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Io non sto con Roberto Saviano: il senso di colpa di Fabio Fazio, Antonio Ingroia e l'Italia inerme

Eleonora Bianchini avatar Giovedì 26 Marzo 2009, 10:06 in PoliticaMente di Eleonora Bianchini

UPDATE, 12 novembre 2009: "Che tempo che fa", Roberto Saviano e il due di picche a Claudio Fava: Cosentino, affari vostri

Via, mi tappo il naso e scendo in trincea. Questo post sarà impopolare. Ne ho testato alcuni spunti ieri sera su Facebook durante la puntata speciale di Fabio Fazio con Roberto Saviano. Poi la discussione è proseguita via mail e su Skype e si sa, chi semina vento raccoglie tempesta.

A salvarmi arrivano le parole del procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che a Klaus condicio ha dichiarato: «Spero che Roberto Saviano riesca a liberarsi dal personaggio che gli è stato appiccicato addosso, icona del professionista anticamorra. È opportuno utilizzare i media per poter lanciare messaggi positivi soprattutto ai giovani. Non bisogna, però, apparire come coloro che vogliono fare professionismo. Saviano ha dimostrato di essere bravo e intelligente. Immagino che riuscirà ad avere un livello di consapevolezza tale da poter rilanciare d'ora in avanti la sua immagine» (dal Corriere).

Ecco che cos'era quel neo su Saviano ieri sera da Fazio: il personaggio. Saviano ha recitato a soggetto per comunicare in modo efficace. E ce l'ha fatta, ovvio. Sa di voler arrivare sulle prime pagine dei giornali perché crede nel potere della parola. Forse l'ossessione è dettata dal senso di claustrofobia delle parole degli altri, come ha spiegato più tardi David Grossman, e Saviano appaga la sua ossessione - anche - con il soddisfacimento dell'ego. Sia chiaro: questo nulla toglie alla sua bravura e al colpo di fortuna straordinario (come ha riconosciuto Paul Auster) che gli ha fatto pubblicare la sua Gomorra in 50 paesi (e schernirsi sul patrimonio accumulato con un ingenuo "ma uno scrittore non diventa mai ricco" è una riflessione che sminuisce l'intelligenza del pubblico quando sulle pareti dello studio vengono proiettate le decine di edizioni in cui è stato tradotto Gomorra. Su). Insomma, apriamoci a qualche critica

Saviano vive una non vita, e ci crediamo; vive nel momento in cui esce per una ospitata tv o per un'intervista come riporta Scheggedivetro. Ma quel che avvilisce è che gli italiani di ieri sera davanti a Roberto Saviano erano come Fabio Fazio: servili, distesi, lacerati da un senso di inferiorità dinanzi a tutto quello splendore di scrittore. Per carità; solo lui è riuscito sinora a raccontarci Sandokan e la dinastia degli Schiavone, le abitudini degli Scarface di Casal di Principe, i titoli sconcertanti del Corriere di Caserta, il potere della diffamazione contro don Peppe Diana, i ragazzi chiamati per nome dai killer e morti ammazzati. Ma questi non sono forse eroi che prendono vita per bocca di Saviano? Il rischio a cui si riferisce Ingroia è quello di guardare il dito anziché la luna, perché il nostro giornalista di Repubblica dovrebbe essere un mezzo per dare voce all'ingiustizia.

Certo, la vita non vita sotto scorta ti cambia, i carabinieri diventano la tua famiglia; i milioni di copie vendute possono dare alla testa. Ma sei uno scrittore documentale, non una primadonna. Saviano deve tanto anche ai giornalisti locali caduti nell'oblio, ai cronisti che tutti i giorni scendono in strada per raccontare la camorra per il gusto dell'onestà e senso civico. Che sia il loro megafono, dunque, per portare a compimento la vocazione messianica. Allora sì che sarebbe un eroe. 

Io non mi sento in colpa perchè non sono e non adoro incondizionatamente Roberto Saviano. Il peccato di omissione per cui si batte il petto Fazio durante la trasmissione è la scoperta dell'acqua calda, la sceneggiata napoletana di un paese senza memoria che inventa gli eroi per riconoscersi inerme e giustificare l'immobilismo. Così allontana le responsabilità individuali e, voilà, le colpe sono mondate.

Saviano eroe, si dice. E' uno scrittore, è un mezzo, è un giornalista, è un caso editoriale. E' anche coraggioso, anche se la corazza di guerriero impavido è stata regalata dalle case editrici straniere che hanno comprato i diritti prima del successo editoriale in Italia. Saviano sa e ha tanto da raccontarci. Ma continuare a guardare il dito e non la luna farà nascere un altro caso Saviano tra dieci anni. Il problema della camorra sarà irrisolto e il Corriere di Caserta continuerà a titolare piacione sulle velleità amatorie dei boss. Meno dedizione acritica e più razionalità, più conoscenza. E uno sguardo anche alla compostezza di Salman Rushdie e David Grossman, che privilegiano l'oggetto della narrazione al proprio ego, non guasterebbe.

Comunque, grazie a Roberto Saviano. E anche ad Antonio Ingroia.

Tutte le puntate di Politicamente:

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Sardegna, vince Caligola: Cappellacci a cavallo, Soru sfuma. L'ipotesi Wanna Marchi

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Lampedusa, clandestini da 2.000 euro: Maroni e La Russa ecco come nasce un business

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Berlusconi e Mills, la sicurezza del Caimano: gli effetti della salva premier sugli italiani  

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Giulio Andreotti, il Divo: Sorrentino e la morale mafiosa della politica italiana

Berlusconi, Sai Baba all'italiana: da Marx nei Soviet alla tassa di rimborso dell'Ici. Viva il cabaret 

Il cancro di Napoli: Gomorra, i treni per la Germania e il garzone di Toni Servillo

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44 commenti
44
11 Ago 2010
alle 19:53

riccardo

ricordo fino a gli anni 70 quando in tv intervistarono qualcuno anche un importante vattelapesca diceva:ma quale mafia lamafia non esiste.e invece purtroppo c'é.c'è quella in giacca e cravatta e quella violenta . la prima si mimetizza(ma tutti si sa è da x tutto. l;altra è là sul territorio come scriveva il bambino di(io speriamo me la cavo)che faceva capire la brutta realtà dei quartieri napoletani.e sembra vogliano dirti che loro sono i padroni. solidarietà x saviano è il poco ma doveroso

43
27 Lug 2010
alle 23:51

Federica

Il libro lo sto leggendo in questi giorni. Non ho i mezzi per dire se Saviano è o no un grande scrittore ma....mi sta insegnando a guardarmi intorno. Campana, giovane -adulta, non ho mai capito fino in fondo cosa fosse il Sistema. Saviano ha solo vissuto e non taciuto. Tacere è nel nostro DNA, in quello di essere umani. Avrà guadagnato quattrini, il suo ego si sarà accresciuto e, forse, non immaginava di dover rinunciare al vivere il quotidiano. E' palese che ha un buon rapporto con la telecamera, il suo è più un recitare che un raccontare e lo fa con un patos molto vicino alla tragedia ellenica. Ma non sono quegli occhi fissi nell'obiettivo, o quella voce misurata che ti induco a fermarti ed ascoltare? Quanti politici stan diventando showman ma senza costrutto?  La sua verità è sconvolgente e...straziante perchè nessuno di noi potrà far nulla per cambiare il corso degli eventi.

42
23 Apr 2010
alle 15:00

zarlingo

"Il mio sogno è che la lotta alla criminalità organizzata diventi una
moda. Non è la mia battaglia ma la battaglia di molti e va anche bene
se per una volta succede il miracolo che grandi interessi economici si
fondano con l’interesse del Paese, che grandi editori di libri,
televisivi, si uniscano per combattere la camorra"  Roberto Saviano a "Che tempo che fa" (Marzo 2009)

