Alessio Vinci debutta a Matrix con voglia di sicurezza. Si discute di donne e stalking, rumeni e ronde. La conduzione non è più sferzante e ad personam come quella del suo predecessore, al momento parcheggiato all'Auditorium di Roma, scrive Dagospia, per una lezione di giornalismo. Non siamo abituati allo stile di Vinci; anglosassone, cravatta d'ordinanza per la prima puntata (lui ne avrebbe fatto volentieri a meno, scrive Maria Corbi) ospite - si vede - in casa d'altri.
Per quanto nella presentazione sul sito si sforzi di dare un taglio personale alla nuova avventura, pur mantenendo la professionalità formale dell'anchorman made in Usa, Vinci è troppo politically correct per le nostre abitudini; forse ci lamentiamo della faziosità di Michele Santoro e Gad Lerner, ma non siamo alla ricerca di approfondimenti giornalistici neutri; l' italian style vuole provocazioni, pugni nello stomaco, posizioni radicali e polemiche.
Tratto inedito: Vinci lascia parlare. Terreno fertile dunque per il ministro automa Mara Carfagna, perfetta soldatessa di governo, occhi sgranati e volto scavato (sempre più magra, è preoccupante) e paladina delle donne da proteggere in un paese sempre più pericoloso.
Ministro, è davvero così? Chiariamo, si affretta la Carfagna: anche se fosse un caso solo sarebbe emergenza comunque (?) perché le donne non devono essere toccate. Encomiabile e banale l'intenzione del Ministro, ma presentare i problemi in questi termini fomenta la paura (visto che i numeri non corrispondono all'allarme dettato dalla percezione).
Dalla tv ai giornali, quella della sicurezza è ormai paranoia nazionale; e c'è chi ci accusa anche di romenofobia. E' possibile, e il motivo è presto detto.
Scrive Enzo Bettiza su la Stampa: da noi si trova il 40 per cento di romeni ricercati con mandato internazionale. Ci sono 1773 romeni in attesa di processo e 953 condannati in via definitiva. Poi i restanti 990 mila, la più grossa compagine straniera in Italia, ne subiscono controvoglia la pressione immorale e la coloritura etnica.
Dallo stalking ai rumeni, è Luca Ricolfi che su La Stampa a cogliere nel segno il problema sicurezza: scrive antizanzara, che non è una questione di DNA predisposto al crimine, ma di giustizia lentissima, con le sue leggi farraginose, con le sue carceri al collasso. L'Italia, vista come il luogo dove facilmente la si fa franca, attira minoranze criminali da un po' tutti i Paesi, creando l'illusione prospettica dello straniero delinquente. Un effetto calamita che rende l'Italia una sorta di Mecca per i criminali. Per Ricolfi bisogna "rendere l'Italia un paradiso per gli stranieri di buona volontà e un inferno per i criminali, stranieri o italiani che siano", così da cancellare l'effetto calamita. Ricordando, aggiungo io, che la responsabilità (di un reato) è da considerarsi sempre un concetto individuale, non estendibile, in nessun caso, a categorie di persone.
Ma è meglio parlare di stupri, xenofobia strisciante e scaricare tutto il peso sul razzismo degli italiani (a sinistra) e sull'allarme sicurezza (a destra). Ela giustizia lenta, il rispetto della legge e la certezza della pena sono argomenti talmente retorici che preferiamo guardare il dito (la triade demagogica allarme-razzismo-fobia) al posto della luna (giustizia non efficace e assenza di accordi bilaterali fra Italia e Romania).
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