Guerra del kebab. La rivolta parte da Via Borsieri alle 12.30 per protestare contro la legge regionale che vuole la chiusura all'1 di notte tutti i laboratori artigianali (kebab, piadinerie, gelaterie, pizzerie d'asporto, ecc.) - che a differenza dei pubblici esercizi, non sono vincolati a orari di aperura e chiusura - e regolamenta il consumo dei prodotti all'esterno del locale. Potrete mangiare gelati, piadine e kebab in piedi o seduti su una panchina pubblica, ma non su arredi minimali come sgabelli e piani di appoggio. Insomma, fuori dal locale sì, ma scomodi e senza sporcare.
La legge approvata dalla Regione Lombardia, per cui sono previste deroghe a discrezione dei Comuni, è solo un rafforzativo alla legge Bersani, in base alla quale i laboratori artigianali non possono prevedere l'allestimento di arredi esterni per la consumazione dei propri prodotti. Quindi niente di nuovo sotto il sole? Quasi. Ma è possibile che il provvedimento porti soldi nelle casse dei Comuni se i laboratori artigianali decideranno di trasformarsi in pubblici esercizi. Abbiamo chiamato Daniele Belotti della Lega Nord, uno dei due firmatari della insieme a Carlo Saffioti (Popolo della Libertà).
Partiamo dalla genesi della legge.
E' stata la fusione di due progetti. Il mio era limitato alla regolamentazione degli orari fino all'1 di notte, visto che abbiamo ricevuto molte segnalazioni, specie nei centri storici e nelle zone residenziali, e vogliamo tutelare l'ordine pubblico.
E Saffioti?
Lui ha inserito gli aspetti che distinguono l'esercizio commerciale dal laboratorio artigianale.
Per ora le legge è impopolare e da Facebook a Via Borsieri l'onda ribelle si fa sentire.
Sì, ma è l'interpretazione che sbagliano.
Via, spezziamo una lancia in suo favore.
Non vietiamo il consumo di gelato, pizza da asporto e kebab fuori dai laboratori artigianali, non siamo impazziti. Si può mangiare anche sdraiati sul marciapiede o attaccati al palo della luce.
Quindi?
Il problema è l'installazione di tavolini, di panchine non pubbliche o sgabelli fuori dai laboratori artigianali.
Ma per quello non c'era già la legge Bersani?
Infatti. Noi abbiamo solo voluto ribadirla.
Quindi che senso hanno le polemiche?
E' l'opposizione che ha strumentalizzato la legge.
A dire il vero è insorto anche Benedetto Della Vedova del Pdl. Vuol sapere cosa ha detto?
Dica.
Della Vedova pensa che si tratti di «un provvedimento demagogico, che, usando a pretesto ragioni di ordine e sicurezza pubblica, difende gli interessi corporativi di esercizi (bar, pizzerie e ristoranti) che, non solo in Lombardia, ma in tutto il mondo avanzato, subiscono la concorrenza di laboratori artigianali apprezzati da molti consumatori per l'ottimo rapporto qualità-prezzo».
E' esattamente il contrario.
Prego?
La legge è stata studiata insieme alle associazioni di categoria, Confartigianato e Ascom che sono dimostrate soddisfatte. O sono masochiste o c'è qualcosa di buono.
Forse perché c'era già la legge Bersani e voi non fate altro che ribadirla.
Infatti enon andrà a intaccare le realtà turistiche nella zona laghi e i Comuni si attiveranno per le deroghe del caso.
Riassumendo: si può consumare fuori dai laboratori artigianali se su una panchina pubblica, in piedi o anche sdraiati sul marciapiede.
E senza sporcare.
Certo. E se un laboratorio artigianale volesse continuare a fare accomodare i propri clienti fuori dal locale può chiedere la licenza al Comune, quindi pagare, per allestire tavolini e sedie a norma, ad esempio.
Se la gelateria vuole i tavolini, allora deve trasformarsi da artigianale a pubblico esercizio.
Infatti. E pagare.
Non ho sentito sollevare la questione da nessuno, comunque.
Visto che la polemica è infondata cosa vuole dire ai manifestanti di Via Borsieri?
Che la legge non vieta di mangiare sui marciapiedi. Se anche vogliono sdraiarsi che facciano pure.
Basta non sporcare.