   Non so voi, ma quando io ho letto questa frase ho provato un certo fastidio. L’ho trovata per caso girovagando sul web, proprio alcuni giorni dopo aver visto la trasmissione di Fazio...“La bellezza e l’inferno”. Avevo già le palle girate per aver scoperto che il titolo della trasmissione era, guarda caso, anche il titolo dell’ultima fatica letteraria di Saviano, e quando mi sono imbattuto in questa frase non ci ho visto più. Ho deciso: io non sto con Saviano. Intendiamoci, non mi riferisco all’uomo, bensì al personaggio. Un sociologo del quale ora mi sfugge il nome ha detto una cosa interessante – Salviamo Saviano dal suo personaggio -, ma io credo che oramai ci sia dentro fino al collo.  Va bene il marketing, va bene ergersi a paladino dell’anticamorra, va bene non pestare i piedi a certi personaggi politici, va bene tutto, ma la favola dei GRANDI INTERESSI ECONOMICI CHE SI FONDONO CON L’INTERESSE DEL PAESE, CHE GRANDI EDITORI DI LIBRI, TELEVISIVI, SI UNISCANO PER COMBATTERE LA CAMORRA..., no, quella proprio non la posso bere. Mosso dal desiderio di vederci chiaro, ho cominciato una mia personale ricerca per tentar di capire cosa ci fosse dietro la perfetta operazione di marketing che ha portato Saviano al successo. Ci ho messo parecchi mesi, ho provato decine di frasi e formule sull’argomento, le ho inserite all’interno dei motori di ricerca e ho spulciato tutti i documenti che la rete mi poteva offrire. Alla fine di questa indagine mi son rimasti in testa tre nomi, e collegando vari tasselli ho potuto elaborare una mia teoria su come si sia messa in moto la macchina commerciale che ha portato a far sì che Gomorra diventasse il libro che tutti dovevano leggere: questi nomi sono SALMAN RUSHIDIE, JOINT VENTURE e MARIA ELENA STASI.  SALMAN RUSHIDIE.Rushidie è uno scrittore del quale Saviano parla spesso. I due si sono anche incontrati nel Marzo del 2008 a New-York, e l’articolo di Repubblica che ricorda quell’evento s’intitolava “scrittori sotto scorta”. È stato allora che ho avuto l’illuminazione, e stato allora che ho capito tutto. Rushidie è uno scrittore anglo-indiano divenuto famoso nel 1988 per aver pubblicato “I versi satanici”. Il suo fu un caso letterario di risonanza internazionale, poiché una larga frangia  del mondo islamico ritenne quell’opera blasfema (in quanto vi erano presenti dei riferimenti che mettevano in cattiva luce Maometto e il Corano) che portò addirittura l’allora ayatollah Khomeyni a decretare la condanna a morte dell’autore. La cosa fu presa piuttosto seriamente, infatti l’autore dovette rifugiarsi in Inghilterra e tutt’ora non può liberamente recarsi in determinati paesi di religione islamica, neppure per tenere conferenze. Fu persino posta una taglia sulla sua testa da parte di un facoltoso impresario iraniano, taglia che fu tollerata senza problemi dal regime khomeinyta. Anche persone indirettamente collegate con il libro ebbero conseguenze nefaste a causa di tale condanna. Il traduttore italiano dell’opera, tale Ettore Capriolo, venne pugnalato da un tizio di origine iraniana nel suo appartamento milanese e rimase ferito, la stessa sorte toccò all’editore norvegese del libro (ferito con un arma da fuoco) e al traduttore giapponese che perse addirittura la vita in seguito ad un aggressione di uno squilibrato di fede islamica. Quando alle scuole medie la professoressa ci parlò della vicenda tutta l’attenzione si accentrò sulla condanna a morte, e sulla questione della sua profonda ingiustizia. All’epoca, da imberbe infante qual’ero, non mi posi il problema dell’aspetto commerciale della questione. Non mi venne assolutamente in mente il fatto che a far sì che il successo planetario di quel libro fosse dovuto in gran parte proprio alla gigantesca cassa di risonanza di quella condanna. Partendo da questo ragionamento mi sono chiesto se anche con Gomorra non sia accaduta la stessa cosa. Insomma, che magari l’ufficio marketing della Mondatori abbia pensato di ricreare ad arte una situazione simile a quella dei “Versi satanici” di Rushidie. JOINT VENTUREIo, prima di qualche settimana fa, pur avendolo udito svariate volte, mica lo sapevo che cosa significasse il termine joint venture.    Joint ventur sta per accordo di collaborazione tra due o
più imprese, la quale unione definisce un nuovo soggetto giuridicamente indipendente dalle imprese co-venturer. Le imprese che decidono di collaborare si pongono l'obiettivo di realizzare un progetto di natura industriale o commerciale e che vede l'utilizzo sinergico delle risorse portate dalle singole imprese partecipanti ma anche un'equa suddivisione dei rischi legati all'investimento. Guarda tu il caso, proprio nel 2001 la Random House, casa editrice che pubblica le opere di Salman Rushidie, si è unita alla Mondadori dando vita al “GRUPO EDITORIAL RANDOM HOUSE MONDADORI”. Questo elemento mi ha fatto sospettare che forse la mia primordiale e maliziosa idea non fosse poi così campata in aria. Ad alimentare i miei sospetti hanno contribuito alcune dichiarazioni di Rushidie in un intervista concessa ad una TV francese nell’ottobre del 2008. Alla domanda del giornalista su cosa pensasse di Saviano lo scrittore ha risposto “Per Saviano le cose vanno peggio che per me. La mafia e' un problema piu' grande di quello che ho dovuto affrontare io'' ha dichiarato Rushdie  "Ho conosciuto Roberto Saviano a New York in aprile. E' una persona estremamente cordiale, un uomo molto intelligente, ma e' in grave pericolo''. Con tutto il rispetto per Salman Rushidie, ma uno che vive negli Stati Uniti da dieci anni, non parla una parola di Italiano ed è venuto in Italia solo un paio di volte per fare la reclame ai suoi libri, come può sapere che la situazione di Saviano è peggiore della sua? Le sue, a parer mio, sono parole suggerite da qualcuno, a cui giornali e televisioni  hanno puntualmente dato un gran risalto, come se fossero verità pura e incontestabile per il solo fatto di essere pronunciate da un così autorevole personaggio. Che ne sa lo scrittore anglo-indiano dei motivi cha hanno portato ad assegnare la scorta all’autore di Gomorra? Sa per caso che quando l'UCIS (comitatato interforze che comprende vertici di Arma e Finanza, Prefetti e Questori, organo che decide sulle assegnazioni delle scorte) nel novembre 2006, chiese un parere sull'assegnazione della scorta al capo della squadra mobile di Napoli Pisani, questi dette un parere negativo? “Non furono riscontrati elementi sufficienti per assegnare una scorta. Si trattava in fondo di telefonate silenziose e voci senza fonte certa”. Insomma, la scorta fu assegnata comunque, anche con il parere contrario dell'organismo più vicino al territorio. Sa per caso che quando nell’ottobre 2008 lo stesso Pisani, in un intervista, ha svelato alla stampa questo antefatto (poco noto ai più) del parere negativo è stato sottoposto ad un linciaggio mediatico da parte di entrambi gli schieramenti politici? Si parlò persino di trasferimento e sospensione dall’incarico. Per aver semplicemente risposto ad una domanda postagli da un giornalista. Sa per caso, il buon Rushidie, il nome del soggetto che nell’ottobre 2006 avviò la procedura per l’assegnazione della scorta, quando Saviano non era ancora il Saviano che conosciamo? Io lo so. Si chiama Maria Elena Stasi, che allora ricopriva il ruolo di prefetto a Caserta. MARIA ELENA STASI. Prima di parlare di Maria Elena Stasi vorrei parlare, molto brevemente, di una storia a lei collegata. Una vicenda che parla della Aversana petroli, una delle società (la più importante) che fanno capo alla famiglia Cosentino, e di cui fanno parte la Aversana gas, IP service (distributori di benzina),l’immobiliare 6C e l’Agripont. La famiglia Cosentino è quella, a scanso di equivoci, di quel Nicola Cosentino sottosegretario all’economia nel governo Berlusconi, finito di recente sotto inchiesta per presunti contatti con il clan dei Casalesi. Le società che ho citato in passato sono state spesso bersaglio di pesanti articoli scritti proprio da Saviano. Onore al merito. Tutte queste società hanno, fin dai primi anni 80, la caratteristica di avere una “forte capacità di penetrazione nel territorio”. Tali società presero vita per mano di Silvio Cosentino , padre di Nicola, detto“o Americano”, (soprannome poi ereditato dal figlio). Queste società, fin dai primi anni ottanta cominciano una scalata inarrestabile, con fatturati miliardari che salgono di anno in anno, con l’aggiudicazione di appalti di rilevanza nazionale, in un territorio in cui da sempre è molto facile incappare nel racket delle estorsioni. La scalata pare avere un incidente di percorso nel 1997, quando la Prefettura di Caserta nega il certificato antimafia per un appalto pubblico. Il motivo? Rischio di infiltrazione mafiosa.In Prefettura analizzano i matrimoni dei fratelli di Nicola Cosentino e saltano sulla sedia: Giovanni Cosentino, 64 anni, è sposato con la figlia del boss Costantino Diana, poi deceduto. Mario, 43 anni, è sposato con Mirella Russo sorella di Giuseppe Russo, alias 'Peppe 'u Padrino', condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidio. Quando non sono le mogli, ci si mettono gli amici: un terzo fratello, Antonio Cosentino, 39 anni, è stato controllato nel 2005 in compagnia di un soggetto con precedenti di polizia per tentato omicidio, associazione mafiosa e tentata estorsione. La Prefettura nega così la certificazione anche nel 1998. Per i Cosentino si profila una catastrofe. Rischiano di saltare tutti gli appalti. Aversana Petroli ricorre quindi al Tar e al Consiglio di Stato, ma perde, perché i legami parentali "rappresentano elementi, univoci e non contestati, da cui ragionevolmente può dedursi che sussisteva il pericolo di infiltrazione mafiosa". La sentenza è un macigno sulle aziende e rischia di danneggiare anche Nicola. In fondo le considerazioni sui 'rischi di infiltrazione' possono estendersi per analogia al politico.

Ma inspiegabilmente la Prefettura cambia idea. Nonostante le sentenze dei giudici, il nuovo prefetto MARIA ELENA STASI sollecita il comitato per l'ordine e la sicurezza a riconsiderare il caso. Una procedura che "si usa di rado" conferma il prefetto Stasi. Alla fine però la Aversana Petroli supera lo scoglio dell'antimafia e ottiene il tanto agognato certificato. Alle ultime elezioni MARIA ELENA STASI è eletta in posizione blindata alla Camera con il PDL. Il suo grande sponsor è stato Nicola Cosentino. Perché ho parlato di questa vicenda? Volevo solo evidenziare un fatto: il fatto che il soggetto che nel 2006 ha avanzato la richiesta formale per far ottenere la scorta a Saviano, non è un soggetto difficilmente influenzabile da fattori esterni. Forse. Riassumendo in breve. I “Versi satanici” prima della condanna a morte dell’autore non erano conosciuti al grande pubblico, così come Gomorra. Le due case editrici si uniscono per un grande progetto editoriale da cui, guarda caso, fuoriesce un libro dalla storia molto simile al primo dell’autore anglo-indiano.Il soggetto che ha materialmente avviato la procedura di affidamento della scorta non da, a mio parere, eccessive garanzie di trasparenza e potrebbe essere stato raggiunto dalla  longa manus della Mondadori, magari proprio tramite il suo stesso proprietario (che solo per coincidenza è anche il capo del partito della signora Maria Elena Stasi). L’equazione, a dire il vero, appare troppo semplice e lineare. Saviano spesso dice che la Camorra ce l’ha con lui per il suo successo, per aver portato al di fuori dei confini campani la storia di una realtà scomoda, ma allo stesso tempo è proprio “grazie” alla Camorra se il suo libro ha potuto raggiungere questi risultati. Il tutto mi fa pensare ad un cane che si morde la coda. Spero comunque vivamente di avere ragione. Ciò significherebbe che la vita di Saviano non corre alcun pericolo. Non vorrei dire le ultime parole famose, ma le dico. Io credo che a lasciarci le penne sono quelli che si avvicinano troppo al fuoco, quelli dei quali appena saltano in aria si smarriscono le agende. Onestamente non credo che Saviano possieda un agenda tanto scottante, e a mio parere ritengo che la Camorra di tutto  abbia bisogno tranne che di un martire che perde la vita combattendola.Ma forse ho esagerato, forse non è vero niente, sono solo geloso del suo successo e mi sono unito al coro dei dietrologi e dei disfattisti. Forse il libro avrebbe venduto ugualmente anche se pubblicato da un'altra casa editrice, anche se non ci fosse stata la condanna della Camorra, e anche se TV, radio, giornali e siti web non ci avessero bombardato sparandoci in faccia la notizia per mesi e mesi. Forse.    Fonti:”Sistema Cosentino”  reportage di Marco Lillo sull’EspressoBlog ammazzatecitutti.org

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23 Apr 2010
alle 14:56

Zarlingo

 

"Non trovo altro modo con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia".
(José Saramago)

