Il favoloso mondo di Gianpiero D'Alia: Facebook, YouTube tra Cutolo e stupri. Meglio la Birmania?

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UPDATE: se volete partecipare, questa sera alle 21 a Ponte Milvio a Roma blogger ed esperti della Rete si incontreranno informalmente per discutere della protesta all'emendamento.

Immaginiamo un mondo ideale, dove tutti siano tranquilli e felici. Bene, Gianpiero D'Alia, Senatore della Repubblica per l'Udc, ha le idee chiare che si sono concretizzate in un emendamento al decreto sicurezza. Come potete leggere su Blogosfere High Tech l'articolo 50-bis del Ddl n° 773 è un emendamento del pacchetto sicurezza varato dal governo che mira a reprimere l'utilizzo di internet per commettere reati di opinione. 

Alessandro Gilioli ha intervistato il senatore Gianpiero D'Alia, padre della norma contestata che prevede la possibilità di oscurare interi siti se questi contengono eventuali "contenuti documentanti o inneggianti a reati di varia natura".

E nell'intervista non usa le mezze misure (qui). Insomma il senatore è pronto alla crociata online a favore delle vittime della mafia, del terrorismo e degli stupri sui social network. E poi, a dimostrazione della bestialità di Facebook ricorda che quel sito - su cui ammette di non andare tanto spesso - si censurano le mamme che allattano i figli ma non i fan di Cutolo. L'argomento risulta debolissimo pure a chi conosce appena il senso di un social network, ma D'Alia tira dritto: se compaiono contenuti indegni e i gestori del sito non intervengono nei tempi stabiliti, allora via, si chiude. Che sia un blog, YouTube, Facebook o Google fa lo stesso.

Ma interpretiamo l'emendamento con alcuni esempi pratici di Marco Montemagno.

E' come dire: se uno fuma, togliamo l'ossigeno a tutti quanti. Se un tizio è un pirata della strada, chiudiamo le autostrade.Se nel mondo qualcuno fa una guerra, chiudiamo il mondo.Se c'è un erbaccia in un prato brucio un campo intero. E via così.

Vogliamo ulteriori conferme delle corbellerie di D'Alia? Si sbilancia per noi BusinessInsider che descrive con sconcertato interesse l'iniziativa tutta italiana di approvare un emendamento simile. Saremmo peggio della Birmania se oscurassimo davvero quei siti, gli ricorda Gilioli. Ma il buon D'Alia, che tanto competente in materia non è, non fa una piega.

Dobbiamo fasciarci la testa? Probabilmente no, spiega Gilioli. Il problema, scrive, è che lui e quelli come lui non si rendono neppure lontanamente conto delle enormità che dicono (e che fanno), della loro drammatica appartenenza culturale a un altro secolo e a reticoli concettuali premoderni.

A me - mentre il senatore straparlava di oscurare siti, blog e forum - non veniva neppure rabbia.

Veniva solo voglia di dirgli: dai Gian, lo so che non sei cattivo, è solo che non capisci; non è colpa tua, ma delle scuole che hai frequentato, delle persone con cui ti sei confrontato, delle letture che hai o che non hai fatto.

Ovviamente le reazioni della rete e dei blogger non si sono fatte attendere. Leggetele su technorati, wikio e liquida.

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