Israele, sfida tra Kadima e Likud: l'effetto Gaza e il dialogo con Hamas. Parla Anna Momigliano

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Elezioni in Israele, sale la destra. Tzipi Livni e Kadima sono avanti di un solo seggio al Likud di Benjamin Netanyahu: 28 contro 27, mentre cresce il consenso intorno ai partiti di estrema destra come Israel Beitenu e l'ultraortodosso Shas. Per Israele si profila un governo di Grande Coalizione dove gli elettori, a giudicare dai voti, chiedono sicurezza e pace. Ne abbiamo discusso insieme ad Anna Momigliano, autrice di Karma Kosher e giornalista esperta di Medio Oriente.

Netanyahu dice di essere il futuro premier ma Tzipi Livni insiste che gli elettori hanno scelto Kadima. Quali sono i rapporti tra i due partiti?

I rapporti sono pessimi, Kadima è nata per smantellare le colonie, il Likud si oppone. Ma il problema è un altro: Israele è in uno stallo istituzionale. La consuetudine vuole che il Presidente della Repubblica nomini premier il capo del partito che ha ottenuto più voti (in questo caso Kadima) e che questi formi un governo.

Ma anche se Kadima ha vinto come partito, in questo caso è evidente che gli elettori hanno votato soprattutto a destra: messi insieme i tre principali partiti conservatori (Likud, Shas e Yisrael Beiteinu) hanno molti più seggi di quelli di centro e di sinistra. Il fatto che in Israele manchi una costituzione scritta complica le cose.

Formazione di governo. Israele guarda alla Grosse Koalition?

Questo è quasi sicuro. Il punto è: una grande coalizione guidata da chi? Il panorama politico israeliano è troppo frastagliato, nessuno può governare da solo. I tre principali partiti di destra (Likud, Shas e Lieberman) costituiscono il blocco più grande, ma hanno solo 54 seggi su 120. Messi insieme, i partiti di sinistra arrivano appena a una 20. Chi sarà premier tra Livni e Netanyahu? In questo momento ognuno sta tirando acqua al suo mulino.

Operazione Piombo fuso e risultato elettorale: Livni e Kadima hanno attaccato Gaza per strappare voti alla destra?

No. Il governo di centro-sinistra ha attaccato Gaza perché da otto anni un milione di persone nel Sud si trovava sotto bombardamenti costanti. Alla Livni questo non ha portato alcun beneficio elettorale, anche perché lei si è tenuta lontano dalle telecamere: se avesse voluto raccogliere consensi con la guerra, avrebbe tentato di mettersi in mostra. I laburisti invece hanno provato a sfruttare l'operazione per migliorare la loro immagine: non ha funzionato.

Netanyahu, Lieberman, Shas e gli altri partiti di estrema destra: un'ascesa pericolosa per gli equilibri in Medio Oriente?

Lieberman è un fenomeno molto preoccupante che molti israeliani definiscono persino "antidemocratico". Shas è un partito religioso opportunista: a loro delle colonie non importa, basta che abbiano fondi per la loro rete di servizi sociali e religiosi, per il resto non danno fastidio a nessuno. Netanyahu non è un estremista, né predica l'odio. Però si oppone al concetto di Roadmap: per l'amministrazione Obama sarebbe un bel problema.

Visto il risultato elettorale si allontana il dialogo con Hamas?

Il dialogo con Hamas non è mai stato vicino. Come con l'Olp nel 1993, Israele non può intavolare un dialogo ufficiale con chi non riconosce il suo diritto ad esistere. Detto questo, è ovvio che il passo ufficiale deve essere preceduto da colloqui sottobanco che creino le condizioni per colloqui alla luce del sole. Non escludo che contatti segreti ci siano già.

Dov'è la sinistra israeliana? E quali sono le ragioni del fallimento?

La sinistra è al collasso, io vedo due ragioni. Primo: molti israeliani che prima credevano nel processo di pace hanno perso la fiducia nei palestinesi. Molti votano Kadima, che promette una pace pragmatica e all'occorrenza unilaterale; altri votano addirittura la destra, che promette sicurezza. Secondo: la differenza tra Laburisti e Kadima è sempre meno marcata, tanto che la sinistra si è schierata a favore delle ultime due guerre (Libano nel 2006 e Gaza). Così molti elettori di sinistra hanno deciso di votare la Livni, nel nome del voto utile.

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