Violenza trasversale, senza etnia nè razza. Comunque entro i confini nazionali. In sequenza: ragazza violentata da italiano a Capodanno a Roma, coppia assalita con donna violentata selvaggiamente da 5 rumeni e oggi esplode il caso Nettuno, dove un indiano di 35 anni è stato acceso da 3 ragazzi per puro divertissement. Razzismo? Intolleranza? Xenofobia? No, non sarebbe niente di tutto questo. Solo noia.
L'escalation di violenza delle ultime settimane non è una colpa politica. Non è la destra o la sinistra, anche se Veltroni, sempre in stato agonizzante, si affretta a puntare il dito contro Alemanno e a snocciolare una scarica di banalità. Walter, credi che Roma fosse più tranquilla e tollerante quando c'eri tu in Campidoglio, tra rom, stupri e violenze contro gli immigrati? A noi non risulta.
Status quo è la parola d'ordine e il problema risiede nella cultura della Giustizia, di cui abbiamo parlato anche nei giorni scorsi. Come è possibile che il violentatore di Capodanno e che 2 dei 5 rumeni accusati di favoreggiamento siano agli arresti domiciliari? E chissà quale sarà la fine di quei tre ragazzi che hanno appiccato il fuoco sul corpo dell'indiano, colpevole solo di avere perso il lavoro quattro mesi fa e di essere stato sfregiato alcune settimane prima. Quella a Nettuno quindi, non è stata l'unica violenza che ha subito, ma solo la più grave.
In un clima dove la giustizia è assente, è Gianni Alemanno con un commento del tutto fuori luogo a gettare benzina sul fuoco. A ricordarcelo è Paolo Gentiloni sul suo blog: dopo aver giustamente condannato l’atroce aggressione, Alemanno ha aggiunto “non ci si deve fare giustizia con le proprie mani”. Principio giusto, in generale. Ma in questo caso che c’entra? Che aveva fatto l’indiano? E quale giustizia avrebbe dovuto fare qualcun altro? Il rischio di frasi del genere è che il “reato” contro il quale non bisogna farsi giustizia da soli sia semplicemente quello di non avere casa. O di essere indiano.
Quello di Nettuno non è razzismo. Hanno detto bene quei ragazzi, è noia. E non abbiamo bisogno dei Radicali che facciano visita ai rumenti in carcere, abbiamo solo bisogno di giustizia e di accantonare, in certi casi, la soluzione degli arresti domiciliari.
Ah dimenticavo visti altri post da saputo giurista: il tasso di carcerazione italiano è consono alla media europea normalizzato per il numero di delitti e le pene sono piuttosto alte (l'ergastolo manco esiste in molti paesi), altissime addirittura rispetto ai paesi scandinavi e la malfamata flessibilità in sede esecutiva - misure premiali etc.- ha invero recidive bassissime; inoltre l'uso della custodia cautelare da noi è ancora piuttosto massiccio malgrado l'introduzione del rito accusatorio, ancora alla fine degli anni 80, per la vischiosa mentalità dei giudici, (adesso pure minacciati da ispezioni seputa caso applicano la legge scrupolosamente come nel caso del ragazzo romano reo confesso che è stato giustamente posto in detenzione domiciliare), eppure il codice di rito prevede il carcere come estrema misura di cautela processuale solo in casi di gravi e specifiche esigenze in tal senso e non è una pena anticipata. Il problema è il lascito di secoli di cultura inquisitoria che hanno avvelenato l'anima della popolazione (i mandati di cattura obbligatori erano la regola per molti reati ancora sotto il vigore del vecchio codice di procedura penale vent'anni fa). Insomma meglio le pagliacciate dei soldati in strada che in sé sono innocue e non determinano nessuno stato di polizia che un peggioramento delle garanzie legali. Ti rivelo che esiste una letteratura sconfinata su concetti come fear about crime e concern about crime, sulle campagne securitarie e law and order e tali fenomeni quasi mai hanno un legame con un effettivo aumento della criminalità ma piuttosto con la sua rappresentazione mediatica e con 'investimento che gli imprenditori della paura (politicanti) fanno sul "panico morale" che nasce da tali fenomeni.
Se tu avessi la più pallida idea di come si studiano i fenomeni criminali, invece che andare dietro alla aneddotica giornalistica, schiavo di una prospettiva identica a quella che muove i demagoghi che occupano l'arena politica pronti a strumentalizzare eventi di cronaca nera, sapresti che sia in termini di violenze sessuali che di violenza xenofoba l'Italia è un paese che ha tassi di delittuosità inferiori alla media europea e che l'isteria che si scatena ogni volta è solo il segno del degrado peronista che affligge l'Italia. In tale clima, viste le attitudini storiche della forze dell'ordine italiane non sempre limpide da questo punto di vista (come in molti Paesi dell'Europa meridionale del resto) controllare che non commettano abusi ai danni dei fermati a costo di sfidare l'impopolarità è una delle poche cose giuste e coraggiose da fare e da questo punto di vista i radicali meritano un plauso. Poi indagare sulle cause dell'isteria (crisi economica, perdita di status etc) che rende intollerabile a Roma un tasso di criminalità che è la metà di quello di Londra lo lascio ai geni come te, ricordandoti però un particolare: in UK il calciatore Robinho attende a piede libero, liberato subito su cauzione dopo l'arresto, un processo per stupro e nessuo si esagita, sai, dopo secoli di civiltà giuridica in UK anche le plebi analfabete e chi gli imbrattacarte che gli reggono il moccolo sanno che in galera, tranne che in casi eccezionali, ci si deve andare dopo il processo non prima.
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alle 08:53
cometa
Da destra e da sinistra si specula sulla questione dei domiciliari, al punto che dalla gente comune e perfino in molti blog (come questo!) sono confusi con la libertà provvisoria.
Siamo portatori di una cultura di giustizia (ed eventualmente, orribile a dirsi, di prevenzione del crimine) oppure ci accodiamo a chi fomenta demagogicamente il vendettismo nazional popolare?
Consiglio una riflessione sugli arresti domiciliari:
http://www.federicasgaggio.it/tag/arresti-domiciliari/
Ciao, cometa