Nomine della Rete ammiraglia, clima rovente e sì a sorpresa di Paolo Garimberti, spiega Reporters. Partiamo dal successore di Fabrizio Del Noce, di cui oggi ci parla Reality&Show, l'ex direttore del Tg2 Mauro Mazza. Ieri Fabio Martini su La Stampa ha concentrato in un pezzo il suo curriculum professionale: è un giornalista che ha fatto la gavetta protetto dl politico di turno nell'emisfero di Alleanza Nazionale, redattore del Secolo d'Italia quando con lui c'erano anche Francesco Storace e Gianfranco Fini. E aggiunge:
Al Tg2 (dove nel 2002 è arrivato con l'aiuto decisivo di An) Mazza resterà per sette anni, ma nel 2006 spiazza tutti, pubblicando il libro «I ragazzi di via Milano». Mentre tutti gli ex missini fanno l'impossibile per sbianchettare il proprio passato, Mazza (che la tessera non l'aveva mai presa) racconta l'epopea del quotidiano missino. E lo fa senza veli: sassi, bottiglie, sangue, le notti ad ascoltare i reduci di Salò, Buontempo che per il caldo atroce restava «in mutande, calzini e scarpe», il giovane Fini «cordiale e freddo, vicino e lontano, la Marlboro perennemente accesa».
Mazza lo ricordiamo bene all'indomani del V-Day quando intravide nell'anima della folla i prodromi di un revival di piazza 77-78 nel segno della pistola. Comunque, l'uomo è il vessillo di An in Rai che, guardinga aldilà del Congresso unificatore, non vuole finire come Giona nella balena del Pdl.
La quota An è sistemata, ora passiamo al Tg della rete ammiraglia. Augusto Minzolini, di cui parla anche Luca Sofri in un video su Scheggedivetro, ha già guadagnato autorevoli pseudonimi: il più divertente è Scondizolini coniato dal sempreverde Marco Travaglio; segue Pinocchiet di Globali, per la capacità di trasformare i sussurri di corridoio in scomode e presunte verità. Tanta abbondanza porta alla nascita di una vera e propria corrente giornalistica, la minzolineide di cui unacosaseria offre alcuni aforismi. Due esempi. Su:
1. Alitalia: "Berlusconi ha molto da dire. Al contrario di Veltroni";
2. L'abbronzatura di Obama: "Una vicenda che probabilmente è figlia diretta dello stile con cui il Cavaliere si muove sulla scena internazionale, meno ingessato, più informale di quello che impone l’etichetta diplomatica". E poi ce ne sono altri qui.
Per Piero Ricca il dilemma giace nella definizione del Minzo: Portavoce informale di palazzo? Retroscenista autorizzato? L’agiografo di un impunito? Un culturista della piaggeria? Un emiliofede calvo? O semplicemente un giornalista di successo in questi ameni tempi di governo padronale e “ciarpame senza pudore”? Scegliete voi.
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