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Abruzzo, un giornalista tv replica a Gattinoni: Tim, gli internet point e la Protezione Civile

Eleonora Bianchini avatar Giovedì 21 Maggio 2009, 12:16 in Segnalato da voi di Eleonora Bianchini
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Ieri abbiamo intervistato Andrea Gattinoni in seguito alle polemiche di una sua lettera su L'Aquila. Andrea ha raccolto le testimonianze di alcuni sfollati che hanno raccontato di accoltellamenti, droga, tensione nei campi e militarizzazione della città. Lo abbiamo chiamato per saperne di più e ho linkato l'intervista sul mio profilo di Facebook. Mi ha scritto un giornalista televisivo, ottimo professionista, che ha seguito il terremoto in Abruzzo come inviato dal primo giorno. Mi ha autorizzato a pubblicare il suo commento ma preferisce rimanere anonimo. Ecco cosa ha scritto:

Io a L'Aquila ci sono stato un mese, non una serata. Un mese. E la gente in tendopoli non mi ha mai detto di essere terrorizzata dalle incursioni notturne in tenda della Protezione Civile. Non mi risulta sia vietato internet, anzi, a Piazza d'Armi l'ultima volta che c'ero stato stava aprendo un internet point gratuito della Tim. Nessuno ti perquisisce all'ingresso delle tendopoli, c'è solo un'identificazione obbligatoria per evitare furti e cose simili. E non ho visto la droga, quel fiume di droga di cui si parla nella lettera. Che poi di problemi ce ne siano un'infinità e che la gente sia stressata da convivenza e disagi è assolutamente vero, ma mi pare abbastanza normale dopo un terremoto di 5.8 Richter che ha devastato un capoluogo di regione e ucciso 299 persone.

Ti scrivo questo non perché debbo difendere qualcuno - ho perso la mia fede politica un bel po' di tempo fa - ma perché non sopporto le speculazioni sulla pelle degli altri.

Troppo facile fare una visitina di una serata ed ergersi a eroe, a unica Verità, a fonte di scoop e di denunce. Se ho imparato una cosa da questa gente straordinaria è proprio il non parlarsi addosso ma rimboccarsi le maniche in silenzio e mettersi a lavorare. Non a scrivere lettere dal terremoto.

Questa è la testimonianza di un giornalista che ho seguito giorno dopo giorno mentre raccontava il terremoto con professionalità e attenzione. Questo spazio rimane aperto al dialogo per raccogliere testimonianze e le sfumature di un quadro più complesso. Perché la verità non è una sola.

40
40 commenti
40
16 Lug 2009
alle 00:30

sl0wg33k

@ giornalista anonimo: il tuo pezzo è patetico, non è credibile e non è firmato ergo vale meno della cacca di cane sul marciapiede. che magari è del tuo cane. anonimo. tzé!

39
07 Lug 2009
alle 10:29

Ludovico

MI DISPIACE CHE I GIORNALISTI SI SENTANO ANCORA PORTATORI DI NOTIZIE E VERITà QUANDO INVECE NON SONO ALTRI CHE SERVI DEL POTERE, E SUL PIANO MORALE DOVREBBERO VERGOGNARSI PERCHè QUANDO PARLANO CON DEI COMUNI CITTADINI RESTANO NELL'ANONIMATO, FORSE PROPRIO PERCHè SI VERGOGNANO DELLA SITUAZIONE DI PRIVILEGIO IN CUI SI TROVANO.

38
26 Giu 2009
alle 12:23

Eleonora, Blogosfere Staff

Paolo, abbiamo già discusso sui motivi (condivisibili dal mio punto di vista) dell'anonimato del giornalista, di cui garantisco la massima professionalità. 

Per quello che definisci sedicente volontario della Protezione Civile: nelle ultime settimane abbiamo ricevuto molti commenti simili al suo. Raccogliamo testimonianze e confrontiamo le fonti per costruire un quadro più completo possibile.

37
26 Giu 2009
alle 12:14

Paolo

Però... Un giornalista Anonimo (che dice di voler restare anonimo per non entrare in polemica... ma perchè poi allora non usa il suo lavoro per dare spazio a questo dibattito?) e ora pure un sedicente volontario della Protezione Civile che minaccia chi muove delle critiche. Ho la sensazione che in Italia ci sia molto da ricostruire...

36
22 Giu 2009
alle 15:15

franz

Sono un volontario della Protezione civile di Ascoli Piceno... Francamente non mi sembri tanto diverso dai politici che stati giudicando.  Anche tu stai strumentalizzando il terremoto de L' Aquila per un tuo tornaconto personale, mentre noi della Protezione civile abbiamo rinunciato alle nostre ferie per venire gratis a Coppito....  Abbiamo dormito a -5 gradi nelle tende senza riscaldamento con l' incertezza di un pasto caldo.... Abbiamo lavorato da mattina a sera sempre a basso profilo. Abbiamo portato dalle nostre città di origine beni di prima necessità con i nostri mezzi e a spese nostre.  Abbiamo condiviso tutto con la popolazione Aquilana...... Io non credo che ti convenga andare in giro per le zone colpite dal sisma a parlar male della Protezione civile......

35
21 Giu 2009
alle 23:03

Max

Testimonianza di un'amica 

Sono stata all'<Aquila 2 giorni fa, accompagnata da un architetto terremotato, incazzatissimo. Lo sono tutti. Sanno che non avranno i soldi per la ricostruzione, se ci saranno non basteranno, se le seconde case non saranno finanziate le strade saranno una groviera con una casa a posto e due distrutte (soprattutto nei paesi),il lavoro molti l'hanno perso, avevano promesso la cassa integrazione ai dipendenti senza lavoro ma ancora non hanno avuto un euro. Sanno che il decreto che sta uscendo è pieno di buchi,e la città sembra effettivamente in assetto di guerra anche se non si vedono armi, per fortuna. Si vedono 3 divise per un civile. Hanno parole magnifiche per i Vigili del fuoco e per nulla di stima sulla Protezione Civile, che si comporta con arroganza. L'architetto, un esperto, non è stato neanche consultato sulla PROPRIA casa, l'hanno dichiarata lesionata senza neanche entrarci, da fuori è perfetta. La P.C. ha esautorato tutte le autorità locali, adesso la notizia è che Fintecna comprerà le case popolari e comunali lesionate,senza garanzie per chi ci abitava. "Ci hanno espropriati delle nostre esistenze" ha detto. Però Internet c'è,nei campi,almeno alcuni, anche se è vero che non ci si può accedere senza rigorosi controlli. Onna non è visitabile neanche a piedi.Ancora in moltissime frazioni non sono stati fatte le verifiche di agibilità e la gente deve dormire in tenda .Alcuni hanno dovuto sistemare i propri anziani in strutture a pagamento perchè le convenzioni con gli alberghi sono limitate. Comunque, molti sono potuti tornare a casa liberando posti tenda.E' una situazione con aspetti inquietanti.CiaoConcetta

34
19 Giu 2009
alle 13:06

Eleonora, Blogosfere Staff

Cara Daniela,

su questo blog abbiamo dato spazio alle testimonianze di chi ha perso tutto e vive nelle tendopoli. I campi allestiti, a seconda della grandezza e del numero di residenti, presentano situazioni e problematiche diverse, dalla logistica ai servizi. Come può la verità essere una sola?

33
19 Giu 2009
alle 12:57

daniela

sucsate se mi intrometto..sono abruzzese ma non ho vissuto in prima persona la tragedia che ha colpito la mia regione. Sono allibita dalla polemica accesa ma la cosa piú tríste é che non mi sconvolge che, pur di fronte a fatti oggettivi e reali in Italia, non ri riesca a intravedere una sola veritá.

com'é possibile che anche di fronte a cose cosí "reali" le veritá siano molteplici e complesse? io ovviamente do credito a chi lá c'é stato davvero e ha perso tutto davvero.