  L’autore di questa frase è un nonnetto di ottantasette anni, vincitore nel 1998 del premio nobel per la letteratura. Sarà forse per l’età, sarà forse perché da molti addetti ai lavori è considerato uno dei più grandi romanzieri viventi, sarà forse perché vive in Portogallo, fatto sta che questo signore può permettersi di parlare in questi termini del nostro “presidente del consiglio”.  In Italia la sua casa editrice storica è Einaudi, il cui motto è sempre stato “spiritus durissima coquit” (lo spirito digerisce le cose più dure).  Di recente ho saputo che Einaudi ha respinto l’ultimo libro di Saramago, intitolato “Il quaderno”, nel quale l’autore riporta su carta varie considerazioni impresse nel suo Blog nel corso di questi anni:le considerazioni di un premio nobel sul mondo che lo circonda. Subito mi sono interrogato sui possibili motivi di una tale scelta irrazionale.  Irrazionale sul piano commerciale. Chiaramente, in un mondo ideale, anche un libro del più grande scrittore vivente potrebbe essere respinto, per tutti i più svariati motivi che un editore può tirar fuori. – Siamo spiacenti signor Saramago, ma dopo un attento esame del suo manoscritto da parte del nostro comitato di lettura siamo giunti alla dolorosa decisione di non pubblicare il suddetto. Troviamo che non sia all’altezza dei suoi lavori migliori, noi siamo l’Einaudi, e pubblichiamo solo il meglio. Siamo sicuri che con il suo curriculum non avrà difficoltà a trovare un altro editore. In bocca al lupo per il suo lavoro, e se riesce a tirar fuori qualcosa di buono noi siamo sempre qui. Amici come prima.- Oppure – Hai ottantasette anni José, forse hai perso lo smalto dei tempi migliori -...- Detto fra noi, José, il tuo lavorò onestamente fa cagare – Ma noi non viviamo in un mondo ideale. Viviamo in un mondo dove il libro di barzellette su Totti scala le classifiche di vendita, dove Vespa e Fede sono fiori all’occhiello della nostra editoria (in fatto di vendite, intendo),  viviamo in un mondo dove anche le liste della spesa dimenticate in un vecchio cassetto da un premio nobel possono essere pubblicate, pubblicizzate e portate al successo. Le case editrici non sono la San Vincenzo, scriveva Bukowski in un suo racconto, non fanno opere di bene, non si interessano al miglioramento dell’anima, sono imprese commerciali che pubblicano bravi scrittori che vendono, e pessimi scrittori che vendono. Nessuna casa editrice si sognerebbe di rifiutare una qualsiasi opera di un premio nobel (la cui recensione, tra l’altro, è scritta da un certo Umberto Eco). Einaudi lo ha fatto. Scelta coraggiosa, direbbe qualcuno. No, scelta servile. Einaudi è di proprietà del gruppo Mondadori che fa capo al signor Berlusconi. Saramago critica pubblicamente e ferocemente Berlusconi, Saramago non viene pubblicato da Einaudi. Qualcuno dirà che dietro questa semplice equazione ci sta un pensiero cattivo, ma quel tizio ingobbito, coetaneo di Matusalemme, che siede ancora nei banchi del parlamento, ci ha insegnato che a pensar male si azzecca quasi sempre. 

“Non ho dubbio alcuno che Berlusconi voglia reimpiantare il fascismo in Italia - e poi aggiunge - Non è un fascismo come quello degli anni trenta, fatto di gesti ridicoli come l’alzare il braccio teso, però ha altri gesti egualmente ridicoli. Non sarà un fascismo di camice nere, ma di cravatte di Armani.” Saramago

 Il nonnetto portoghese paga per aver espresso delle opinioni. Bollati Boringhieri darà alle stampe il suo lavoro. Tempo fa ho assistito alla trasmissione di Fabio Fazio..., sì, quel lungo spot pubblicitario intervallato da consigli per gli acquisti, dal dolce titolo...”LA BELLEZZA E L’INFERNO”. La trasmissione non è stata neanche malvagia, ho visto passione nella voce di Saviano, è mi è parso lodevole che in prima serata si parlasse di libri e della forza della parola. La forza della parola è stata forse un pochino sopravvalutata, ma questa è una storia vecchia. Non vorrei parlare dell’urticante atteggiamento di Fazio, ma lo faccio. Ogni volta che Saviano si scordava di citare il nome della casa editrice di uno dei libri che nominava (ed erano tanti), Fazio interveniva per scandirlo per bene. A parte che le case editrici erano sempre le solite, penso che i titoli dei libri e i loro contenuti fossero importanti, non i nomi delle case editrici.  Io volevo focalizzare l’attenzione sulla reale posizione occupata attualmente dallo scrittore Saviano nel nostro immaginario collettivo. Perché Saviano è diventato una sorta di paladino della giustizia, di simbolo dell’Italia che si ribella alla malavita organizzata, ai poteri forti. Proprio di recente ho letto il suo libro, e pur trovando che sia una grande inchiesta giornalistica, ci son state alcune cose che non mi son piaciute. Non entrerò nello specifico. Non mi è piaciuta la bibliografia. Durante la trasmissione di Fazio il nostro elogiava, giustamente, le figure di uomini e donne che si erano ribellati, attraverso forme d’arte e comunicazione, ai sistemi dittatoriali dei loro rispettivi paesi. Ha parlato, tra gli altri,di Salman Rushide, Politkovskaja, Miriam Makeba e di un autore nigeriano del quale non ricordo il nome, ha parlato di persone che erano state “oscurate”, censurate, la cui voce era stata messa a tacere perché disturbava l’attività poco pulita dei governi dei loro paesi. Ha parlato di silenzio e isolamento di queste persone. Quando ho scoperto che per scrivere Gomorra egli ha attinto a piene mani da tutta una serie di articoli e reportage, pubblicati nel corso degli anni da piccoli giornali campani ci son rimasto un po’male. Non trovo niente di male nel prendere spunto, nel rielaborare, nell’utilizzare tutto quel materiale sull’argomento, proprio perché per un lavoro d’inchiesta è assolutamente necessario documentarsi, e perché da solo (con il lavoro “sul campo” come lo chiama lui) non poteva raccogliere tutte quelle informazioni, quei dati, quelle statistiche che ha sciorinato nel corso delle sue pagine. Ho trovato di pessimo gusto il fatto di non aver riconosciuto, con un adeguata bibliografia, tutto il lavoro utilizzato, facendo nomi e cognomi degli autori degli articoli e dei reportage. Mi è sembrata una mancanza di rispetto nei confronti di quei piccoli giornalisti che vivono nell’ombra, che lavorano in silenzio, come magari lui faceva solo qualche anno fa.  Ci sono alcune cause in corso da parte di questi autori (dell’esistenza delle quali non ho mai sentito parlare nei TG nazionali, forse perché son poco importanti, certo) per far sì che il loro diritto d’autore venga riconosciuto. Magari verrò smentito e Saviano vincerà tutte le cause. In secondo luogo non mi è piaciuto l’editore del libro. Mi è parso fuori luogo che un libro che parla di malavita venga pubblicato da una casa editrice che è stata rilevata con metodi malavitosi.  Per quanto riguarda i contenuti delle denunce di Saviano, non posso dire io di che cosa egli debba parlare, trovo però sconcertante che in mezzo a tutti gli atti giudiziari citati nel suo libro inchiesta non vi siano nomi di personaggi politici, coinvolti, a vario titolo, nelle inchieste sulle grandi truffe e nei paurosi affari finanziari che la malavita non poteva non fare senza un adeguato appoggio. Naturalmente dice chiaramente che la politica sostiene gran parte degli affari che riguardano le opere pubbliche e i vari scempi ambientali, ma suoi riferimenti li trovo sempre troppo vaghi. Nonostante rimarchi continuamente l’importanza della parola, della libertà di espressione, mi pare che egli si sia autoimposto un limite, oltre il quale non gli interessa (o non gli conviene?) andare. Ma forse è così che funziona. Saramago parla a briglia sciolta del nostro piccolo presidente, e Saviano mette in croce il governo Nigeriano, la Shell, Putin e il regime di Teheran. Ognuno di essi mostra i denti quando parla dei potenti estranei al proprio paese, e ci va leggero con i propri. Ma non voglio pensar male di Saramago, perché non so quello che “non dice” in Portogallo. So quello che non dice Saviano. Ma mi rendo conto che necessiti una dose di coraggio fuori della norma l’azzardo di pronunciare certe parole contro i personaggi che detengono il potere esecutivo. Il coraggio che ha mostrato nello sfidare la camorra, il coraggio che tanto ha decantato nei personaggi descritti nella sua trasmissione. Ma che vuoi farci, è il regime, bellezza!....il regime delle camice bianche e delle cravatte Armani.     