Messaggio per HELMUT LEFTBUSTER:
Sono totalmente d'accordo quando si parla di mantenere le proprie identità culturali, ma non bisogna esagerare a fare considerazioni estremiste, nè da una parte, nè dall'altra. C'è tanta gente che fugge dal proprio paese, non perchè è ingorda, ma perchè soffre per la miseria, le scarse condizioni igieniche, la guerra. Non mi sembra giusto generalizzare per esempio la situazione dell'immigrazione in questo modo, bisognerebbe cominciare a vedere le persone come singoli e non solo come un unico e omogeneo gruppo, "immigrati". Infine, non mi sembra proprio che questo mondo stia diventando un "deserto meticcio" come tu lo hai descritto, c'è ancora gente, e non solo italiana, che si tiene cara la propria identità e la propria cultura e che porta rispetto per la cultura del paese in cui vive, ma molto spesso preferiamo foderarci gli occhi e tendiamo a non vedere questo tipo di persone, ma solo quello che ci vogliono far vedere: un enorme pericolo per la diversità culturale. Sinceramente penso che sia ora di cominciare a trarre conclusioni solo dopo avere vissuto una situazione sulla pelle. Mi chiedo: se in futuro in italia scoppiasse una guerra e fossi in pericolo di morte per la fame o per altri motivi, resteresti in Italia solo per mantenere quello che tu definisci il valore del termine "cittadino"
Meticciato come anaffettività estetica e culturale
Il gusto. La bellezza. L'arte. La poesia. Oltre che esser sacrosante forme di autodeterminazione del Pensiero individuale d'ogni essere libero e pulsante, vivon tutti di quei precisi connotati antropologici che, incrociati a coordinate socio-cultural-geografiche altrettanto nette, ne performano e permeano pienamente forme e significati; e loro differenze.
Osserviamo il Colosseo: basta porcisi innanzi per bearci della sua bellezza e grandiosità. Ed è lecito farlo gratuitamente, a patto che non si detragga da tale gratuità anche il prezzo dovuto in termini di pieno riconoscimento di ciò che storicamente e socio-antropologicamente ne ha forgiato tali forme e non altre diverse che avrebbero fatto dei medesimi atomi di materia un menhir celtico, o una moschea araba, o un tempio scintoista con i suoi splendidi artigli dorati. Ebbene, tale riconoscimento non può restare un dettaglio, essendone piena determinazione eziologica, etica ed estetica. Amate il Colosseo? Vi beate della sua vista?..Non potrete astenervi dal renderne conto e merito a Romani e Imperatori dell'epoca per avervelo donato e tramandato; e se vorrete continuare a bearvi nel tempo dei medesimi impulsi emotivi che vi trasmette la sua promanazione effettuale (sì, proprio quella che voi tanto apprezzate!), dato che non esistono più i sesterzi per poter ricompensare gli originari artefici di tale meraviglia, abbiate almeno la cura di preservarne la piena identità estetico-culturale, della quale il contesto è parte integrante. Diversamente, l’intero incantesimo tramandatario andrà in frantumi.
Il problema, ordunque, è che il fondamento di tale riconoscimento non può che essere imperniato sul concetto di affettività culturale e spirituale, per poi poter essere anche tutelato giuridicamente.
“Affetto” è intervallo ontologico fra astensione affettiva e viceversa, diversamente l’intero binomio contrappositivo perderebbe i suoi connotati ontologici fondamentali, come il battistrada di uno pneumatico, se consumato, non separerà più il momento dell'attrito da quello del rilascio, vanificandone totalmente la preziosa funzione tecnica.
Se amo la Grecia, per fare un altro esempio, mi astengo da una neutralità affettiva verso la stessa; né diventa sensato amare tutte le terre, giacché significherebbe non amarne alcuna e restare impantanati in una omogeneizzazione affettiva pari a somma algebrica zero.
Il “parteggiare“, finanche nella sua accezione più prettamente campanilistica, è un’ esigenza umana d'appartenenza territoriale antropologicamente immanente (il calcio docet): e significa amare.
Un amore generalista e generalizzato, del resto, darebbe luogo ad un’ insana bulimia affettiva monocorde ed asettica, nonché sprezzante di qualsiasi contingenza logica e spirituale.
Ora, le ragioni geofisiche della archetipa localizzazione antropologica ed antropogenetica planetaria che hanno originato le costanti estetiche e culturali dei vari popoli non possono pertanto essere artificiosamente tradite da questioni ideologiche, né tampoco svendute a meschine ragioni commerciali e mercimoniose. La lingua, ad esempio: ogni parola prende i passi dagli originari suoni - onomatopee - che l'oggetto descritto dal significato produceva al momento dello sviluppo del relativo conio verbale: e allora, come mai in luoghi tanto diversi del globo tali parole sono completamente differenti pur esprimendo un medesimo concetto? Ci sarà una ragione! Se così non fosse, parleremmo tutti alla stessa maniera, dato che gli esseri umani mangiano e cagano tutti più o meno nel medesimo modo.
Insomma, arriviamo al dunque, ritenendo tale introduzione sin troppo prolissa ai fini della forza espositiva dell‘argomento base: il meticciato, orribile neologismo figlio dei recenti (ma) epocali sconvolgimenti migratori, diciamo pure invasioni fuori da ogni previsione normativa socio-sanitaria e urbanistica, è sostanzialmente pura anaffettività culturale: chi non ama qualcosa di suo, “amicchia” un po’ tutto, e quindi non si affeziona a niente! Chi non è qualcosa non ne è alcuna, e "non essere" è una totale insensatezza logica e quindi affettiva, essendo il sentimento la variazione emotiva positiva verso la scelta di una categoria naturale (figli, fidanzata, compatrioti, coscritti, città natale, amici del cuore, persone scelte).