Le uniche grandi colpe sono del potere malato, dei grandi organizzatori che dall'alto manovrano l'informazione e permettono che l'incontro dei grandi avvenga nei territori disastrati.

 

l' unica cosa che spero é che la gente, le persone, riprendano a vivere nella normalitá e che i meravigliosi paesi distrutti risorgano dalle loro macerie. Vorrei peró anche che si facesse luce sulle reali condizioni degli sfollati..lasciando da parte polemiche inutili.

Grazie, Daniela (Bucchianico, provincia di Chieti)

32
18 Giu 2009
alle 16:53

salvatore

un giornalista   che  vuole rimanere anonimo ?? , se uno fa il giornalista  ,  si deve prendere la briga  anche di prendersi le  responsabilita' su quello che dice.

Gattinoni lo ha fatto non vedo perchè  uno che fa il giornalista di mestiere   mandi una risposta anonima.

Francamente  io  che non sono nessuno  lo  reputo poco  attendibile .

.

 

31
17 Giu 2009
alle 23:00

Marta & Serena

Ciao, siamo sinceramente allibite di tutta sta polemica e della stupidità dimostrata sia da tale Gattinoni che dall'anonimo giornalista che gli ha risposto! Se non sapete come passare il vostro tempo, trovatevi un hobby invece di scatenare tutta questa polemica su una questione che non vivete di persona!

è facile venire 1 giorno... anzi poche ore... o un mese come inviato.... ascoltare alcune testimonianze e da queste trarre conclusioni generali!

vi ricordiamo che L'Aquila (che si scrive così...lo insegnano dalle elementari!) ha + di 70.000 abitanti... perchè il sig. Gattinoni ha generalizzato dopo averne ascoltate una ventina?!

 inoltre a L'Aquila ci sono centinaia di tendopoli (noi vi scriviamo da una di queste...dotata delle wireless proprio dalla protezione civile) e non in tutte si vive così male come dicono!

le difficoltà riscontrate sono dovute alla difficoltosa gestione di centinaia di persone (qui siamo circa 500) e non ad atti di autorità e militarizzazione! qui tutti, dal primo giorno, si sono fatti in 4 per aiutare la protezione civile e gli scout a montare e gestire il campo!

se ora le misure di sicurezza sono + rigide non è certo x volere della cittadinanza, ne' tantomeno dei volontari...ma di quei "geni" che hanno ritenuto giusto organizzare un evento internazionale come il G8, che porta non pochi disagi a tutti, in una città già così provata!

Chiediamo quindi a tutti coloro, Gattinoni e giornalista anonimo compresi, che con le parole sono così bravi, di dimostrare di esserlo altrettanto con i fatti: perchè non venite come volontari nei campi? così poi ci direte quant'è difficile gestire situazioni del genere!

non criticate la Protezione Civile o tutti i volontari che si sono prodigati da subito per aiutarci....dov'eravate voi i giorni successivi al 6 aprile quando le scosse non ci davano pace e i volontari della protezione civile scavavano tra le macerie e tiravano fuori diverse persone?

è facile parlare di ciò che non si è vissuto!... criticare è facile... fare qualcosa di utile è difficile!

fortunatamente il mondo è bello perchè è vario...speriamo non siano tutti come voi!

però tutta sta polemica è sservita a qualcosa: se molti (ma anche quei pochi) daranno credito alle vostre parole e verranno qui a L'Aquila per protestare durante il G8, se contribuiranno a creare ulteriori danni e disagi a noi, ai nostri cari e alle nostre case...per chi ancora ce l'ha!... sapremo chi ringraziare!

 Marta e Serena dalla Tendopoli di Coppito

30
17 Giu 2009
alle 14:38
29
17 Giu 2009
alle 01:01

Aldo il Bigio

Sono tornato domenica dopo aver fatto il mio turno settimanale di lavoro per i terremotati (Protezione Civile e lavoro gratuito), in questa settimana ho conosciuto la realtà di vita di alcuni campi, vuotato pattumiere, disintasato fogne , dormito in tenda con i terremotati, mangiato con loro e parlato molto con loro. Rilevo molte inesattenze nelle cose che si dicono, ero a Tempera, li dove ci sono lamente di non poter portare ospiti a pranzo senza preavvertire, mi stupisco che l'ospite del campo che prima di pranzare  deve sempre comunicare il nome, e viene verificato che non sia un "portoghese", sia incappato in questo errore e poi nessuno scout è mai stato capocampo ma si occupano della segreteria. La lettera del sig Gattinoni  mi ha stupito molto perchè riferita ad un mondo e situazioni che mi sono sconosciute pur essendo sul posto ed opposte a quelle da me vissute. Comunque vorrei ricordare a tutti, e soprattutto a quelli che giudicano facendosi guidare da appartenenza politica, una frase del grande Berthold Brecht che nelle "Lode dell'imparare" dice: -Di ogni cosa chiedi perchè, e ricorda che ciò che non sai di tua scienza in realtà non lo sai-. Se potete andate anche voi a dare una mano, se non potete, prima di buttare fango su chi lo fa senza alcun interesse verificate e non fidatevi.

28
16 Giu 2009
alle 09:36

Eleonora, Blogosfere Staff

Il controllo totale dell'informazione è il pensiero unico, non certo un altro punto di vista. Lo scambio di opinioni ed esperienze diverse, da Gattinoni al giornalista, è il suo esatto contrario.

27
15 Giu 2009
alle 22:34

LuVi

Solidarietà ad Andrea Gattinoni.

Queste brutte storie le sto leggendo da tempo sul blog di Anna, e non mi stupiscono. E' controllo totale dell'informazione, soprattutto sull'ennesimo malaffare di questo governo.

Giornalista anonimo, direi che è il caso che queste contromosse di disinformazione le fai su qualche quotidiano governativo.

@Alarico75: ennesimo tuo epic fail

26
13 Giu 2009
alle 20:23

Massimo

Lo scenario delineato mi ricorda "Cecità" e "Saggio sulla Lucidità" di Josè Saramago. Mi auguro, e auguro ai giovani - sono un ultra-anta, di venir clamorosamente smentito.

25
12 Giu 2009
alle 18:38

luca

il blogger afferma che di verita' non ce n' e' una sola : verissimo , ma di quale verita' sta parlando  ?

la verita' fornita dagli organi di comunicazione governativi o la verita' letta negli occhi e nelle parole della gente ?

il "giornalista" vive in un albergo , viene portato in giro da appartenenti a protezione civile o forze dell' ordine e scrive di quello che gli fanno o non fanno vedere .

se poi e' fininvest o rai , e' gia' politicamente schierato e non va a pestare i piedi a chi li' lo ha messo .

protezione civile : se i capi della protezione civile hanno deciso di "arruolare" anche i sacerdoti , figuriamoci se non hanno indottrinato anche i loro volontari .

casapound ? cosa ci stanno a fare i neofascisti in quelle zone  ? servono per il piano di controllo e repressione ?

riguardo agli appalti , non meravigliatevi se i lavori sono finiti nelle mani di aziende del nord , non dovrete neanche meravigliarvi quando , guardando tra chi e' nei posti di comando , ci troverete appartenenti a questo governo .