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25 Dic 2009
alle 18:45

fanny cerri

Esce oggi, su Panorama, una lunga intervista a Roberto Saviano, il cui viso in primo piano occupa l’intera copertina della rivista: le dita alle tempie, a suggerire pensiero e ponderatezza, e un vago sorriso soddisfatto, di non si sa bene cosa.
Ci sono personaggi, in Italia, davvero interessanti: uno di questi, che di tanto in tanto attrae con magnetismo la mia attenzione, è proprio Saviano. Mi ha incuriosita dapprima vagamente, senza che me ne rendessi troppo conto, con quel suo Gomorra, divenuto a tempo di record un caso internazionale. Ma la mia curiosità nei suoi confronti si è centuplicata con la trasmissione “Dall’Inferno alla Bellezza” (l’11 novembre scorso, l’avete vista?), due ore di monologo su RAI 3, in prima serata, di fronte a un Fabio Fazio quasi muto e in posizione adorante, oltre che sotto gli occhi di milioni di telespettatori, preavvisati con largo anticipo dell’evento sensazionale.
Trasmissione sorprendente! Ho potuto apprezzare doti, in Saviano, che non avrei mai immaginato possibili. Un uomo abituato a sedere ad una scrivania, con tali doti funambolesche, da contorsionista, da acrobata circense, senza reti né protezioni! Che classe, che sterzate, che slalom, che carambole!
Parla, Saviano, di cose su cui siamo tutti d’accordo, senza ombra di dubbio. Parla ininterrottamente, per più di due ore… Ma quante cose non dice! Sembra aggirarsi per il mondo, a volo d'uccello, sfiorandone solo una parte consentita, accuratamente selezionata in base ad oculato criterio.
Parla dell’odioso regime iraniano e della sua repressione feroce, per esempio. Parla di due giovani donne, in particolare, Neda e Taranè, entrambe assassinate dalla polizia governativa, in occasione di manifestazioni di piazza, a Teheran. Una delle due, Taranè, viene oscenamente torturata, prima di essere uccisa. Violenze sessuali inenarrabili. Saviano descrive con dovizie di particolari i danni subiti dal corpo di Taranè: corpo che sarà ritrovato bruciato, ma ci sono testimoni oculari delle sue condizioni prima della morte. Ci lascia giustamente inorriditi, Saviano, con i suoi racconti di torture sessuali, perpetrate dalla polizia per conto del governo iraniano, e ci spiega (tante volte non ci venisse in mente) che, come tortura, lo stupro serve ad annientare l’immagine, la dignità, l’autostima di chi lo subisce. Lo spiega molto bene, ma si dimentica - casualmente - di farci notare, en passant, che gli stessi (identici) sistemi di tortura continuano ad essere adottati dal nostro civilizzato Occidente, almeno dalla guerra di Algeria, in cui i Francesi si ispirarono in realtà a pratiche già sperimentate in Indocina. Tecniche poi scientemente elaborate, come vera e propria metodologia sistematica, nelle scuole di tortura israeliane e statunitensi. Metodi di tortura applicati in tutto il mondo, in America Latina, in Iraq…, spesso sotto il controllo della CIA, per annientare gli oppositori politici. Con ammirevole triplo salto mortale, Saviano cancella le immagini, che ancora oggi tutti abbiamo negli occhi, dei prigionieri nudi di Abu Grahib, centro di tortura statunitense nei pressi di Baghdad. Sorvola su Guantanamo, dimentica le prigioni segrete argentine fino agli anni ‘Ottanta, le desapariciones e le torture brutali in Latinoamerica, i corsi di addestramento alla tortura della Escuela de las Americas, gestita dal Pentagono, la cosiddetta “Università della tortura”. Saviano riesce rocambolescamente a non dire che, proprio in Iran, la CIA ha addestrato la Savak, “la polizia segreta dello Scià, tristemente nota per i sui crimini” (cito da: Central Intelligence Agency – Manuale della tortura – Il testo Usa top-secret, pubblicato in italiano da DATANEWS nel 1999). Ma ti sei documentato almeno un po’, figliolo bello, prima di fare una diretta RAI di più di due ore????? O ci stai nascondendo qualcosa????? Ci mostra, invece, Saviano, le fotografie giganti, dei volti di Neda e Taranè e ci rivela una grande verità: Neda e Taranè erano pericolose e sono state uccise perché… Erano belle! E la bellezza fa paura! Ma davvero??? Una verità, quella di Saviano, ad uso e consumo di un pubblico sentimentaloide e credulo (o, meglio, presunto tale), continuamente in cerca di belle favole su cui versare una lacrima. Non so voi: io in quelle foto ho visto due donne veramente belle, ma soprattutto sorprendentemente occidentali, con il mascara, il fard, la matita al contorno delle labbra, donne in posa fiera, quasi pronte a uscire su una copertina di Vogue. Donne coraggiose e rivolte decisamente all’occidente: quindi, forse, per questo motivo temibili per il retrogrado governo iraniano.
Più avanti Saviano si lancerà in analoghe massime civil-politiche, incitando il genere umano alla bontà. Sì, avete capito bene, bisogna essere buoni! Ma buoni a far cosa, benedetto figliolo? Buoni con chi? In che consiste la bontà? Io capisco che tu, Saviano, dall’altra parte dello schermo non ci vedi in faccia, noi del pubblico, ma… Ti sembriamo così cretini, ingenuotti, qualunquisti, pecoroni? Non ti sembra già sufficiente la spoliticizzazione ampiamente circolante? Io do una caramellina a te, tu ne dai una a me e siamo tutti felici????
Ma Saviano è in vena di raccontar favole a modo suo.
Ci parla del delta del Niger e di uno scrittore, Ken Saro-Wiwa, condannato a morte e ucciso nel 1995 dal governo nigeriano. Saviano parla della Shell franco-olandese, che ha istigato il governo nigeriano ad uccidere Saro-Wiwa, personaggio scomodo e mediatico, che si opponeva allo sfruttamento umano e ambientale della regione. Descrive con doveroso dettaglio i particolari della sua esecuzione per impiccagione: una scena da incubo, purtroppo non tale. Ci racconta poi trionfalmente, con aria commossa, che, grazie a una “meravigliosa” (sic) legge americana, la Shell è stata rinviata a giudizio negli Stati Uniti per la morte di sette intellettuali nigeriani, tra cui lo stesso Saro-Wiwa! Non si stupisce affatto, però, che grazie a leggi statunitensi altrettanto “meravigliose”, da paese del Bengodi, la Shell se la sia cavata pagando quindici milioni di dollari di sanzione ed abbia così evitato la sentenza. Questo, a Saviano, sembra del tutto normale e perfettamente accettabile, anche se, com’egli stesso dice, tanto vale la vita di uno scrittore. Ma, ancor meglio, con illusionismo degno del mago Houdini, Saviano evita di ricordarci (non si sa mai, pestasse i piedi a qualcuno di conosciuto!) che la nostra ENI, italianissima, è, accanto alla Shell, tra le principali responsabili dell’annientamento dell’ecosistema del delta del Niger e dello sfruttamento delle popolazioni, che in quei luoghi cercano invano di sopravvivere. Dimentica completamente i tecnici italiani dell’ENI rapiti qualche anno fa e glissa sulle cause di tale rapimento. Non gli appare sul volto il benché minimo sorriso, sarcastico, al pensiero delle pubblicità televisive della nostra compagnia energetica, piene di prati verdi e di cieli azzurri, mentre gli impianti ENI sul delta del Niger insozzano l’atmosfera e le acque con il gas flaring, i cui fuochi sono visibili perfino dai satelliti in orbita intorno alla terra.
Ma non importa. Finalmente Saviano inizia a parlare di camorra e del proprio territorio, la Campania, che è quello che sa fare. E ne parla con grande competenza e passione. Mi piace! Quante cose interessanti, davvero!
Più avanti, angolo di presentazione di libri alla “nitroglicerina”: citati al volo Salman Rushdie, Omar Pamuk, Gracia Lorca (unico accenno nella trasmissione a una vittima del fascismo, quello spagnolo, ma con particolare enfasi, piuttosto, alla sua omosessualità), Nazim Hikmet (di cui mi sembra che non dica neppure che era comunista, ma tant’è)…
Uno spazietto particolarmente lungo a Reinaldo Arenas, vittima del regime castrista, censurato ed incarcerato perché omossessuale ed oppositore politico. Saviano parla delle torture inferte ad Arenas nelle prigioni cubane. Ma ancora una volta non si lascia sfuggire di bocca (che presa formidabile!) il fatto che Cuba è stata per decenni un’oasi di diritti umani, rispetto alla totalità degli altri stati latinoamericani, vittime di dittature militari sanguinarie ben più violente (potrei riportare una bibliografia infinita). E non coglie – distrattamente? - la preziosa occasione per nominare uno Stato immenso, in una posizione strategica del Sud-America, ricco di miniere e di biodiversità, DI CUI NESSUNO PARLA MAI (se non per i rapimenti delle FARC), la Colombia, in cui ancora oggi i sindacalisti vengono uccisi, le loro famiglie minacciate e perseguitate, il lavoro sfruttato a livello di schiavismo, l’opposizione politica soffocata nel sangue, i contadini (compresi i bambini) violentati, massacrati e squartati a colpi di machete per sloggiarli dalle loro terre, dietro una facciata di civile democrazia. Una democrazia colombiana con cui Obama stringe un accordo militare poco tempo dopo aver ricevuto il Nobel per la Pace.
Saviano prosegue con la presentazione del libro, finora credo non troppo conosciuto, di Varlam Šalamov, “Racconti di Colima”, di cui ora, dopo la trasmissione, sono tappezzate le librerie “La Feltrinelli” di Roma (edizioni Einaudi, recentissima ristampa - sarà un caso?). Ottimo regalo di Natale. Inutile dire che i racconti parlano dei Gulag sovietici e delle torture del comunismo stalinista.
Subito dopo, finalmente, si parla dei crimini contro l’umanità commessi nel mondo dagli Stati Uniti d’America e dal blocco occidentale! No, scherzo (non sia mai!), si parla invece dell’uccisione di Anna Politkovskaja da parte dei servizi segreti, indovinate un po’?… Russi! Che bravi che siete, preparàti, complimenti! Ma io qui spengo la TV, sono esausta.
La parola è pericolosa, dice Saviano… Ma quanto lo sono i silenzi? Gli omissis? Ne sappiamo qualcosa, in Italia, no?
Ma io lo voglio perdonare, il povero Saviano, perché parla tanto bene, con tanta passione e competenza, di camorra. E ha parlato di immigrazione in termini che non avevo mai sentito prima: grazie, sinceramente!
Oggi compro (non a caso, lo confesso) Panorama. Storia di copertina – Intervista esclusiva a Saviano: “Roberto Maroni? Contro la mafia è uno dei migliori ministri dell’Interno”. Nell’intervista, lunghissima, Saviano ripetutamente afferma che Maroni è il migliore, nella lotta alle mafie, senza mai dire perché, che cosa abbia fatto oggettivamente di tanto ammirevole (anzi, per la verità gli dà poi consigli che contrastano un po' con l'impressione di grandi sforzi fatti dal Ministro)...
SAVIANO, MA CE L’HAI CON ME?????!!!!!!
Forse ha ragione un mio dolce amico.
Forse Saviano è davvero un giovane fin troppo coraggioso, per i suoi trent'anni; forse si è ritrovato inconsapevolmente al centro di un battage mediatico più grande di lui e non si devono pretendere da lui la santità o l'onniscienza. Paga già duramente per le sue denunce contro la camorra. Forse le sue omissioni sono davvero casuali (anche se non riesco a crederci): non si può dire tutto, in fondo.
Il fatto è che io mi sento ormai così stanca di questa informazione sempre parziale e filtrata! Magari me la prendo con la persona sbagliata.

39
20 Nov 2009
alle 09:44

Adduso

Se dovessi potere interpretare le parole di Ingroia, direi quasi che abbia indirettamente suggerito a Saviano di scendere nell'arena politica, altrimenti è probabile che le sue legittime, coraggiose e puntuali denuncie potrebbero finire come quelle di tanti altri, magari dialetticamente meno bravi, ma pur sempre antimafiosi, le cui parole sono state poi dimenticate dalla gente. Basta al riguardo girare nella società, nelle istituzioni, nei seggi elettorali, ecc. in cui molti figli delle mafiosità hanno parzialmente messo da parte le armi per vestirsi di abiti civili, decorosi e di Stato.

Per il resto, il pericolo per Saviamo, a mio parere, non proviene solo dalla camorra, ma anche dalla circostanza che lui quando parla non guarda in faccia nessuno, sia che si tratti di un politico, un istituzionale, un magistrato, un burocrate, un affarista, un palazzinaro, ecc. Come dire, Saviano tocca tutto il noto quanto diffuso gotha della mafiosità italiana, tutta incerata di etica e nobiltà.