Ma lasciamo che sia anche la geometria, dottrina esatta e de-ideologizzata per eccellenza, a soccorrerci nel ragionamento attraverso le sue constatazioni empiriche: per un punto passano infinite rette slegate e senza mèta, e ciò esprime geometricamente fenomenologia anaffettiva; per due punti ne passa una sola, e questo è l’esempio più fenomenico - e fenomenale - di legame.
Ergo: i sostenitori della massa informe, delle tinte intermedie, dei musi smussati e dimentichi delle tempeste di sabbia o di neve che ne han forgiato in modo X la forma delle palpebre piuttosto che tinto il colore della pelle in modo Y a cagione di esposizioni solari proprie di latitudini ben più marchiate dal sole di altre, gli apostoli di architetture ibride e senza storia, frutto insapore di false esigenze di sintesi culturale imbruttenti ed esteticamente sacrileghe, i “soloni” di un egalitarismo asettico, ipocrita ed innaturale e dell’attuale criminale invasione pasticciata da migrazione, stanno contribuendo ignominiosamente ad annullare ogni valore estetico e sentimentale verso l’essente. In sostanza non amano: disamano, inculturano e distruggono.
Ed a proposito di invasioni travestite da migrazioni: che dire e cosa aspettarsi da genti che abbandonano senza punto sospirare la propria terra d’origine, madre suprema che solca i ricordi e le emozioni ancestrali di ogni individuo di sempre e per sempre, da dette genti piuttosto considerata indegna matrigna in nome d’una spasmodica ricerca di quell’ipotetico benessere la cui nefasta eco è giunta loro a suon di loschi rintocchi d’un viver più facile di quello che la nascita gl’ha assegnato d’ufficio; ufficio a cui non si può sputare in faccia sol perché l’ingordigia supera la gratitudine verso la Natura, o verso Dio, che dir si voglia.
Integrazione - unilateralmente forzosa e selvaggia - è rinunzia a ciò che si era, e delitto contro ciò che si vuol diventare senza che tale status c’appartenga di proprio, togliendone quindi inevitabilmente un pezzo al suo legittimo proprietario; è gettare in terra la propria pagnotta e calpestarla nel goffo tentativo di strappare la brioche dalle mani di chi già, legittimamente, per jus sòli, la possedeva da prima: ammesso e non concesso che la prima sia meno buona della seconda, si finisce per non amare né l‘una, né l‘altra: tantomeno l’ultima, che strappata di mano a chi per primo la possedeva, si sfrantumerà nell’insensata violenza dell’atto, per finire marcita a terra, una terra di nessuno!
E chi si proclama "cittadino del mondo" è solo un hippie figlio di papà che non sa un cazzo né sul valore del termine cittadino, né su quanto sian preziose le naturali differenze che han disegnato, sinora, i confini d’un collinoso e colorato mondo donatoci ben più affascinante di quel deserto meticcio che sta diventando. HELMUT LEFTBUSTER
Cari signori creatori della legge, lo spazio a disposzione dei clienti dentro la mia gelateria è di poco più di sette mq immaginate voi quante decine di persone posso ospitarvi ! vi invito a venire qui e spiegare voi personalmente ai vecchietti ottantenni tremolanti e col bastone e alle mamme coi bambini piccoli a come possono fare per sdraiarsi sul marciapiede e consumare comodamente una coppetta di gelato dal momento che nn cè più quella orribile e ingombrante panchina a due posti,ma in compenso ho un marciapiede profondo 3 mt tutto bello vuoto e sono poi circondato dalle verande dei ristoranti dei miei vicini che col loro piccolissimo ingombro occupano 2,5 mt della profondità del marciapiede! sono felice! ma mettete dunque voi una piccola panchina pubblica a disposizione del cittadino la dove ce ne la possibilità e dimostate di voler fare veramente qualcosa di buono per la gente per bene che paga regolamente l'aria cherespira!!! Mi VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO.
Se ho ben capito, allora, il senso di questa legge può essere riassunto con: "Ah già, possiamo grattar soldi anche dai kebabbari. Provvediamo subito"
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alle 22:14
Helmut Leftbuster
Mi spiace, ma non concordo: principalmente perché non amo il MA ANCHE. Ripetere continuamente che ci sono "anche immigrati buoni" non aggiunge nulla alle motivazioni tipicamente solidaristiche che conosciamo a menadito, ed al contempo non attutisce gli indiscutibili effetti nefasti di questa invasione: anzitutto numerica, come pretendere di mettere una brocca in un bicchier d'acqua già colmo.
Col qualunquismo buonista non si risolvono i problemi, figurarsi le emergenze.