24
05 Giu 2009
alle 00:55

Franco

Terremoto, primi appalti: Abruzzesi già fuori garaImprese del Nord si aggiudicano le 150 piattaforme antisismiche da 28 milioni di euro L'AQUILA. Ore 15 di venerdì scorso: un commissario della Protezione Civile apre all'Aquila le buste del primo appalto della ricostruzione. In ballo ci sono 15 milioni di euro. L'offerta economica più vantaggiosa è di un'impresa abruzzese, ma vince una ditta del Nord. Il giorno dopo, sabato, viene assegnato il secondo appalto da 13 milioni. L'offerta economica migliore per lo Stato è abruzzese. Ma per la seconda volta, in appena 24 ore, vince ancora un'impresa del Nord. Gli abruzzesi sono fuori gara. CHI HA VINTO. Gli appalti delle piattaforme antisismiche, quelle speciali basi di cemento armato, pilastri d'acciaio e solai basculanti, capaci di neutralizzare le frustate ondulatorie e sussultorie del terremoto, vanno alla Gruppo Bison in associazione temporanea d'impresa con la Gdm costruzioni di Milano e alla Zoppoli e Pulcher spa del Nord Est. Hanno 80 giorni di tempo per realizzare 150 piattaforme, ciascuna lunga 50 metri, larga 21 e alta 50 centimetri sui venti siti della ricostruzione. Piattaforme su cui è possibile poggiare case di legno, moduli o abitazioni vere. Ma la Bison-Gdm, nell'offerta tecnica, ha dichiarato che riuscirà a costruire le prime 65 basi in settanta giorni. E le sono bastate questi dieci giorni in meno per aggiudicarsi la gara, nonostante un ribasso dell'11,6 per cento contro il 21 dell'unica abruzzese in corsa, la Imar, oppure il 19 della Saicam. La Protezione Civile, quindi, ha preferito spendere circa due milioni di euro in più, applicando semplicemente il criterio di un punteggio più basso per l'offerta economica e doppio per l'offerta tecnica sui tempi di realizzazione. Ma l'impresa milanese dovrà portare in Abruzzo 400 operai propri, per i quali sarà necessario realizzare alloggi di cantiere, serviti di acqua e di luce. Occorrerà quindi più tempo e per di più non ci sarà spazio per gli operai abruzzesi che la mattina sarebbero venuti all'Aquila in auto senza che ci fosse la neccessità di occupare altri spazi per baracche di cantiere. Abbiamo contattato gli uffici della Imar Costruzioni. «No comment» è stata la risposta. Dalla base operativa della Protezione Civile di Coppito, però, esce un documento che sintetizza le due gare, da 15 e 13,6 milioni di euro, vinte da imprese del Nord. NESSUNA PUBBLICITA'. Passati sotto traccia. Se non avessimo avuto il documento dei due appalti, nessuno avrebbe saputo nulla, perché nessuno ha pubblicizzato l'esito. Alla prima gara hanno partecipato in sei, l'ha vinta la Bison-Gdm con 81 punti (26 per il ribasso e 55 per la relazione tecnica), seconda la Zoppoli e Pulcher spa (punti 26 e 47), terza la Saicam (29 e 39), poi l'abruzzese Imar (30 e 36), quindi la Cogeis spa-Ivies spa (25 e 33) e infine la Domus dei fratelli Gizzi in Ati con Icor e Zeppieri (24 e 30). L'ALTRO LOTTO. Alla seconda gara, per i restanti 59 moduli, hanno preso parte solo in quattro, per l'esclusione della Bison-Gdm, perché già risultata vincitrice del primo lotto denominato «1G» e il ritiro della Domus-Icor-Zeppieri. Come è finita? Ha vinto la Zoppoli e Pulcher (con un ribasso di soli 9,8%) che ha «soffiato» l'appalto ancora all'abruzzese Imar (ribasso alto del 28%) per un solo punto: 66 a 65. Ma c'è una curiosità: la Imar ha presentato due relazioni tecniche per i due lotti. La prima è stata valutata 36 punti, la seconda 35. Ma sarebbero relazioni identiche (04 giugno 2009)

23
04 Giu 2009
alle 14:05

Franco

Terremoto - La protesta dei miti manda all’aria il decreto - filed in Articoli, Dall'Italia on giu.04, 2009 - erremotoParla Stefania Pezzopane, presidente della Provincia de L’Aquila, dopo le prime manifestazioni contro il ddl del governo approvato al Senato sulla ricostruzione
Di Pietro Orsatti su Terra
Ieri pomeriggio altra manifestazione delle popolazioni locali alla villa comunale de L’Aquila. Per la seconda volta in pochi giorni superati i blocchi della “zona rossa” del centro storico della città abruzzese. Anche questa volta alla testa della manifestazione la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane. Presidente, abbiamo fatto al sindaco la stessa domanda pochi giorni fa. La soddisfa il decreto Abruzzo approvato dal Senato? No. Dal decreto rimangono fuori troppe cose. Avevamo stilato con tutti i sindaci coinvolti, di ogni colore politico, sette punti. Purtroppo al Senato ne hanno presi in considerazione solo due. Quello del mancato ascolto delle amministrazioni locali è stato un problema fin dai primi giorni. Si è creato un precedente con questo decreto. La battaglia sul risarcimento al 100 per cento, che non ho mollato mai nonostante tutti mi dicessero che era una richiesta velleitaria e provocatoria, è una battaglia di giustizia. La prima volta che Berlusconi ha dichiarato qualcosa in relazione ai risarcimenti sulle case ha parlato del 33 per cento. Poi la vicenda dell’inserimento nel decreto dei 150mila euro come tetto e solo dopo al Senato il parziale riconoscimento al 100  per cento per le sole case di residenza. E qui sta il problema grave. L’ho spiegato direttamente a Berlusconi, L’Aquila non è un territorio di grandi proprietari, ma di piccoli proprietari. In un territorio in cui l’economia si fonda sulle seconde case questa soluzione del rimborso solo per i residenti è disastrosa. Si farà una ricostruzione a macchia di leopardo. Abbandonando di fatto il centro storico. Anzi tutti i centri storici, compresi quelli dei borghi dove noi abbiamo investito per anni per favorirne, anche attraverso la ristrutturazione di case di non residenti, il rilancio e la valorizzazione di un turismo di qualità. Sta emergendo la protesta. Era prevedibile? Credo che siamo stati tutti responsabili, perché l’emergenza è stata gravissima. Però oggi passa il tempo e le risposte vanno date. L’Aquila è una città dove l’inverno arriva rapidamente. A parte che ha nevicato sul Gran Sasso pochi giorni fa, dopo alcuni giorni di caldo terribile. Le temperature sono scese drasticamente a 4 e 7 gradi. E poi la pioggia. Trovo che molte cose sono state azzardate. L’azzardo di un decreto in cui si parla di tutto mischiando emergenza e ricostruzione. La scelta delle casette per L’Aquila, operazione che di fatto - anche dalle ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio - sarà attuata entro novembre dimenticando che a novembre qui è pieno inverno. Un mese resisti, due pure, ma alla fine la situazione esplode inevitabilmente. Ho visto, sabato scorso, le persone più tranquille e posate, che mai prima avrebbero fatto esplodere la propria rabbia, urlare davanti ai blocchi del centro storico che volevano entrare nella propria città, che volevano risposte. E la risposta non può essere aumentare le forze dell’ordine su un territorio evidentemente militarizzato. Anche questo è dovuto a una mancata valutazione da parte del governo e della Protezione civile? Hanno fatto un’ordinanza per togliere caffè e bevande alla caffeina nei campi. Ma che risposta è? Pensano che basti togliere il caffè a chi protesta per calmare gli animi? Qui ci sono coppie, famiglie, senza intimità, senza vita in comune da mesi e che hanno davanti solo incertezza. E che fai? Togli il caffè? è questa la risposta? (Ma come? Il ‘Presidente’ non aveva detto che tutto va bene e che era stato accolto da abbracci e baci?) 