Infine è sconvolgente leggere certe infelici delegittimazioni con le quali si insinua che se Saviano non è stato ancora ucciso ciò significa che il suo personaggio sarebbe solo una montatura. Un’illazione così maldicente non può essere che dettata da disonestà politica oppure da ossessioni mediatiche o ancora da frustrazioni personali, se non pure da bassezze popolane, o peggio tutto insieme.

38
14 Nov 2009
alle 11:50

Gianluca

Sapete, parlare di camorra e di mafia dall'esterno quando non si immagina nemmeno cosa voglia dire vivere circondati dalla paura, dall'omertà e dal servilismo è troppo semplice. E' troppo semplice criticare chi, come Saviano, punta il dito contro i responsabili, contro i mafiosi, contro i camorristi che annullano la personalità e l'umanità della gente. E' troppo facile accusare un uomo di egoismo e di esibizionismo. Saviano ha il coraggio di dire le cose in faccia, senza timore, senza paura delle ripercussioni che le sue parole possano avere; è troppo facile criticare chi si batte per cambiare una realtà che si è omologata nella società, che non è la società di Saviano, ma è la nostra società. E scusatemi, ma penso che l'uomo Saviano meriti la popolarità che sta avendo in questo momento, perchè tutti affermiamo che la camorra e la mafia ci sono, ma se non c'è nessuno che le denuncia e sopratutto se non c'è nessuno che ce le fa conoscere dall'interno resteranno realtà sempre al di fuori dalla nostra, come cose che non ci appartengono. Giusto che Saviano parli in prima serata, e giusto che oltre le sue capacità di giornalista emergano anche quelle di uomo di cultura e di letterato: perchè solo la cultura può sconfiggere la mafia! Non prendiamocela con Saviano perchè ancora non è stato ucciso dalla camorra (come Falcone o Borsellino...) o perchè gli si dà l'opportunità di farsi conoscere meglio in tv, voi con certe critiche ASSECONDATE quello che vogliono farne di lui, vale a dire isolarlo, spegnere i riflettori, cosicchè non ci sarà più bisogno di farlo fuori, perchè ci abbiamo già pensato noi! Peppino Impastato fu ucciso dallo Stato, dalla società perchè fu lasciato SOLO!

Saviano vuole scuoterci, vuole trasmettere in noi la rabbia di immagini e realtà crude in un mondo che non ci è estraneo, anzi...dobbiamo essere noi a dare una risposta concreta, con legalità, non cedendo a compromessi, clientelismi e favoritismi.
Dobbiamo essere noi a rifiutare un certo "modus vivendi" che ci obbliga a portare i paraocchi. 

Io ho fiducia nelle forze dell'ordine, ho fiducia nella gente, ho fiducia nelle parole di chi, come Saviano, denuncia queste situazioni, e molto spesso viene "ripagato" con l'essere accusato di protagonismo. Ragazzi svegliamoci!!! Se davvero ci interessa cambiare questo mondo, iniziamo con le autocritiche e "non ci soffermiamo sulla pagliuzza nell'occhio del nostro vicino, ma occupiamoci della trave che grava sulle nostre spalle", solo così si potranno avere delle risposte concrete, iniziamo a DENUNCIARE le situazioni ingiuste, non affoghiamo in quel mare di omertà che Saviano ci ha trasmesso come oltrepassabile, sentiamo nostre le ingiustizie commesse contro il nostro prossimo.

Questo è ciò che penso, ed è la mia interpretazione e il mio pensiero riguardo il lavoro di Saviano. Vi parla uno che la mafia la conosce e l'ha vista da vicino.*

Roberto approfitto della situazione per trasmetterti da un lato la mia infinita stima nei tuoi confronti, dall'altro il coraggio e l'appoggio per continuare il tuo lavoro e per andare avanti.
Io sono con te...     

 

                                                         Gianluca (18 anni)

37
12 Nov 2009
alle 17:14

isabella

NON DICIAMO SCIOCCHEZZE.Saviano è un giovane  scrittore coraggiosissimo che  ha messo  a  repentaglio la  sua vita per  la LIBERTA',che  non abbassa  la  testa  davanti  alla prepotenza,che non  da via "la  sua  ANIMA" per nulla  al  mondo;non  si può che STARE CON  LUI ed esprimergli  in  ogni  modo  SOLIDARIETA'. Io  lo  ammiro  tantissimo.

36
12 Nov 2009
alle 01:01

massimo dalia

Con l'augurio di trovare quello che determinerà in in futuro lontano purchè sia futuro un cambiamento della coscienza umana .volevo solo dire che il personaggio saviano esiste non perchè esiste la camorra ma perchè i media hanno capito che sono tanti siamo tanti quelli che viviamo l'emarginazione e l'opprimente senzazione di poter perdere la propia anima .vorrei tanto portatare a conoscenza Saviano di una realtà simile a quella del villaggio coppola che si ripete oggi, fatta di forza cammorristica capace di corrompere, minacciare ,diffamare ,emarginare chi rifiuta di arrendersi ,chi si batte con l'unica certezza di non voler perdere la propia anima.quella realtà si chiama :via provinciale 89 fab.t/4 .E nessuno dice niente e nessuno fa niente ,del resto come anche tu hai detto nel programma, non fa notizia nemmeno la morte di qualcuno, in questo caso la morte di Giorgio Nugnes o meglio la notizia c'e ma poi niente cambia ed anche in questo caso se si ipotizza che nugnes è stato costretto al suicidio bè allora si è pazzi si è come quella giornalista russa quando diceva di aver paura ,quando diceva di sentirsi controllata dai servizi secreti.Io mi sento allo stesso modo .

35
04 Nov 2009
alle 22:14

marianna

flavia...grazie a dio allora le persone come te esistono da qualche parte...salve a tutti e salve alla somma penna o tastiera che dir si voglia che ha dato vita a questo articolo molto interessante ...nella sua pur triste banalità...saviano non è un eroe...saviano è uno scrittore...certo che si ed è uno scrittore che ha dato tutto se stesso nel vero senso del termine per raccontare una terra..la mia terra che violentata distrutta insultata privata dei suoi beni massacrata derisa e potrei continuare per molto viene troppo spesso dimenticata o peggio ancora racchiusa in quella località ristretta che la esclude dai problemi macroeconomici della nazione inconsapevole che LA CAMORRA LA MAFIA E LA NDRANGHETA sono la macroeconomia in italia e mi perdonerà signor autore dell'articolo se non riesco a considerare saviano un personaggio. Saviano non si adora, mio dio non è certo un calciatore/cantante/attore ROBERTO SAVIANO è uno scrittore che con la sua dialettica spesso cruda e senza fronzoli incalzante e riflessiva costruisce immagini così vivide nella mente del lettore tanto da destabilizzarti....sopratutto per me ragazza di 20 anni che quella terra la conosce perchè ci è nata roberto saviano è ossigeno è la non rassegnazione a mantenere lo status quo perchè fa comodo a tutti...saviano non ha innescato una rivoluzione o un trend o una moda saviano ha fatto molto di piu' saviano ha indotto alla RIFLESSIONE milioni di persone e soprattutto giovani ha sbattuto in faccia al mondo le barbarie della mia terra che è stata privata della sua storia e della sua memoria per essere travolta da quintali di cadaveri rifiuti e opere dolose....e allora io mi chiedo una cosa..seppure saviano avesse fatto i miliardi come tipicamente gli si imputa dove sarebbe il problema? saviano vive di ricerca e di lavoro e di parole e se attorno a questo è riuscito a costruirsi una indipendenza economica tale da permettergli di scrivere e ricercare liberamente beh dio sia ringraziato che i milioni di copie di gomorra lo abbiano arricchito....concludo solo dicendo che non è una colpa criticare saviano...la colpa nasce se la critica non ha senso...mi spiace ma si poteva fare sicuramente di meglio.

marianna 20 anni CAMPANA sostenitrice di roberto saviano. 

34
30 Ott 2009
alle 18:55

FLAVIA

Il suo acume e la sua perspicacia mi colpiscono! Complimenti per la sua lungimiranza e “larghezza”di vedute! Mi conceda il beneficio del dubbio, ma mi par quasi che a parlare sia un camorrista o almeno un simpatizzante di questa cultura, che purtroppo permea ogni aspetti del nostro vivere. Da sedicenne napoletana rimango inorridita alle sue parole, poiché vanificano l’operato di un uomo che ha preferito cedere la propria libertà personale a beneficio della collettività, descrivendo la realtà, la mia, come la sua. Camorra non vuol dire solo sparatorie, prostituzione e droga, è anche omertà, che forse è il male peggiore perché, pur invisibile, è alla base della cultura camorrista. Seppur napoletana, non voglio far parte di quella grande fetta della popolazione che, per viltà, paura o necessità, preferisce far finta di non vedere, non sentire, non sapere , accettando di fatto giogo imposto dalla criminalità. Senza il beneplacito del popolo, la camorra non avrebbe vita facile, ma senza dubbio la via dell’omertà risulta essere la più semplice, nonché priva di rischi per se stessi e i propri cari! Tutti coloro che adottano questo modus operandi si macchiano degli stessi crimini dei camorristi di professione perché, in qualche modo, li appoggiano e li proteggono con il proprio silenzio. Raccontare questa realtà, quella vera, nuda e cruda, non ritengo sia da imputare a manie di protagonismo o desiderio di ricchezza, (per conseguire popolarità e denaro le strade sono ben altre…), piuttosto ad un’accurata e dolorosa presa di coscienza, al dovere morale nei confronti della propria terra, abbrutita e stuprata dai suoi stessi abitanti. Se proprio è convinto che Saviano sia oramai un personaggio schiavo della sua stessa immagine, che ha deciso di vivere sotto scorta per pura gloria, allora la invito caldamente a fare di meglio! (se ne ha il coraggio…)  

33
17 Ott 2009
alle 13:16

chiara

La curiosità mi ha fatto entrare in questo sito: come si può non essere con Saviano? Ma quale chiave di lettura si può utilizzare per poter affermare che Saviano è un mostro a tre teste e che non è tutto oro quello che luccica? Sono profondamente offesa ma non per lui-è talmente al di sopra da tutto ciò-ma per me stessa e per tuti quelli che hanno scoperto una realtà che appena conoscevano, con il sedere sul divano a guardare  la fiction di turno e invece si sono ritrovati ad entrare in un incubo vero, tangibile e che non fa sconti per nessuno. Non si può cambiare canale o far finta di niente, non ci sono vie d'uscita, la realtà è questa, senza sbavature o orpelli. Non mi consola nemmeno pensare che chi offende Saviano è solo un ottuso malpensante che probabilmente avrebbe preferito che tutto fosse rimasto così, che il sasso nello stagno non fosse mai stato gettato. Mi fa tanta tristezza che venga fatta della facile dietrologia anche in questo caso, come va tanto di moda adesso: non è importante se spari cazzate, l'importante è far uscire del fiato. Pazienza, ancora una volta perdiamo l'occasione di dare dimostrazione che non siamo poi così male, che c'è ancora speranza per questo schifo di mondo e per come lo stiamo riducendo e non perchè ci sia qualcuno che non la pensa come me ma perchè esiste qualcuno che non riesce ad intravedere uno spiraglio di luce in queste tenebre che sono i nostri giorni.

