Cesare Vaciago, vieta ai dipendenti della Pubblica Amministrazione di consultare la mail personale. Le ragioni? Ottimizzare la produttività e schivare i virus. Facebook e Dagospia sono già stati bloccati e ora arriva pure il divieto per la mail. La Stampa riporta con dovizia di particolari le ragioni della scelta e le modalità dell'intimidazione nel caso di invio di @ personali (nessuna caccia alle streghe, assicura l'assessore Borgogno).

Si sa, chi proibisce o vieta altro non fa che aumentare la frustrazione dei propri - in questo caso- dipendenti. Ho vissuto da vicino un'esperienza in una pubblica amministrazione e posso assicurarvi che:

* è inevitabile ricorrere alla consultazione della mail personale o navigare su Internet per abbattere i tempi morti;

* i tempi morti, ahimè, sono tanti;

* nonostante i tempi morti, tutti i dipendenti fanno straordinari (come si fa uno straordinario in un'amministrazione pubblica: si scalda la sedia fino a far scattare l'ora desiderata. Poi si timbra il cartellino e si esce);

* se i lavoratori fossero stimolati e responsabili non vivrebbero interminabili tempi morti e non utilizzerebbero il pc a scapito del loro lavoro;

(** ammesso e non concesso che i dipendenti pubblici sappiano utilizzare un pc)

* gran parte dell'attività cerebrale della dirigenza preposta al controllo e allo stimolo dei dipendenti è impiegata nella formulazione di ricatti politici volti a ottenere:

a. opachi aumenti di stipendio;

b. promozioni; 

c. favori da superiori e sottoposti.

Tanti dirigenti non sanno nemmeno chi devono dirigere e quando lo sanno cercano di svicolarsi dal dovere etico di stimolare il lavoro di squadra. Il che si trasforma in disservizio per il cittadino.

Non è un problema di produttività ma di stimoli e di assunzione di responsabilità da parte dei lavoratori. La Pubblica Amministrazione potrebbe intuire i vantaggi di Facebook risparmiando soldi e tempo. Ma siamo in Italia, dove la PA è ancora un Leviatano ingombrante e assonnato che da anni si ritorce su se stesso e moltiplica membra inutili.

Confidiamo in Renato Brunetta, vista la forte spinta innovatrice, e nella speranza che non si trasformi, come è solito fare il governo della social card, in pura demagogia. I dipendenti pubblici devono lavorare ed essere produttivi. Se oggi lo fossero, ben volentieri potrebbero consultare mail personale o Facebook per alcuni minuti al giorno. Un ulteriore divieto ricorda ai cittadini quanto la condizione della PA sia disperata e rivolta al passato.

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2 commenti
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17 Dic 2008
alle 14:43
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17 Dic 2008
alle 14:36

Emanuela Zerbinatti

si in effetti non credo si tratti di un'avversione alle moderne modalità comunicative se usati bene facebook, internet e mail velocizzano il lavoro. Il problema è che nelle PA la creatività salta fuori solo quando si tratta di studiare metodi per non lavorare. Togligli facebook, internet e mail e come minimo tornano ai solitari, alle parole crociate ai romanzi, al pettegolezzo furioso, o si inventano qualcosa di nuovo.

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