22
04 Giu 2009
alle 14:02

Franco

Terremoto - La protesta dei miti manda all’aria il decreto - filed in Articoli, Dall'Italia on giu.04, 2009 - erremotoParla Stefania Pezzopane, presidente della Provincia de L’Aquila, dopo le prime manifestazioni contro il ddl del governo approvato al Senato sulla ricostruzione
Di Pietro Orsatti su Terra
Ieri pomeriggio altra manifestazione delle popolazioni locali alla villa comunale de L’Aquila. Per la seconda volta in pochi giorni superati i blocchi della “zona rossa” del centro storico della città abruzzese. Anche questa volta alla testa della manifestazione la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane. Presidente, abbiamo fatto al sindaco la stessa domanda pochi giorni fa. La soddisfa il decreto Abruzzo approvato dal Senato? No. Dal decreto rimangono fuori troppe cose. Avevamo stilato con tutti i sindaci coinvolti, di ogni colore politico, sette punti. Purtroppo al Senato ne hanno presi in considerazione solo due. Quello del mancato ascolto delle amministrazioni locali è stato un problema fin dai primi giorni. Si è creato un precedente con questo decreto. La battaglia sul risarcimento al 100 per cento, che non ho mollato mai nonostante tutti mi dicessero che era una richiesta velleitaria e provocatoria, è una battaglia di giustizia. La prima volta che Berlusconi ha dichiarato qualcosa in relazione ai risarcimenti sulle case ha parlato del 33 per cento. Poi la vicenda dell’inserimento nel decreto dei 150mila euro come tetto e solo dopo al Senato il parziale riconoscimento al 100  per cento per le sole case di residenza. E qui sta il problema grave. L’ho spiegato direttamente a Berlusconi, L’Aquila non è un territorio di grandi proprietari, ma di piccoli proprietari. In un territorio in cui l’economia si fonda sulle seconde case questa soluzione del rimborso solo per i residenti è disastrosa. Si farà una ricostruzione a macchia di leopardo. Abbandonando di fatto il centro storico. Anzi tutti i centri storici, compresi quelli dei borghi dove noi abbiamo investito per anni per favorirne, anche attraverso la ristrutturazione di case di non residenti, il rilancio e la valorizzazione di un turismo di qualità. Sta emergendo la protesta. Era prevedibile? Credo che siamo stati tutti responsabili, perché l’emergenza è stata gravissima. Però oggi passa il tempo e le risposte vanno date. L’Aquila è una città dove l’inverno arriva rapidamente. A parte che ha nevicato sul Gran Sasso pochi giorni fa, dopo alcuni giorni di caldo terribile. Le temperature sono scese drasticamente a 4 e 7 gradi. E poi la pioggia. Trovo che molte cose sono state azzardate. L’azzardo di un decreto in cui si parla di tutto mischiando emergenza e ricostruzione. La scelta delle casette per L’Aquila, operazione che di fatto - anche dalle ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio - sarà attuata entro novembre dimenticando che a novembre qui è pieno inverno. Un mese resisti, due pure, ma alla fine la situazione esplode inevitabilmente. Ho visto, sabato scorso, le persone più tranquille e posate, che mai prima avrebbero fatto esplodere la propria rabbia, urlare davanti ai blocchi del centro storico che volevano entrare nella propria città, che volevano risposte. E la risposta non può essere aumentare le forze dell’ordine su un territorio evidentemente militarizzato. Anche questo è dovuto a una mancata valutazione da parte del governo e della Protezione civile? Hanno fatto un’ordinanza per togliere caffè e bevande alla caffeina nei campi. Ma che risposta è? Pensano che basti togliere il caffè a chi protesta per calmare gli animi? Qui ci sono coppie, famiglie, senza intimità, senza vita in comune da mesi e che hanno davanti solo incertezza. E che fai? Togli il caffè? è questa la risposta? (Ma come? Il ‘Presidente’ non aveva detto che tutto va bene e che era stato accolto da abbracci e baci?) 

21
03 Giu 2009
alle 09:44

Eleonora, Blogosfere Staff

@un volontario della protezione civile: abbiamo intervistato Andrea Gattinoni perchè la sua testimonianza stava circolando da alcuni giorni in Rete. La lettera ha suscitato le reazioni di un giornalista tv inviato a L'Aquila e per un quadro più completo abbiamo sentito anche Mattia Lolli del Comitato3e32 (anche lui ha smentito per punti la lettera di Gattinoni).

20
31 Mag 2009
alle 18:59

un volontario della protezione civile

SONO UN VOLONTARIO DELLA PROTEZIONE CIVILE, ERO A CALASCIO DAL 1 AL 9 MAGGIO. VOGLIO SOLO DIRE ALLA GIORNALISTA CHE HA PUBBLICATO LA LETTERA E AL SIGNOR GATTINONI SE NON SI VERGONANO A SCRIVERE.....SCUSATE IL TERMINE STRONZATE DI QUESTO TIPO..

19
24 Mag 2009
alle 13:48

Franco

Dov’è finito il giornalista famoso ‘anonimo della TV? A Poggio Picenze si sta bene, se non consideriamo la temperatura esterna intorno ai 30° e quella interna alle tende certamente superiore. Stanno bene specialmente gli anziani, magari malati e stanchi. Alcuni erano talmente stanchi che hanno preferito morire. Ma Francesco ha fiducia e mi dice: "Tanto domani arrivano i condizionatori". I condizionatori il giorno dopo non sono arrivati e nemmeno quello dopo ancora...   Sappiamo che una settimana fa si parlava di virus gastrointestinale. Colpiva gli sfollati nelle tendopoli, solo a Poggio Picenze sono state male circa 70 persone. Qualche giorno dopo sono arrivati i NAS. Hanno portato via la cucina da campo perché non rispettava le norme igieniche. Solo un caso, perché a parte questo a Poggio Picenze si sta bene. Non importa se quando hanno portato una nuova cucina - o era sempre la stessa? - hanno cucinato spaghetti spezzati bolliti, senza neanche un filo d’olio, seguiti da un bel wurstel come secondo. Ci sono sfollati a Poggio Picenze di fede musulmana. E' come se dessero una fiorentina a un cattolico il venerdì santo… Ma questo, mi rendo conto, è del tutto secondario.   A Poggio Picenze si sta bene, in fondo i macedoni sono andati via quasi tutti e chi è rimasto deve vedersela con gli xenofobi di Casa Pound. Gestiscono il magazzino degli abiti e degli alimenti. Qualche giorno fa è tornato dal suo paese un macedone, accompagnato da sua moglie incinta. Ha chiesto delle coperte perché gliene avevano date solo due. Se di giorno si crepa di caldo vi assicuro che di notte fa freddo. Si è visto trattare in malo modo dal buttafuori del magazzino. Se Alessandra non fosse intervenuta probabilmente non avrebbe avuto nessuna coperta... Ma a parte queste piccolezze, al campo di Poggio si sta benissimo.   Io sono residente a Poggio Picenze da molti anni, però quando arrivo all’ingresso del lager c’è uno sconosciuto vestito da Rambo che mi chiede: “Lei chi è e cosa deve fare nel campo?”. Evidentemente non ho quel carinissimo tesserino giallo che fa sentire le persone tutte parte di uno stesso gruppo. La sicurezza è importante e viene prima di tutto. Ma non è una questione di sicurezza anche la distribuzione di cibi non avariati? Forse no, dopo tutto a Poggio Picenze si sta bene.   Faccio un giro per salutare altri amici che si trovano in altre sistemazioni esterne al campo. Mentre parlo con alcuni di loro, vicino alla Piazza Rosa, passano due ceffi che rallentano per girare e ci scrutano dettagliatamente. Lì per lì mi preoccupo, poi mi è tutto chiaro. Sono i tutori dell’ordine di Casa Pound. Si chiamano Casa Pound ma sono a casa tua. Ti fanno sentire un’estranea, ma lo fanno solo per tenere sotto controllo la situazione, per motivi di sicurezza.  Mai stati così sereni i poggiani! Sono talmente sereni che a guardarli mi viene voglia di portarli tutti via con me. Stefania Pace  -  Residente a Poggio Picenze.  -  Sfollata a Silvi. 

