Walter Veltroni addio: la sveltina di Crozza, l'ironia sull'Africa e l'Amleto di Veronica Lario

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"Walter mi ricorda l'Amleto che potrebbe essere rinchiuso in un guscio di noce e sentirsi re". Veronica Lario lo aveva ringraziato così dopo avere declinato l'invito a entrare nel Partito democratico prima delle politiche. Oggi il re è nudo e a Piazza di Pietra spiega le ragioni delle sue dimissioni. Appare candido Veltroni, eroso dal mea culpa eppure sereno. E' colpa mia, ammette, se non sono riuscito a portare avanti questo progetto e me ne assumo le responsabilità. Ma il Pd deve eliminare i personalismi.

Il nodo è sempre quello: la nomenklatura. E non intendiamo solo la cruda burocrazia della dirigenza di partito perché, se Veltroni cita il 25 ottobre del Circo Massimo come la prova della breccia nel cuore degli elettori, sbaglia. Gli elettori il 25 ottobre erano già sfiduciati. E lasciamo perdere i giornali, le tv, il partito, l'elogio dell'Unità davanti allo stuolo di bandiere. Gli elettori, quel 34% (E sarebbero tanti? Suvvia Walter, insomma, è un giorno triste per un terzo del paese, soprattutto per gli amici democratici di Modena, Crozza docet) che Veltroni ha sempre rivendicato sempre con orgoglio nonostante fosse una sonora sconfitta, non sentivano la sinistra vicina; non era quella che volevano e hanno avuto le loro conferme dalle lotte intestine in seno al partito, dall'opposizione inesistente, dalla debolezza sul territorio e dalla tacita assimilazione al Popolo della Libertà. Si, Veltroni ha fallito; il suo (ex) ruolo di leader imponeva di metterci la faccia; ma tanti illustri colleghi (suoi), da Bersani a D'Alema, fino a Marini e Rutelli avrebbero dovuto essere sul patibolo con lui oggi. Li avremmo voluti tutti lì, sulla graticola, con i discorsi educati e perbene di una sinistra che non rappresenta più, e da anni, i suoi elettori.

Seguivo il discorso di Veltroni, vi riporto i punti salienti: 

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dell'ultimo attacco a Berlusconi [che ha vinto perché aveva i mezzi, secondo Walter. Come se anche questa bieca e ritrita retorica non abbia messo in un angolo la sinistra] e ai giornali della destra [come se quelli della sinistra fossero diversi]. E' colpa mia se il partito non è quello che sognavamo; non ho corrisposto alla spinta di innovazione e ho fallito nel tentativo di tenere uniti; la spinta all'unità ha come contrappeso la solidarietà; in questo partito c'è bisogno di più solidarietà, c'è bisogno di sentirsi squadra.

Non chiedere più a nessuno da dove vieni, ma dove vai; al mio successore non chiedete con l'orologio in mano di ottenere dei risultati subito, immediati. Lula ci ha provato 3 volte prima di essere Presidente, un grande progetto può incontrare difficoltà. Abbiamo preso il 34% dei voti [e sarebbe un buon risultato? E' una sconfitta schiacciante, senza parlare di Abruzzo e Sardegna], ci vuole tempo per cambiare l'orientamento di milioni di persone; smettiamola con questa logica che ha cambiato 6/7 leadership nel giro di pochi anni [io ricordo solo Prodi].

Lascio con serenità e senza sbattere la porta, cercherò in una posizione discreta di dare una mano a questo progetto. Mi ero fatto un film quando ero sindaco e i giornali si divertono a dire molto quando vai in Africa? E 'un luogo naturale per chi ha una coscienza civile. Ho avuto una vita fantastica. Da 30 anni non gestisco il mio tempo, da oggi posso farlo. Grazie a Napolitano dell'affetto dimostrato, a Ciampi e a Scalfaro. Grazie a Dario Franceschini, dotato di lealtà, virtù rara per un uomo politico. Grazie ad Antonello Soro, Anna Finocchiaro. Grazie a Gianfranco Fini, Renato Schifani, Gianni Letta, interlocutori civili e correttissimi. Grazie a tutti i volontari, Roberto Cocco, Walter Venini, poi Marco, Paolo, Stefano, Luciano, Valerio (persone della scorta dal 1996); da oggi sono senza scorta, non ce n'è più motivo. Franceschini assume la responsabilità fino al congresso. Il Pd resta la ragione politica della mia vita, ce l'ho messa tutta, ma non è bastato mi scuso e mi assumo le responsabilità.

Non bisogna tornare indietro. Quelle che sono traversie possono essere opportunità.

Belle parole, ad maiora. 

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