Gaza, paradossi di guerra: D'Alema stronzo sul Foglio e l'equivalenza di Hamas

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Attacco a Gaza. Bisogna scegliere da che parte stare, se allinearsi con gli israeliani e passare per guerrafondai o preferire i palestinesi e lasciarsi identificare come terroristi. Le sfumature comuni che potrebbero contribuire al dialogo sono spine nel fianco per gli avversari ed è sinonimo di sconfitta per l'orgoglio combattente dei nemici giurati ammettere che un accordo, in fondo, potrebbe essere compatibile con la vita di entrambi.

L'opinione pubblica si muove a fasi alterne; in Italia i partiti presenti in Parlamento si schierano a favore di Israele e del suo diritto di esistere e giocano ad libitum l'asso nella manica (ovvero la carta di Hamas, che ricorda l'obiettivo di radere al suolo Israele). Massimo D'Alema pecca di esporsi in maniera non conforme e di considerare Hamas non un nugolo di facinorosi terroristi, ma un partito eletto dal popolo con cui è necessario riprendere il dialogo.

Anzichè giudicare nel merito la proposta di D'Alema, è meglio ricordargli come fa Marcenaro sul Foglio dei suoi peccati in Kosovo quando, allora, giustificava la sua guerra giusta. Stronzo, dice Marcenaro.

E' giusto dare a D'Alema quel che è di D'Alema, ma vogliamo procedere sulla via dello scontro o trovare un appiglio per il dialogo?

E Gheddafi vuole smetterla di chiamare alle armi tutti gli arabi? Per quanto mi riguarda, vorrei sottoporvi alcune riflessioni sull'editoriale di Victor Magiar (che segnala anche il video sopra) ebreo libico fuggito in Italia nel 1967 a seguito di un pogrom a Tripoli antisionista.

Magiar sostiene che è errato considerare Hamas lo specchio del popolo palestinese, perchè quel partito fanatico, razzista e totalitario non li rappresenta. Sostiene che la soluzione politica ci sarà solo a condizione della fine del ricatto militare. Infine invita i pacifisti a Sderot e a Gaza affinchè spieghino ad Hamas che la soluzione è politica.

Non intendo semplificare ma credo che, senza manipolazione alcuna, il testo di Magiar ci dica questo. E nascono alcune domande a cui l'autore finge di non dare risposta: perchè non distingue tra il braccio politico e militare di Hamas?

Se dice che tutto il popolo palestinese non si sente rappresentato da Hamas, perchè a Nablus, Nasrallah, Haifa e in tutta la West Bank dall'inizio degli attacchi Hamas rappresenta la lotta per la resistenza e non l'antagonista agli occhi degli stessi palestinesi (e qui è opportuno ricordare che non tutti i palestinesi sono terroristi)?

Sulla sconfitta del ricatto militare, 900 morti contro 10 rispondono alle paure di Israele?

Fino a che punto Israele è responsabile della corruzione di Fatah e del doppiogiochismo di Mubarak?

I pacifisti informati non vorrebbero certo vivere a Sderot o ad Ashkelon, ma se dovessero scegliere tra le due parti, avrebbero maggiore probabilità di sopravvivere lì che a Gaza City.

Infine concordiamo con Magiar: i bambini di Gaza non meritano nè le bombe israeliane nè il destino regalato loro adi carcerieri integralisti.

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