18
22 Mag 2009
alle 16:40

Franco

Andate su http://www.youtube.com/watch?v=fNahLZvqRi4Vergognatevi, dove si vede il giornalismo televisivo che non specula sulla pelle altrui!

17
22 Mag 2009
alle 16:35

Franco

Siamo cittadini italiani residenti a L'Aquila. La nostra casa è nella zona ora rossa del centro storico. Dopo i primi giorni di emergenza in tenda siamo andati in un'altra città a spese nostre, senza ricevere alcun aiuto(abbiamo ricomprato tutte le cose di prima necessità a cominciare dalle mutande). Tornati ad Aq dopo qualche settimana dal terremoto, siamo andati nel campo dove c'è mia nonna per poterci recare con i vigili a recuperare qualcosa in casa. Un giorno era previsto un incontro tra Bertolaso e i "cittadini aquilani". Quando siamo andati ci siamo sentiti dire che non potevamo entrare perché eravamo dei "visitatori del campo". Come se non fossimo più dei cittadini italiani residenti a L'Aquila ma nel nulla di un centro storico che non c'è più. A qualcuno la cosa sembra normale?O vi è qui la volontà politica programmatica di uccidere definitivamente una città in fin di vita? C'è ancora libertà di parola in Italia,voi della stampa vigilate sempre, fate inchieste per noi, grazie. Da LA REPUBBLICA - It Inviato da aq74 il 22 maggio 2009 alle 15:48

16
22 Mag 2009
alle 16:29

Franco

L'inchiesta. Il Comune: chi vuole lasciare le tende può costruirsi una baracca vicino alla casa distrutta - L'Aquila, ricostruzione fai-da-te - "Chi può si edifichi un ricovero" - Su 70.000 abitanti sono 100.000 le richieste di indennizzo - dal nostro inviato ANTONELLO CAPORALE - L'AQUILA - Come una cena di gala che finisce per essere ricordata dalle posate di plastica, così la ricostruzione dell'Aquila, annunciata come la più eccellente prova italiana di efficienza, piega in questi giorni verso un ritorno all'intramontabile genere nazionale del fai da te. Con una mossa piuttosto disperata, di fronte al vedo-non vedo della legge che assegna i soldi (che ci sarebbero o forse no) per rifare ogni cosa, la giunta comunale dell'Aquila con delibera 147 del 12 maggio scorso avverte i concittadini che si fossero stancati delle tende e degli alberghi di avanzare autonomamente verso le vicinanze di casa. Chiunque abbia un cortiletto, una piazzola, un bordo strada libero può realizzare,a proprie spese s'intende, un box, o anche una dimora in legno, oppure un container, una baracca. Il "manufatto temporaneo" non deve essere più alto di sei metri e più grande di 95 metri quadrati. Casa o negozio, fai tu! S'arrende sconfortato il municipio dell'Aquila e s'arrangi chi può. "Non potevamo comportarci diversamente, abbiamo necessità di restituire un po' di vita alla città e di rispondere alle esigenze minime e urgentissime", commenta Antonello Bernardi, medico e consigliere comunale. Il moto ondoso degli aiuti e della bontà nazionale sta lentamente acquietandosi. E il fuoco d'artificio aquilano, case a molle bellissime come l'Italia mai ha visto e avuto, pronte per l'uso e il consumo entro fine novembre, si spegne di fronte alla marea di lamiere che tra qualche giorno verrà consegnata alla vista del premier e, sfortuna, dei grandi della Terra per via del G8. Lamiere e baracche, proprio quello che Silvio Berlusconi ha cercato con ogni forza di evitare arrivando a sostenere il più rischioso dei progetti di sistemazione provvisoria: solo tende. "La tenda inebetisce, massacra il morale, riduce l'intelligenza a zero e il corpo vitale di un lavoratore ad oggetto da assistere. Mangiamo bene tre volte al giorno, ci fanno fare la doccia e i bagni sono disinfettati due volte al dì... Le guardie ci controllano, gli infermieri ci aiutano e noi siamo lì reclusi e beati. Gente a cui il destino ha offerto prima della morte una vacanza, magari di merda, per un sacco di tempo", commenta l'architetto Antonio Perrotti, sistemato sotto la tela e promotore nel campo base del più agguerrito comitato popolare. Il regime di vita, totalmente assistito, prevede in cambio però silenzio e ridotta capacità visiva. La nota della signora N. F., che il timore di rappresaglie induce a negare la propria identità, dimorante al campo base Italtel 1: "Capisco la sicurezza, ma con questa necessità si annienta ogni libertà di espressione. Al mio campo si entra e si esce solo con un badge di identificazione. Una sera iniziai a discutere con amici della necessità di fare qualcosa, muoverci, capire. Si forma un crocchio di una decina di persone e io inizio a interrogarmi ad alta voce. Passa qualche minuto e si fa vivo il muso di una camionetta dei carabinieri. Ci spiegano che ogni assembramento avente natura politica dev'essere autorizzato e che loro, finché non fosse terminato il nostro conciliabolo, sarebbero rimasti lì ad ascoltare". Guido Bertolaso, manager della ricostruzione, ha puntato tutto sulle case a molle, le palazzine in legno e cemento precompresso a due o tre piani, che devono servire alla nuova L'Aquila. Ha bisogno però di pace e concordia. Per averla ha chiesto aiuto ai carabinieri e convocato il vescovo. Monsignor Molinari gli ha portato tutti i parroci ai quali Bertolaso ha consigliato di farsi attivisti della Protezione civile: alleviare, attutire, sistemare, e - diamine! - zittire se è il caso. Il conto per tenere gli aquilani (in silenzio) al mare e concedere ogni possibile servizio di catering a chi non ha lasciato la montagna costa tre milioni di euro al giorno. Ai quaranta gradi e alla scelta temeraria delle tende si fa fronte con i condizionatori appena montati. Il reparto di malattie infettive è stato robustamente integrato da medici, tutti i casi di malanno da tenda (gastroenteriti, bronchiti, polmoniti, asma e tubercolosi) saranno presto trattati nell'ala dell'ospedale restituita alla città (cento posti letto) e nelle attrezzature mediche del centro clinico fabbricato per il G8 (ottanta posti letto). Dove può, Bertolaso mette un cerotto. Ma quale cerotto può coprire la decisione di trasferire la città in quindici little town, a distanza di sicurezza dal centro storico del capoluogo, il punto g del dolore? "Centosessanta ettari, un consumo di territorio infinito dislocato tra località remote. Alloggio sicuro per 15mila persone, ma inutile per L'Aquila che morrà nell'attesa". L'Aquila, dice l'architetto Perrotti, ha bisogno di una flebo immediata e urgente di vita "e invece vedo che corrono in tutt'altra direzione". La zona rossa ancora non è stata valutata dai tecnici e dunque la parte del corpo più ferito e più vitale della città resta abbandonato da ogni cura. "L'Aquila vive se il centro storico si rialza subito. La decisione di Bertolaso di trascinare via gli aquilani e sigillare il centro ammazza ogni speranza", dice Rossella Graziani, dipendente dell'università. Pronta la risposta del governo. La legge che finanzia la ricostruzione c'è e ciascuno dove vorrà realizzerà quanto chiede. Al Senato sono giunte le norme e i capitoli di spesa sono stati corretti al rialzo. Ma anche qui affiora il dubbio che l'Aquila abbia prodotto, oltre la morte e la distruzione, una inestricabile questione matematica. Se al municipio del capoluogo sono giunte 100mila richieste di primo indennizzo a fronte di 70mila residenti ("c'è un evidente squilibrio, dobbiamo controllare bene", annota il direttore generale del comune) in Parlamento la legge si gonfia di promesse finanziarie senza impegnare un euro in più di quelli già previsti... Sostiene il senatore Legnini, del Partito democratico: "Il governo ha deciso di saldare tutta la fattura per la casa ricostruita dal terremotato mettendo a copertura la identica somma. Vi sembra possibile?". Da decreto a legge abracadabra: ogni comma un mistero giacché la ricostruzione pare frutto di un effetto ottico. Ma per fortuna ci penserà Bertolaso. L'ha detto al consiglio comunale: "Lasciate stare la politica, ci sono qua io". (22 maggio 2009) link: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/sisma-aquila-11/sisma-aquila-11/sisma-aquila-11.html

