Italia, è lutto nazionale per le vittime, le voci sotto le macerie, i paesi dimenticati. I sospetti in Rete aumentano e ieri Anna ci ha dato la sua testimonianza diretta linkata da tanti su Facebook, forum, friendfeed, blog e twitter.
Il dubbio è che i morti siano ben di più di quelli che ci hanno detto finora, visto che tra badanti e immigrati in pochi erano registrati all'anagrafe o con contratti regolari. Anna, che fino a ieri postava con pc e chiavetta di fortuna (Italianimbecilli comunica che si è attivata una colletta che ha già raggiunto quota 600 euro; Marina si è fatta carico dell'acquisto e ringraziamo per la consegna di pc, chiavetta e abbonamento i volontari di Avezzano), aveva parlato con due medici de L'Aquila convinti che i morti sarebbero più di 289 e la cifra potrebbe salire a 1.000 se includiamo le vittime rimaste negli ospedali, morte a seguito del terremoto e non conteggiate. La Protezione Civile intanto pubblica l'elenco provvisorio dei morti. Di alcuni non compare nemmeno la data di nascita, solo il sesso; Grec Kristina o Marinaha aveva tra i 3 e i 5 anni, ma in pochi hanno solo un approssimativo anno di nascita a fianco.
ByoBlu posta una riflessione inquietante e più che plausibile sui morti che non ci dicono:
gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti.
Su Repubblica tv Giampaolo Visetti racconta quei 16 paesi distrutti dal terremoto ma dimenticati dai media, perchè non si chiamano L'Aquila, Paganica o Onna. Eppure basta spostarsi di alcuni chilometri a S. Eusanio o Villa S. Angelo. Paesi di 700-800 persone, abitanti senza voce che si scusano di essere vivi. A S.Eusanio hanno dovuto costruirsi le tende da soli. Dopo 4 giorni sono senza acqua senza docce, aspettano la notte e mangiano sulle sedie portate via dal bar. Distrutto.
A Villa Sant'Angelo sono stati 17 i morti. Dopo il primo soccorso il paese è stato lasciato a sè. Ci sono molti giovani anche a Fossa, Monticchio e Ocra che parlano di ricostruzione. Ma appena tornano nelle tende, spiega Visetti, dicono di voler emigrare, di volere lasciare il paese per gli Stati Uniti e il Sudamerica. Ma quale ricostruzione, qui c'è il terremoto e già da prima, la crisi.
E i vecchi: se avessimo 20 anni in meno ce ne saremmo già andati. E' la fine per molti paesi, ragioniamo sui fatti. Come riuscire a ricostruire città che si sbriciolano, dove la politica non fa altro che addossare le colpe ad altri? Non ci sono fondamenta, come ha spiegato a Sandro Ruotolo il volontario nel video sopra.
E' la cultura del menefreghismo che ha vinto.
pessimo articolo... cultori del sospetto aspettate un po' di tempo prima di fare il vostro gioco di voltare sempre la frittata in "informazione" politica... perchè ora come ora è controproducente. Comunque non ho voglia di cadere in critiche strumentali, quindi chiudo qui e spero che i soccorsi funzionino come un orologio; perchè, anche se per voi è difficile da capire, non hanno colore politico: come tutto ciò che c'è di buono in questo Paese. Rifletteteci
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alle 12:08
angelo
@ Sandro
Cosa ci sarebbe di buono nel nostro Paese?