32
22 Ago 2009
alle 15:48

internoagnello/lucignoloalterego

Io sto con il messaggio che Saviano diffonde. Ma non sto con Saviano. Saviano non ha gli stessi nobili fini di Falcone e Borsellino. Saviano non opera per la collettività ma per se stesso. Saviano distrugge tutti coloro che gli muovono una minima critica e non solo...distrugge anche chi non si fa di lui servo. Io ragionavo come voi, ma alcuni eventi mi hanno fatto aprire gli occhi su Saviano. Vedevo solo l'esterno dell'eroe da copertina, quando ho iniziato a guardarlo dentro la mia illusione è precipitata nel dirupo della consapevolezza, per poi risalirlo. Saviano usa i media, la compassione della gente...non ha scrupoli, non ha coerenza. Si fa amico dei potenti e non ha compassione per i deboli.

Leggete i siti di Saviano e i blogs (anche quelli anonimi)...

ma leggeteli in controluce, in sottoimpressione...estrapolate il messaggio autentico, la mappatura nascosta

Lo so qualcuno dirà "non ci credo, colui non è Saviano". L'ho pensato anch'io...

..eppure.

Ad ognuno la sua chiave di lettura, come disse lo stesso Saviano durante la trasmissione di Fazio, leggendo i titoli del Corriere di Caserta.

 

31
12 Ago 2009
alle 10:09

Pablo

"Zaen, il titolo in quanto tale è scelto per suscitare curiosità"

Scegliere un titolo forte per suscitare curiosità è atteggiamento che denota spregiudicatezza comunicativa e quindi voglia di protagonismo. 

Vorrei dirle di stare attenta a non trasformarsi troppo in "personaggio", siamo tutti qui a parlare del suo post, da cui lei ha tratto una certa popolarità, molti commenti, mi chiedo se lei non l'abbia scritto per appagare la sua ossessione per i blog "- anche - con il soddisfacimento dell'ego."

"Sia chiaro: questo nulla toglie alla sua bravura e al colpo di fortuna straordinario" di aver ricevuto così tanti commenti

30
12 Ago 2009
alle 09:39

Pablo

La forma di critica espressa nel post è frutto del decadimento del senso della realtà che permea la nostra società.

Tali argomentazioni potrebbero essere applicate a chiunque, facendo qualcosa, abbia avuto una qualche risonanza pubblica.

Si potrebbe dire ad esempio che Gesù era uno che voleva mettersi in mostra ( anche lui ne ha vendute parecchie di copie ) lo stesso dicasi per Gandi o Martin Luther King. Tutta gente malata di protagonismo, che è caduta nella trappola del protagonismo....ma mi faccia il piacere!

Torni nella realtà, e faccia una anlisi di coscienza sulla sua di voglia di protagonismo.

29
05 Mag 2009
alle 12:19

M.J.

Saviano è vivo...meditate gente???? Innanzitutto credo che Saviano non sia pericoloso quanto quelli che ha nominato Gabriele D. Sono finiti gli anni in cui si ammazzavano i grandi nomi. Manco i magistrati ammazzano più...Il post è al quanto strano quello di oggi...perchè riconosce tutti i meriti dello scrittore, criticandone però gli effetti negativi che susciterebbero. Allora Saviano è andato in tv una volta a Matrix, al Tg1 e poi da Fazio..in Italia..negli altri paesi europei Saviano è stato ospite per centinaia di ore di programmi tv. Per quale motivo secondo te?? Perchè lì il problema non lo conoscono manco di striscio...e hanno trovato con stupore dopo più di 20 anni di silenzio giornalistico sul fenomeno mafia/camorra, convinti che bene o male si era ormai affievolito il problema, uno scrittore che non ha ricevuto come dono divino tutte le informazioni messe su un libro che ha prodotto milioni di euro, ma sono il frutto di un lavoro e di una dedizione spasmodici..il problema è guardare il dito e non la luna...siete voi che fate altrettanto...tramutate il successo di uno scrittore nell'egolatria del uomo...il problema è tutto vostro..Saviano di professione fa lo scrittore e come tutti gli scrittori scrive anche sui giornali..e come tutti gli scrittori cerca di distinguersi nel suo lavoro..come un critico d'arte va a parlare ovunque dell'argomento che studia da anni...il fenomeno mafia non è mai stato raccontato, se non ai tempi di Falcone, in questo modo..si erano addormentati tutti i giornalisti sul problema..e invece c'era un bisogno impellente di qualcuno che riaccendesse i riflettori sulla scena mafiosa..nessuno aveva mai dato un quadro generale della situazione in questo modo...perchè quello che dice da sempre saviano sui giornali locali è la pura verità...bisogna davvero aprire gli occhi...i giornali locali sono pienamente controllati dallo stesso fenomeno che commentano quotidianamente...anche nel modo di scrivere un articolo sono così sfacciatamente palesi le manipolazioni di notizia...messaggi veri e propri...

28
05 Mag 2009
alle 10:20

ROSSANA MALAVOLTI

non ho letto niente che Roberto non avesse già in quache modo previsto o descritto. coloro tra i quali non nutre simpatia, non sonon solamente gli appartenenti al "sistema", ci sono co dloro che non lo comprendono , ma anche coloro che, sono scrittori, narratori e che difronte ad un tale , inspettato (primo tra tutti dallo stesso Roberto Saviano), ma innegabilmente , strepitoso successo, cedono all'invidiae qualche critica gratuita non possono non tenersela per sè. La realtà è che il giovane , ma grande Roberto Saviano è un dono grandissimo e che per accoglierlo occorrono un cuore umile e sincero e più ancora un'anima che abbia SETE della VERITà, qualunque essa sia. PER QUANTO HAI FATTO : GRAZIE ROBERTO!!! CON PROFONDO RISPETTO E AMORE: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE ROBERTO!!!!

27
29 Mar 2009
alle 22:13

Eleonora, Blogosfere Staff

Zaen, il titolo in quanto tale è scelto per suscitare curiosità. Vi consiglio di leggere anche l'articolo di Fabrizio Rondolino su LaStampa: Un gadget chiamato Saviano.

Credo che si confondano ancora le critiche che questo post intendeva esprimere con il sospetto che in qualche modo si voglia delegittimare in questa Roberto Saviano e la necessità di combattere la criminalità organizzata.

26
29 Mar 2009
alle 17:38

zÆn

* spazio democratico del web:  Se tutti avessero la possibilità di collegarsi ed esprimere la propria opinione lo sarebbe. E' così?

25
29 Mar 2009
alle 17:32

zÆn

Sono un Torinese, figlio di immigrati veneti costretti a lasciare la propria terra negli anni '50 con il sogno di una vita e nella speranza di poter crescere i propri figli dando loro un futuro precluso nelle regioni allora povere del "veneto bianco". Non sono mai stato a Napoli nè a Caserta e conosco quei luoghi per averne letto ed aver visto immagini quasi sempre deleterie (immondizia, abusi edilizi, morti ammazzati ecc.). E' questa la realtà? o solo una parte di essa? Probabilmente uno come me non ha strumenti per capire a fondo, semplicemente perché non l'ha vissuta. Gli unici strumenti sono appunto i mass-media e le parole di chi arriva da lì, come Roberto Saviano o il mio amico e collega Giuseppe E.;

Ora, mi riesce difficile comprendere come (e mi rivolgo a te Eleonora) come una voce fra le svariate migliaia di Bloggers che dicono la loro nello spazio democratico*  del WEB per quale motivo intitoli il proprio post di origine "Io non sto con Roberto Saviano.."  La domanda naturale è con chi stai?

Ho letto le tue argomentazioni in risposta alle critiche e contributi di altri ma non ho trovato una risposta convincente. Certo sottolinei la strumentalizzazione mediatica del personaggio e il dito la luna e via così, Ma sai come sono capitato in questo BLOG POLITICAESOCIETA? per via del titolo apparsomi su google, "Io non sto con.." mi sono chiesto come mai  ho cliccato ed ora sto scrivendo. 

Non è un uso astutamente mediatico delle parole? 

24
29 Mar 2009
alle 17:31

zÆn

Sono un Torinese, figlio di immigrati veneti costretti a lasciare la propria terra negli anni '50 con il sogno di una vita e nella speranza di poter crescere i propri figli dando loro un futuro precluso nelle regioni allora povere del "veneto bianco". Non sono mai stato a Napoli nè a Caserta e conosco quei luoghi per averne letto ed aver visto immagini quasi sempre deleterie (immondizia, abusi edilizi, morti ammazzati ecc.). E' questa la realtà? o solo una parte di essa? Probabilmente uno come me non ha strumenti per capire a fondo, semplicemente perché non l'ha vissuta. Gli unici strumenti sono appunto i mass-media e le parole di chi arriva da lì, come Roberto Saviano o il mio amico e collega Giuseppe E.;

Ora, mi riesce difficile comprendere come (e mi rivolgo a te Eleonora) come una voce fra le svariate migliaia di Bloggers che dicono la loro nello spazio democratico*  del WEB per quale motivo intitoli il proprio post di origine "Io non sto con Roberto Saviano.."  La domanda naturale è con chi stai?

Ho letto le tue argomentazioni in risposta alle critiche e contributi di altri ma non ho trovato una risposta convincente. Certo sottolinei la strumentalizzazione mediatica del personaggio e il dito la luna e via così, Ma sai come sono capitato in questo BLOG POLITICAESOCIETA? per via del titolo apparsomi su google, "Io non sto con.." mi sono chiesto come mai  ho cliccato ed ora sto scrivendo. 

Non è un uso astutamente mediatico delle parole? 

23
28 Mar 2009
alle 19:09

Tommy

Sono un napoletano che, come tantissimi altri, sta per emigrare perché ho perso ogni speranza di cambiamento. Ho già vissuto diversi anni al centro-nord per ragioni di studio e lavoro e spesso mi capitava di parlare di camorra. In genere, quando affernavo le cose che dice ora Saviano, mi veniva dato del fantasioso o dell'esagerato. Tutti ritenevano che in fondo noi meridionali siamo tutti un po' conniventi, visto che dopo tanti anni il problema si aggrava invece di risolversi.