15
22 Mag 2009
alle 16:25

Franco

L'inchiesta. Il Comune: chi vuole lasciare le tende può costruirsi una baracca vicino alla casa distrutta - L'Aquila, ricostruzione fai-da-te - "Chi può si edifichi un ricovero" - Su 70.000 abitanti sono 100.000 le richieste di indennizzo - dal nostro inviato ANTONELLO CAPORALE - L'AQUILA - Come una cena di gala che finisce per essere ricordata dalle posate di plastica, così la ricostruzione dell'Aquila, annunciata come la più eccellente prova italiana di efficienza, piega in questi giorni verso un ritorno all'intramontabile genere nazionale del fai da te. Con una mossa piuttosto disperata, di fronte al vedo-non vedo della legge che assegna i soldi (che ci sarebbero o forse no) per rifare ogni cosa, la giunta comunale dell'Aquila con delibera 147 del 12 maggio scorso avverte i concittadini che si fossero stancati delle tende e degli alberghi di avanzare autonomamente verso le vicinanze di casa. Chiunque abbia un cortiletto, una piazzola, un bordo strada libero può realizzare - a proprie spese s'intende - un box, o anche una dimora in legno, oppure un container, una baracca. Il "manufatto temporaneo" non deve essere più alto di sei metri e più grande di 95 metri quadrati. Casa o negozio, fai tu! S'arrende sconfortato il municipio dell'Aquila e s'arrangi chi può. "Non potevamo comportarci diversamente, abbiamo necessità di restituire un po' di vita alla città e di rispondere alle esigenze minime e urgentissime", commenta Antonello Bernardi, medico e consigliere comunale. Il moto ondoso degli aiuti e della bontà nazionale sta lentamente acquietandosi. E il fuoco d'artificio aquilano, case a molle bellissime come l'Italia mai ha visto e avuto, pronte per l'uso e il consumo entro fine novembre, si spegne di fronte alla marea di lamiere che tra qualche giorno verrà consegnata alla vista del premier e, sfortuna, dei grandi della Terra per via del G8. Lamiere e baracche, proprio quello che Silvio Berlusconi ha cercato con ogni forza di evitare arrivando a sostenere il più rischioso dei progetti di sistemazione provvisoria: solo tende. "La tenda inebetisce, massacra il morale, riduce l'intelligenza a zero e il corpo vitale di un lavoratore ad oggetto da assistere. Mangiamo bene tre volte al giorno, ci fanno fare la doccia e i bagni sono disinfettati due volte al dì... Le guardie ci controllano, gli infermieri ci aiutano e noi siamo lì reclusi e beati. Gente a cui il destino ha offerto prima della morte una vacanza, magari di merda, per un sacco di tempo", commenta l'architetto Antonio Perrotti, sistemato sotto la tela e promotore nel campo base del più agguerrito comitato popolare. Il regime di vita, totalmente assistito, prevede in cambio però silenzio e ridotta capacità visiva. La nota della signora N. F., che il timore di rappresaglie induce a negare la propria identità, dimorante al campo base Italtel 1: "Capisco la sicurezza, ma con questa necessità si annienta ogni libertà di espressione. Al mio campo si entra e si esce solo con un badge di identificazione. Una sera iniziai a discutere con amici della necessità di fare qualcosa, muoverci, capire. Si forma un crocchio di una decina di persone e io inizio a interrogarmi ad alta voce. Passa qualche minuto e si fa vivo il muso di una camionetta dei carabinieri. Ci spiegano che ogni assembramento avente natura politica dev'essere autorizzato e che loro, finché non fosse terminato il nostro conciliabolo, sarebbero rimasti lì ad ascoltare". Guido Bertolaso, manager della ricostruzione, ha puntato tutto sulle case a molle, le palazzine in legno e cemento precompresso a due o tre piani, che devono servire alla nuova L'Aquila. Ha bisogno però di pace e concordia. Per averla ha chiesto aiuto ai carabinieri e convocato il vescovo. Monsignor Molinari gli ha portato tutti i parroci ai quali Bertolaso ha consigliato di farsi attivisti della Protezione civile: alleviare, attutire, sistemare, e - diamine! - zittire se è il caso. Il conto per tenere gli aquilani (in silenzio) al mare e concedere ogni possibile servizio di catering a chi non ha lasciato la montagna costa tre milioni di euro al giorno. Ai quaranta gradi e alla scelta temeraria delle tende si fa fronte con i condizionatori appena montati. Il reparto di malattie infettive è stato robustamente integrato da medici, tutti i casi di malanno da tenda (gastroenteriti, bronchiti, polmoniti, asma e tubercolosi) saranno presto trattati nell'ala dell'ospedale restituita alla città (cento posti letto) e nelle attrezzature mediche del centro clinico fabbricato per il G8 (ottanta posti letto). Dove può, Bertolaso mette un cerotto. Ma quale cerotto può coprire la decisione di trasferire la città in quindici little town, a distanza di sicurezza dal centro storico del capoluogo, il punto g del dolore? "Centosessanta ettari, un consumo di territorio infinito dislocato tra località remote. Alloggio sicuro per 15mila persone, ma inutile per L'Aquila che morrà nell'attesa". L'Aquila, dice l'architetto Perrotti, ha bisogno di una flebo immediata e urgente di vita "e invece vedo che corrono in tutt'altra direzione". La zona rossa ancora non è stata valutata dai tecnici e dunque la parte del corpo più ferito e più vitale della città resta abbandonato da ogni cura. "L'Aquila vive se il centro storico si rialza subito. La decisione di Bertolaso di trascinare via gli aquilani e sigillare il centro ammazza ogni speranza", dice Rossella Graziani, dipendente dell'università. Pronta la risposta del governo. La legge che finanzia la ricostruzione c'è e ciascuno dove vorrà realizzerà quanto chiede. Al Senato sono giunte le norme e i capitoli di spesa sono stati corretti al rialzo. Ma anche qui affiora il dubbio che l'Aquila abbia prodotto, oltre la morte e la distruzione, una inestricabile questione matematica. Se al municipio del capoluogo sono giunte 100mila richieste di primo indennizzo a fronte di 70mila residenti ("c'è un evidente squilibrio, dobbiamo controllare bene", annota il direttore generale del comune) in Parlamento la legge si gonfia di promesse finanziarie senza impegnare un euro in più di quelli già previsti... Sostiene il senatore Legnini, del Partito democratico: "Il governo ha deciso di saldare tutta la fattura per la casa ricostruita dal terremotato mettendo a copertura la identica somma. Vi sembra possibile?". Da decreto a legge abracadabra: ogni comma un mistero giacché la ricostruzione pare frutto di un effetto ottico. Ma per fortuna ci penserà Bertolaso. L'ha detto al consiglio comunale: "Lasciate stare la politica, ci sono qua io". (22 maggio 2009) link: http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/sisma-aquila-11/sisma-aquila-11/sisma-aquila-11.html

14
22 Mag 2009
alle 14:20

Franco

(dal Blog di Beppe Grillo).Telegramma inviato dal sindaco dell'Aquila Massimo Cialente il primo aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto a:
- Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile)
- Governatore della Regione Gianni Chiodi
- Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati
- Prefettura dell'Aquila
"In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell'effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni".  

