Seconda parte: Terremoto in Abruzzo, la ricostruzione: "L'Aquila sarà no global al G8 con questo decreto"
Continua il nostro viaggio tra i disagi e le testimonianze da L'Aquila. Nei giorni scorsi abbiamo intervistato Andrea Gattinoni che in una lettera pubblicata su Facebook parlava di accoltellamenti e droga in un città militarizzata. Un giornalista tv inviato in Abruzzo ha replicato alla lettera con la sua versione dei fatti. Oggi abbiamo chiamato Mattia Lolli del Comitato 3e32, centro di aggregazione giovanile sorto nel Parco dell'Unicef a L'Aquila dopo il 6 aprile.
Mattia, facciamo chiarezza sulla lettera di Gattinoni.
Ci sono molte inesattezze, alcune esagerazioni e soprattutto incomprensioni.
Partiamo dal collegamento Internet che la Protezione Civile preferirebbe tenere fuori dai campi.
I campi sono diversi tra loro. Io sono a Collemaggio, dove siamo solo 200-300 sfollati. Noi abbiamo il wireless, ma altrove ci sono stati problemi. A Paganica, ad esempio, è necessario chiedere l'autorizzazione della Protezione Civile per accedere a Internet. Dipende da chi gestisce il campo. Anche noi abbiamo avuto problemi di comunicazione, comunque.
Prego.
Tutte le settimane pubblichiamo un volantino con le nostre attività e cerchiamo di coinvolgere tutti i 140 campi. A Collemaggio la Croce Rossa, che collabora con noi, ci ha aiutato a faxare le iniziative, ma si è rifiutata di inviarne uno dove avevamo scritto "cazzeggio".
Non vi sentirete mica censurati.
No, è successo di peggio.
Racconta.
Avevamo organizzato un'assemblea per discutere del G8 e, all'inizio, ci hanno fermati. Bisognava chiedere prima alla Dicomac, la Direzione di Comando e Controllo della Protezione Civile, hanno detto.
Poi?
Tutto bene, abbiamo fatto l'assemblea.
Andrea Gattinoni nella lettera parla di droghe che circolano nei campi.
Pura invenzione, non so chi gliel'abbia detto. Il campo più problematico, dove ci sono anche tossicodipendenti da eroina, è Piazza D'Armi. Ma è una fantasia assurda che circoli droga ovunque.
E sugli accoltellamenti?
Questa è una deformazione su una rissa scoppiata a Piazza D'Armi e pubblicata da Il Centro. Sembra che l'obiettivo dei media sia quello di seminare panico anche se il più grande timore, quello degli sciacalli, pare sia scomparso all'improvviso. Quando arrivai al campo mi dissero le forze dell'ordine: "Se vedi rumeni, extracomunitari o napoletani chiama il 113". Un po' esagerato, no?
- qui la seconda parte dell'intervista -
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