Grazie a Roberto gente come me, avvilita, ferita ed oppressa ha finalmente una voce che è ascoltata. Finalmente tutti sanno che in sud Italia è in vigore una dittatura, e la consapevolezza è il primo passo per sperare di affrontare il problema.

Quello che infine voglio dire a chi critica il ruolo mediatico di Saviano è: siete voi che guardate il dito e non la luna. Invece di arrovellarvi su pensieri del tutto inconsistenti, cominciate a ragionare sulle implicazioni di Gomorra nella vita reale. Cominciate a guardare fuori dal vostro uscio e scoprirete che le mafia, anche se in forma diversa, stanno divenendo padrone anche del nord Italia. Il grande e civile nord-Italia che si è arricchito anche sul nostro sangue.

22
28 Mar 2009
alle 18:47

Tommy

Sono napoletano e, come tantissimi altri, sto per abbandonare la mia terra. Ho vissuto per tanti anni al nord e centro Italia e diverse volte ho provato a discutere di camorra con amici. Nessuno capiva le mie parole, quando affernavo che in sud Italia è in vigore un regime dittatoriale. La camorra e tutte le mafia hanno il ruolo che i paramilitari svolgono in altre nazioni, ove operano traffici illeciti ed un controllo pervasivo del territorio. Sempre venivo guardato con ironia e le mie parole liquidate come esagerazione.

Roberto ha finalmente dato voce a gente come me: ferita, umiliata, avvilita ed infine costretta ad emigrare.

Quando sento o leggo di persone che, invece di riflettere su cosa implica tutto ciò, non sanno altro che manifestare una snobbistica supponenza sul ruolo mediatico di Roberto, mi sento scoraggiato.

Posso solo dire a queste persone che siete voi che guardate il dito e non la luna. Saviano vi sta dicendo che mentre vi arrovellate su pensieri inconsistenti, la camorra e le mafie si sono impadronite anche delle vostre terre e che la ricchezza del nord Italia è stata costruita anche sul nostro sangue. E grazie a Roberto nessuno può più dire "non lo sapevo".

Hai ragione, Roberto, basta confortare le persone scosse, ma d'ora in poi scuotere gli appagati. Vi prego, cominciamo da subito.

21
27 Mar 2009
alle 22:55

Marta

Sono indignata! Roberto Saviano è un ragazzo di nemmeno trent’anni con lo straordinario coraggio di denunciare una terribile realtà anziché fare la scelta più semplice e vigliacca (nonché maggioritaria) di farsi i fatti propri. Ragion per cui è costretto a “fuggire” dalla sua terra d’origine e a vivere sotto scorta rinunciando alla propria vita e mettendola in serio pericolo.E qui?Si discute boriosamente sul “personaggio” o sul presunto pericolo che questo ragazzo diventi tale “oscurando” il problema.Non sarebbe più opportuno, dico, preoccuparsi per la sua incolumità? Scandalizzarsi di fronte ad un paese che, impotente, costringe a pagare la verità con la libertà, se non con la vita?La questione non è vedere la luna o vedere il dito. Luna e dito (e per dito intendo la persona, non il personaggio) sono le due facce di una stessa medaglia.L’orribile realtà denunciata non può essere disgiunta dal coraggio e dallo spessore morale di chi ha compiuto questa denuncia, per almeno due motivi:-          affinché si tenga sempre presente il suo esempio e smetta di costituire un caso eccezionale e isolato;-          affinché si rendano possibili in questo paese la denuncia e la lotta, altrimenti nulla potrà mai cambiare. Eleonora, assolutamente legittimo il tuo diritto di “non sentirti in colpa se non adori incondizionatamente Saviano”, come scrivi, e di non ritenerlo esente da critiche.Legittimo, ma, secondo me, non per questo meno agghiacciante, dato che il coraggio di denunciare e la forza di lottare, sono immuni da qualunque critica e degni soltanto di stima e di gratitudine infinite.E definire “servile” l’ammirazione di Fazio (e come non condividerla?) nei confronti di un uomo di tale spessore, mi sembra oltraggiosa e fuori luogo. Com’è già stato scritto, è proprio chi discute sterilmente su Saviano che vede soltanto il dito (personaggio) anziché la luna.Un’ultima cosa, giusto per dovere di cronaca. Da questo post, per chi non ha seguito tutto lo speciale, sembrerebbe che Auster abbia attribuito il successo di Saviano alla fortuna. Vorrei quindi ricordare che Auster si è complimentato per le eccellenti doti di scrittore di Saviano. Altro che fortuna!

20
27 Mar 2009
alle 17:32

Alessandro

Questo articolo e parte dei commenti mi ricordano molto la recensione cinematografica...al 99% fatta da gente che non ha mai preso una cinepresa in mano, ma ha solo finito un qualche corso di giornalismo, o ancora peggio, da gente che ci ha provato ma ha fallito, quindi cerca di sfogare nella critica il suo estro, e a volte anche le frustrazioni...

mi direte "non dobbiamo quindi parlare? il diritto di esprimere il ns parere ? non sei democratico ... " ....

Io rispondo di si ovviamente, che ognuno e' libero di scrivere quello che vuole sui blog, glob, blob o block, ma la sostanza rimane una: che un miliardo di parole scritte qui non valgono nulla davanti a un milionesimo di un'gesto di qualcuno...

Trovatemi la cosa piu' sbagliata che secondo voi ha detto ieri, la smorfia piu' brutta che ha fatto, o uno sguardo sfugevole di mezzo secondo, e vi assicuro che e' molto piu importante ed eloquente di tutte le dichiarazioni di qui messe insieme! 

Saviano AGISCE, noi qui chiaccheriamo... E non ditemi che pure Saviano usa le parole, quindi anche voi... le sue parole sono azione, mentre le parole qui servono solo a soddisfare il ns senso di colpa (del tipo "Fazioso", nuovo termine) e niente di piu...

 scusatemi per la lunghezza, intendevo essere molto piu' breve inizialmente...

19
27 Mar 2009
alle 11:56

marisa62

Smettiamola di discutere se Saviano sia un personaggio mediatico o se sia arricchito con il suo libro.Saviano è "solo" un esempio di impegno civile e morale da cui dovremmo tutti trarre insegnamento. Lasciamoci turbare dalle sue parole, cerchiamo nelle nostre coscienze quella onestà di cui lui è esempio,tirimo fuori da noi stessi il buono che abbiamo.Convinciamoci che il cambiamento può esistere  se lo vogliamo e sopratutto non lasciamolo solo. Grazie Saviano

18
27 Mar 2009
alle 11:55

marisa62

Smettiamola di discutere se Saviano sia un personaggio mediatico o se sia arricchito con il suo libro.Saviano è "solo" un esempio di impegno civile e morale da cui dovremmo tutti trarre insegnamento. Lasciamoci turbare dalle sue parole, cerchiamo nelle nostre coscienze quella onestà di cui lui è esempio,tirimo fuori da noi stessi il buono che abbiamo.Convinciamoci che il cambiamento può esistere  se lo vogliamo e sopratutto non lasciamolo solo. Grazie Saviano

17
27 Mar 2009
alle 01:40

Stefano

Io sto con Saviano,Falcone,Borsellino,Alfano,don Peppe,padre Puglisi,Cassarà,e spero che la smettiate di spostare l'attenzione dai fatti all'uso mediatico;così fate il gioco sbagliato prestate il fianco a chi vuole delegittimarlo.Parliamo dei fatti che la camorra fa quasi indisturbata in questo paese.

16
26 Mar 2009
alle 19:07

Eleonora, Blogosfere Staff

Certo Cristina, sono d'accordo. Saviano non va lasciato solo. E soprattutto non dovrà essere lasciato solo una volta che la bolla di Gomorra si sarà sgonfiata.

15
26 Mar 2009
alle 18:32

cristina

Credo che Paolo abbia compreso il vero senso. Scusate ma ho avuto l'impressione che finora si fossero fraintese , forse involontariamente (?), le parole di Ingroia. Il personaggio a cui si riferisce infatti, come ha sottolineato Paolo, è quello che gli viene appiccicato… anche da questi commenti. Si dà per scontato che sia il professionista dell'anticamorra. Credo sia solo uno che ha deciso di non tacere. Di non vedere solo il dito ma puntare alla luna, farla vedere a tutti o perlomeno a chi ha voglia di vederla. Forse è un bene che anche nel nostro paese ci siamo persone che in ragione di un valore, come quello della legalità o della giustizia, sono pronte a rimetterci anche in prima persona. Vivere sotto scorta, come fa lui da tre anni, non credo possa essere reso meno duro dai soldi “fatti” con il suo libro. Non è servilismo, ma solo la consapevolezza che io per prima non avrei forse avuto il coraggio di fare questa scelta.La camorra e la mafia uccide solo chi vuole uccidere … meditate che la camorra o la mafia non uccide, non più, solo a colpi di pistola. Qualcosa sull’argomento ho imparto, ed è vero che anche la diffamazione, lo sberleffo, l’isolamento sono le nuove armi usate. D’altra parte Falcone stesso disse che la mafia colpisce quando lo Stato lascia soli i suoi uomini … forse è meglio non fare la prova anche con Saviano…

14
26 Mar 2009
alle 16:57

Paolo

A me è chiarissimo quanto detto da Ingroia, che è già un pò diverso da quanto riportato dal Corriere e quì (testualmente). Dice che c'è il rischio che rimanga intrappolato nel personaggio che gli viene appiccicato dai media, non che dipenda da lui. Quindi chiude dicendo che crede che Saviano sia abbastanza intelligente da evitarlo o comunque da fare in modo di andare oltre.

Se nel post si voleva dire questo, onestamente, mi è sfuggito del tutto.

13
26 Mar 2009
alle 16:06

Eleonora, Blogosfere Staff

Ma io sono contenta che lui sia stato da Fazio e spero che continui la sua battaglia sui giornali e nei suoi libri, perché la battaglia è una lezione di civiltà. Ma questa è un'osservazione scontata e banale dopo 3 anni in cui non si fa che discutere di Gomorra.

E se avesse guadagnato milioni e milioni di euro? Buon per lui, qual è il problema? Non è questo il punto della critica. Ribadisco: mi trovo allineata con Ingroia e con la costruzione del personaggio mediatico.