Dall'articolo di Ferruccio Sansa da La Stampa:
"Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille..
Un'università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage...
"

13
22 Mag 2009
alle 10:49

ENRIO

STORIA DA UNA TENDOPOLI:

TEMPERA 21 MAGGIO 2009: un ragazzo decide di "invitare a pranzo" un suo amico che ha perso la famiglia durante il sisma; nella tendopoli ormai la maggior parte della gente aveva già usufruito del pasto (rimborso alla protezione civile di 15€ a pasto da parte dello stato) e dopo aver fatto la solita trafila (documenti, motivo della presenza..) per entrare nel campo, i due si presentano alla distribuzione pasti e gli viene negato il pranzo perchè "l'organizzazione deve sapere il giorno prima chi verrà a mangiare"..l'intelligenza dei due giovani ha evitato l'accendersi di una rissa, dato che con grande dignità sono andati via, ed hanno comprato un panino presso un ambulante..nel pomeriggio uno dei due (il più fortunato) è tornato dal "CAPOCAMPO" (gruppo scout AGESCI) il quale, alla fine, ha chiesto scusa. giornalista anonimo vieni con me ti faccio vedere un paio di cose..

Andrea hai tutto il mio appoggio ed i miei ringraziamenti per la tua presenza vera lì, insieme ai tuoi colleghi, quando siete venuti in via Strinella, per averci ascoltato e per aver fatto vostre le nostre paure.

Un abbraccio

Enrico 

12
22 Mag 2009
alle 09:54

Eleonora, Blogosfere Staff

Grazie per i vostri commenti, continuate a lasciarci le vostre testimonianze.

11
22 Mag 2009
alle 08:31

fulvio

Penso proprio che al di là dell'ingiustificabile realtà purtroppo riscontrata da Andrea (vai così, sereno, non sei tu a sbagliare), noi italiani siamo un popolo di beduini (con tuttoil rispetto per i Beduini che ci potrbbero insegnare regole di vita ben più alte di quelle alle quali siamo avvezzi!) che si fa imbonire dai "venditori di pentole". Capisco la catastrofe, capisco il dolore, capisco la dificoltà della gestione dell'emergenza, capisco i problemi che si possono riscontrare nel gestirl, questa emergenza, NON CAPISCO perchè per risolverli se ne debbano aggiungere ben tanti altri per organizzare un'inconcludente riunione di papaveri che devono solo mettersi in mostra. A spese anche di quei poveri disgraziati che il 6 aprile hanno perso, insieme alla vita dei più cari affetti e dei propri averi spesso sudati col sangue, anche la voglia di continuare a vivere in questa italia (sì: con la i minuscola!). Mi vergogno profondamente di essere italiano quando forniamo al mondo queste immagini, sottolineate ogni giorno dalla presenza di "nani, ballerine, e anonimi" che di noi che li maneniamo nel lusso più sfrenato, se ne f...ono altamente.

Andea, grazie di esistere.

10
22 Mag 2009
alle 01:24

Andrea Gattinoni

Grazie davvero a Emanuela e a Franco, veramente non so più cosa dire

Vi abbraccio Andrea

9
22 Mag 2009
alle 01:23

Francesco

Ho il piacere di avere andrea con noi nel nostro gruppo facebook...l'ho contattato dopo aver letto la sua lettera e il clamore di quello che raccontava. La mia personalissima esperienza è quella di avere l'onore e il priviliegio di conoscere persone della protezione civile che lavorano incessantemente per un unico motivo: quello che fanno è la loro ragione di vita, è la loro scelta. E' assolutamente commovente se uno si ferma a pensare e si rende conto che esistono persone così, che tutto l'anno sono laddove c'è bisogno, ma veramente bisogno!

Detto questo, però, credo nell'assoluta buona fede di andrea e come giustamente si dice in questa discussione non esiste nessuna verità. Noi tutti vorremmo che fosse tutto semplice e lineare, ma la vita è già di per sè confusa e senza appigli, figurati in una condizione di emergenza come questa!

L'esperienza mi ha insegnato che il marcio e il buono c'è ovunque, nella normalità come nella tragedia...anzi, un dramma come quello abruzzese può accentuare le differenze e quindi è più semplice incontrare gente buonissima o persone estremamente opportuniste ed egoiste!

Probabilmente il clamore di questa lettera nasce dal fatto che Andrea è un personaggio pubblico e il suo sfogo, leggittimo, genuino, commovente se riesci a farti trasportare lì con lui, sia stato visto come una bandiera contro chi da più di un mese compie il proprio straordinario lavoro dedicandosi completamente agli altri!

Se posso dare un consiglio a tutti, smettiamola con le divisioni e cerchiamo di collaborare. Il fine è uno solo: essere solidali col prossimo. Nel nostro gruppo c'è sia Andrea che la protezione civile che ha contestato la sua lettera. E io di questo ne sono orgoglioso perchè entrambi vogliono aiutare persone che in questo momento stanno soffrendo e quindi basta polemiche e cerchiamo di unire le forze per essere più concreti e perdere meno tempo!!!

Francesco

 

8
22 Mag 2009
alle 01:20

Franco

Ero accanto ad Andrea, quando ci sono state raccontate, le vicende riportate nella sua lettera, e posso testimoniare, che, tutto ciò, corrisponde fedelmente, punto su punto, a ciò che ci è stato narrato. Che Andrea poi, speculi, sulla pelle altrui, è ridicolo. Una lettera, d'amore, per la propria compagna, in cui riferisce ciò che gli è stato raccontato da aquilani, che va suscitando tanto clamore? So, che è un Paese ridicolo, il nostro, dove i giornalisti non si firmano nemmeno, ma arrivare a questo punto, supera largamente ogni prospettiva di lucidità: che sia un grande Circo, mi pare fuor di dubbio, nani, ballerine e anonimi, tutti a danzare, per mano, sull'orlo della stupidità. Credo ci siano cose più importanti da affrontare che preoccuparsi di una lettera d'amore, come per esempio, rendersi conto di ciò che stiamo subendo, sulla nostra pelle, quotidianamente.

7
22 Mag 2009
alle 01:16

Emanuela Vozza

 

Andrea ha perfettamente ragione ad eccepire sull'anonimato di questo giornalista, forse tale, forse no... ma perché mai dovremmo dargli credito?

Se non è disposto a mettere il suo nome faccia pure a meno di dare la sua "testimonianza": che razza di testimonianza è una testimonianza senza testimone?

Io posso anche decidere di NON FIDARMI di quel che racconta Andrea, ma ho il dovere di NON PRENDERE IN CONSIDERAZIONE quello che dice una persona (?) che non esiste... 

C'è ancora molto da ragionare sul concetto di IDENTITA' e TESTIMONIANZA in un mondo spostato, virtuale e parallelo, quale quello di internet.

Per ora, qualora questo fantomatico amico giornalista ESISTESSE davvero, ricordagli che il suo NOME non è ininfluente, e che senza nome, per me non è nessuno.

Buona notte,

Emanuela

 

 

 

6
22 Mag 2009
alle 01:01

Andrea Gattinoni

LE "SPECULAZIONI SULLA PELLE DEGLI ALTRI"

IO??????????????????????????????????????

MA CHE INTERESSE HO IO A SPECULARE, MICA FACCIO IL GIORNALISTA!!!

FACCIO L'ATTORE PRECARIO E DISOCCUPATO 300 E PIU' GIORNI ALL'ANNO, PORCA TROIA.

FACCIO L'ARTISTA. PUNTO.

5
22 Mag 2009
alle 00:54

Andrea Gattinoni

Infatti io non ce l'ho, e non voglio averla, un'unica "Verità"...!!!

La "Verità" non esiste.

La verità sono migliaia di occhi di migliaia di Individui, anche fossimo SOLI, e ognuno guarda ciò che vede, e sente dentro al cuore quello che vede, e se vede "Brutto", lo dice.

La Verità è il nostro Ipotalamo, & quello che fuori da se' percepisce.  

Detto questo, non mi pare che il "Giornalista" non sia entrato nella "polemica", o non abbia deliberatamente gettato benzina sul fuoco, "Evangelicamente" parlando, gettando sassi sulle mie parole e ritraendo la mano, attraverso la "Fantastica" Copertura del proprio "Anonimato".

Detto questo, ti ribadisco la mia "Buona Fede" e ti abbraccio.

La mia "Fede" consiste nel "fidarmi" degli occhi delle persone con cui parlo o con cui interagisco nella mia vita, e dentro a quegli occhi comprendere quello che quegli occhi hanno da dire a me che li guardo.

La mia "Fede" consiste nel fidarmi di me e di quello che vedo e che sento.

Sono un essere umano, Dio voglia.

Grazie per le tue parole, ma non sono più disposto a subire violenza, soprattutto da ANONIMI, soprattutto da ANONIMI GIORNALISTI, soprattutto da ANONIMI GIORNALISTI DI TV NAZIONALE. Non più.

Ancora un abbraccio,

Andrea Gattinoni

4
22 Mag 2009
alle 00:08

Eleonora, Blogosfere Staff

Il giornalista, che conosco, ha voluto rimanere anonimo per non entrare nella polemica in prima persona su questo blog e rispetto la sua scelta. Andrea, non l'ha fatto nè per paura di linciaggio nè per raggirare i fatti e il "privilegio regale dell'anonimato" non è un atto di forza che esercita per scrollarsi di dosso le responsabilità. 

Certo, abbiamo letto alcune versioni sui giornali, abbiamo visto la puntata di Annozero, letto Gattinoni, ByoBlu, Anna - la blogger de L'Aquila- e nonostante tutto la verità rimane composita e complessa.

Con questo, Andrea, nessuno crede che tu sia pazzo o non abbia reso giustizia alle testimonianze riportate nella lettera. Sarebbe più semplice avere un'unica verità, ma non è così. 

3
21 Mag 2009
alle 21:53

Andrea aka Pollicino

Non so come stiano le cose all'Aquila, qualche dubbio ce l'ho e quello che dice Gattinoni l'ho letto anche da altre parti. Ho avuto testimonianze da altri su quella che è la militarizzazione dei campi.

Sopratutto però quello che non capisco è l'anonimato del giornalista, che non dice assolutamente niente, se non le solite cose che si leggono su tutti i giornali, anche quelli che non hanno inviati. Che motivo c'era per restare anonimo?

2
21 Mag 2009
alle 21:44

Andrea Gattinoni

 ALL'AFFERMATO E ANONIMO GIORNALISTA

Ma perché uno che scrive le cose che ha scritto, in risposta ad una lettera che io ho reso pubblica in assoluta buona fede e firmandola col mio nome e il mio cognome, per di più essendo un GIORNALISTA, GIORNALISTA TELEVISIVO, deve rimanere ANONIMO, perché esige di rimanere ANONIMO??? Ma un giornalista non dovrebbe INFORMARE, prendendosi la responsabilità delle cose che racconta???

Teme ripercussioni??? Di che tipo? Simili al pubblico linciaggio che la mia persona sta subendo da una settimana a questa parte per avere sinceramente riportato informazioni raccolte all'Aquila, fra gli Aquilani?

 Parafrasando Carmelo Bene, la stampa INFORMA I FATTI, NON INFORMA SUI FATTI

E SPORTIVAMENTE OGGI ESERCITA IL PRIVILEGIO REGALE DELL'ANONIMATO

Allego una mia risposta inviata via Myspace, a tre ragazze che mi hanno contattato per avere delucidazioni sulle cose che ho scritto

 "Da: Andreaccio *
A: Giulia
.. 21 mag 2009, 18.13
Oggetto: RE: Lettera


Tutte le cose che ho scritto mi sono state testualmente riferite all'Aquila da Aquilani la sera dell'undici maggio, nella tenda del Comitato 3e32 in via Strinella. Vorrei tanto che le cose non stessero così, ma quello che c'è nella lettera è quello che mi è stato raccontato.
Purtroppo ho ricevuto in questi giorni numerosi messaggi di conferma da parte di altri Aquilani e attestazioni di stima per le cose che ho scritto, insieme anche a una serie di altre risposte piene di insulti e di violenza da parte di molte persone, al punto che mi sono quasi pentito di avere reso pubblica la lettera a mia moglie.
Ma tant'è, siamo in un Paese spaccato
Da parte mia posso garantirti che le cose che ho scritto le ho scritte in assoluta buona fede, senza avere la benché minima intenzione di screditare o di infangare il lavoro massacrante che tanti civili e volontari stanno portando avanti per risollevare una città distrutta dalla più grande delle tragedie.

Un abbraccio

Andrea Gattinoni"

 GRAZIE ENRICO, LE COSE CHE HAI SCRITTO MI CONFORTANO, "PURTROPPO" PERCHE' NON VORREI AVERLE MAI AVUTE LETTE, MA MI CONFORTANO PERCHE' LEGGENDOLE HO LA CONFERMA DI NON ESSERE PAZZO

SALUTI ALL'ANONIMO GIORNALISTA

Andrea Gattinoni

 

1
21 Mag 2009
alle 20:19

enrico

beh credo proprio che ti debba fare qualche altro giro nelle tendopoli che ce ne sono 190..è successo a me personalmente di ritrovarmi due ragazzi della protezione civile, non della croce rossa, in tenda a Collemaggio i quali senza chiedere permesso si sono infilati in tenda la sera per vedere cosa stessimo facendo: tenda6, dove ci sono i computer a disposizione dei residenti; siamo riusciti a mettere la wireless per tutti, solo in 5 campi su 190 grazie ad un regalo di ZEROCOULD che ci ha fornite 5 router, e quando l'abbiamo proposto in altri campi più e più volte ci è stato risposto che non era necessario..perchè non ci pensa la protezione civile a inserire la wireless in tutti i campi?perche l'informazione vera è pericolosa; le perquisizioni sono all'ordine del giorno sulle strade, non per entrare nei campi, in una sera sono stato fermato 5 volte in un tragitto di meno di 3 Km, con tanto di sorpasso e paletta..targa AQ la mia!!se ti vuoi fare un po' di eroina vai a piazza d'armi e te ne accorgi se c'è o no droga!vai a roio e vedi se L'Ordine dei Cavalieri di Malta ti fanno fare una foto nel campo o alla facoltà di ingegneria o entrare senza averti preso prima tutte le generalità!Vai a fare una passeggiata su monte coppito di giorno e vedi se i militari non si stanno già organizzando! in  piazza d'armi ce l'abbiamo messo noi internet!!sennò col cavolo che ti saresti collegato al PC!!starai pure qui da un mese ma ancora non ti sei ben inserito..se vuoi qualche notizia in più è meglio che alzi la testa dal palmare e ti guardi intorno

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