12
26 Mar 2009
alle 15:50

giovanni

Saviano è vivo perché la malavita sa far bene i suoi conti. Se lo facesse fuori, Saviano diverrebbe una sorta di martire, un simbolo e il putiferio dovuto alla sua morte, bloccherebbe o ridurrebbe i traffici della mala per chissà quanto tempo. E quella è gente che passa sopra a tutto, anche a quello che potrebbe essere definito "l'onore e il rispetto", basta che vada avanti il "business". L'ha detto anche Saviano, è solo business, solo una questione di soldi. No, il modo migliore per battere Saviano è screditarlo, dire e far dire che quelle descritte da lui sono fantasie, invenzioni di scrittore. E che cavolo, si facesse i fatti suoi, che qui a causa sua ci hanno fatto restare a piedi perché son venuti i carabinieri e hanno trovato gli autobus della scuola senza assicurazione... Saviano (o De Santis come dice Cettola) fatti i cazzi tua....! perché noi, qui con la camorra, con la malavita, con i nostri boss amici e protettori, abbiamo ordine e tranquillità. Sì, abbiamo la nostra non-vita e ci basta, perché abbiamo imparato ad abbassare la testa e a farci i cazzi nostri. Saviano, impara anche tu! Certo, impariamo tutti ad abbassare la testa e diciamo che la malavita non esiste, che Saviano racconta delle belle storie ma che, in fondo in fondo, sono solo tante sciocchezze.

11
26 Mar 2009
alle 15:43

Paolo

 A me, onestamente, sembra tutto l'opposto...cioè il messaggio del post è: "si è bravo, dice cose giuste, però..." il che è esattamente l'atteggiamento di chi discute del dito e non della luna.

Cioè, dare per scontato che tutti abbiano l'attenzione solo su Saviano (magari ignorando l'evento storico delle migliaia di persone per le strade di casal di principe, cosa onestamente mai vista) e avere delle considerazioni da fare solo su Saviano.

Se non si capisce una cosa non vuol dire che non la capisca nessuno. Una cosa straordinaria è che mentre scorrevo i commenti pensavo..."ma questo/a dove vive? davvero pensa che si tratti dell'idolatrazione di un presunto eroe e niente più?" E poi ho letto il commento di Daniela, che è di Milano...e per fortuna ha guardato la Luna, perchè si è chiesta esattamente la stessa cosa.

 Saviano ha detto tantissime cose ieri sera, ci si poteva scrivere un altro libro...che ne so, la considerazione banale, ma neanche tanto, che la camorra si basa sugli appalti e che di fatto si contano su una mano gli amministratori locali non collusi in qualche modo o quanto meno accondiscendenti...parliamo di centinaia, se non migliaia, di persone...per non parlare del corriere di caserta, una cosa come un elefante rosa in una stanza...un giornale che si trova praticamente in tutti i bar della provincia...chissà come mai (probabilmente si impone il giornale così come si impone il caffè)...oppure interrogarsi su che cosa succede (e cosa non) nelle scuole perchè gli studenti di casal di principe ritengano Saviano responsabile del fatto di non poter usare il bus.

 Con tutto questo, onestamente, è ridicolo voler discutere di Saviano...anche se si è alla ricerca di visibilità, un minimo di professionalità è d'obbligo per capire fin dove ci si può spingere. Quanto può aver guadagnato con neanche 3 milioni di copie? Credo che difficilmente sia arrivato al milione di euro...quindi di che stiamo parlando? Se poi neanche si può comprare una casa e tutti lo evitano come la peste...

Probabilmente "se l'è cercata", ma io dico tanto di cappello perchè se l'ha fatto non è certo per i soldi, e se anche fosse ha avuto sicuramente di che pensare e non mi interessa. Quello che mi interessa è che scriva sui quotidiani nazionali, vada in prima serata, venda milioni di copie e porti il film del libro agli oscar.

 Poi, magari, vorrei che chi ne parla si chiedesse il perchè, come è possibile, quanta collusione c'è perchè tutto ciò sia possibile? Non quanto ha guadagnato e come vende la sua immagine...non vedo come possa interessare, se non a chi vede il dito e non la luna.

10
26 Mar 2009
alle 15:28

antonietta

Saviano è vivo perchè non vive. Saviano parla, ha avuto il coraggio di denunciare, cose che nessuno ha mai fatto e se lo ha fatto è morto, gli anni, i mesi , i giorni , i minuti, i secondi che la camorra annienta con il sangue. Saviano è il coraggio, è la verità e ve lo dice una persona che vive e lavora a Castel Volturno dove è difficile vivere bene, lavorare bene, crescere i figli, dove tutto è veleno, dove ormai tutti muoiono di cancro. Saviano ha detto CHI E' STATO ad avvelenare il nostro pane mentre noi dormivamo dopo una giornata di lavoro o a dare un volto a chi uccide per estorcere.Ma la camorra, per Saviano, non è l'unico nemico. I suoi nemici sono coloro che ne parlano con superficialità, coloro che si fermano su aspetti secondari o per nulla attinenti, PERCHE' NON VERI, di questo giovane uomo che ha donato la sua libertà per un valore. Ne conoscete altri?  

9
26 Mar 2009
alle 15:02

Eleonora, Blogosfere Staff

@Daniela, come ho scritto, la critica è rivolta all'uso mediatico del personaggio. Se tu ieri sera hai visto la luna ne sono contenta. Anche Ingroia non vede il dito e per questo può spingersi a sostenere determinate posizioni.

@yanfry: sono d'accordo con te. Speriamo che quelle parole portino anche all'azione.

8
26 Mar 2009
alle 14:21

yanfry

Peccato anche qui il solito ritornello che nella politica e società italiana (ma non solo) ha fatto diventare l'informazione dis-informazione, si critica l'uomo e non si parla del messaggio, non mi interessa se Saviano sia "bravo" o addirittura il miglior scrittore del mondo, mi interessa ciò che dice e cio per cui rischia, le sue parole scritte o "recitate" descrivono un cancro (eufenismo lo sò) italiano che continua a crescere in un "corpo" che lo vuole ignorare.

La camorra e la mafia infettano l'italia, parliamone, annalizziamolo, "scopriamolo" questo è il messaggio.

Byez.

7
26 Mar 2009
alle 14:18

Daniela

Eleonora scusa dove vivi?? In Italia non esiste scrittore che non faccia politica. Oppure dobbiamo fare nomi e cognomi?? Seconda cosa leggi bene: non ho scritto la parola  ingenuità, ma ho scritto consapevolezza e saggezza. Non mi risulta siano sinonimi di ingenuità.  Se poi fondiamo le nostre ragioni su quello che dice il magistrato Ingroia siamo a posto. Parla proprio lui che è un presenzialista della prima ora?? Scusate, ma io ieri sera ho finalmente visto la luna e non il dito. Abitando a Milano, non compro certo i quotidiani del sud e quello che ho visto è agghiacciante. A me ha mostrato un'universo che non conoscevo e  che mi ero immaginata in altro modo. Dopo di che, Eleonora, queste sono le mie considerazioni, le tue invece quali sono?? Perchè qui nessuno ha detto che è bravo e gli altri zitti, quindi mi farebbe piacere capire in cosa Saviano sia criticabile, al di là di quello che pensa un singolo magistrato!

6
26 Mar 2009
alle 13:30

Guido

IO non riesco a criticarlo, anzi lo ammiro, per come ha scritto e per aver aperto gli occhi anche di chi non ha mai voluto vedere. Ciò che mi da fastidio, ma è un latro discorso, è il servilismo di Fazio che ormai fa da tappetino a chiunque: siano gli Alemanno o le Moratti, gli Elkian e i Saviano... alla lunga è stucchevole. Ma Fazio, certo non Saviano, che continuo a ringraziare nel mio piccolo...

5
26 Mar 2009
alle 12:35

Eleonora, Blogosfere Staff

@Daniela: non fa teoremi e non fa politica. Certo, è uno scrittore mica un militante. Non capisco il nesso, francamente. Sull'ingenuità: lo trovo giovane ma tutt'altro che ingenuo, visto quello che ha passato almeno negli ultimi 3 anni.

Che ci parli ancora è un bene, ha tante cose da raccontare. Ma riusciamo anche a fare altre considerazioni? O è bravo e zitti tutti?

4
26 Mar 2009
alle 12:30

Eleonora, Blogosfere Staff

Sara, non metto in dubbio i meriti di Saviano e le sue indiscutibili capacità di comunicatore-narratore- giornalista. E l'ho scritto. Auster avalla un'opinione condivisibile, anche se il successo, come dici, non è solo dovuto alla fortuna, anzi. Ma ritorniamo sempre lì: bravo è bravo. Una volta che lo abbiamo appurato potremmo spingerci un po' oltre no? O abbiamo paura di delegittimare i contenuti solo se osiamo fare qualche critica? Perché così pare.

Ma credo che continuare a fissare il dito e non la luna è tipico del nostro paese (senza nulla togliere a Saviano che cavalca navigato e a ragione questo segno particolare).

3
26 Mar 2009
alle 12:26

Daniela

Una critica senza senso.   Lo vogliamo paragonare a Rushdie e Grossman?? Lasciamo almeno che cresca! La saggezza e la consapevolezza arrivano con l'età. Saviano è giovane, racconta ciò che vede fin da quando è bambino. Non fa teoremi e non fa politica!!! Questa è la sua forza. Per questo è apprezzato da molti. E' importante che parli in prima persona. Sentendolo ieri sera ho stravolto completamente l'idea che mi ero fatta su di lui! Saviano ti prego, oltre a scrivere, parlaci ancora!

2
26 Mar 2009
alle 12:25

Gabriele D.

La storia insegna che se la mafia vuole uccidere, uccide. Se sei vivo, significa che la mafia non vuole ucciderti.

Falcone è morto ammazzato.

Borsellino è morto ammazzato.

Caponnetto è morto di morte naturale.

Saviano è vivo. 

Meditate gente, meditate... 

1
26 Mar 2009
alle 12:08

Sara

Non riesco mai a trovare una critica a Saviano soddisfacente. Anche questa mi delude. Vendere milioni di copie nel mondo si può chiamare fortuna? Essere diventato uno scrittore famoso nel mondo non è solo segno e sintomo di qualità? Che sia mera fbuona sorte è una sciocchezza, pure se è avallata da Auster.

Quello che  ammutolisce di fronte a Saviano non è servilismo,bensì la sua capacità di raccontare senza annoiare, la bravura a coinvolgere,a interessare. Non è da tutti.

E quello che fa il suo successo. La sua più grande forza è proprio portare la gente a conoscere i morti ammazzati innocenti, di cui nessuno parla, di cui nessuno sa. Tu li conoscevi? Non credi che Saviano abbia un merito indiscutibile ad aver dato loro un nome e una voce seppur in ritardo e seppur per una sera sola?

Sta qui la grandezza di Saviano: dire cose che nessun altro racconta, e farlo bene per giunta .

 

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