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Partito democratico, un "Flop" tra Tafazzi e Franceschini: intervista a Giuseppe Salvaggiulo

Eleonora Bianchini avatar Martedì 23 Giugno 2009, 13:10 in Interviste di Eleonora Bianchini
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L'orgoglio democratico non si arresta: è il declino della destra per Dario Franceschini, che ieri ha commentato così il risultato dei ballottaggi. Rincuorato dal mancato quorum e dalla conferma di una legge elettorale che premia il bipolarismo, il vicedisastro, come lo chiamò Matteo Renzi, sarà fino al prossimo Congresso (e forse anche oltre) la guida del Partito Democratico.

Sarà ad ottobre, ma non promette nessuna Rivoluzione di sinistra memoria l'elezione del nuovo segretario visto il sorgere delle solite e imbolsite correnti. Le principali: di qua Franceschini sorretto da Walter Veltroni (e dalla record-woman Debora Serracchiani ticket di SuDario) e Pierluigi Bersani sostenuto da Massimo D'Alema.

Nell'attesa della prossima venuta, che sarà solo una riconferma del vecchio, è tempo di bilanci: a quasi due anni dalla sua nascita, il Partito democratico ha conosciuto molti scontri tra correnti interne e poche idee concrete. Diviso su tutto, incluse le questioni etiche, imbrigliato nelle correnti, e veterocomunista nella distruzione sistematica dell'avversario (Berlusconi) senza proposte alternative, è un pallone sgonfio. Giuseppe Salvaggiulo, giornalista de "La Stampa", commenta i primi mesi (fallimentari) della nuova sinistra italiana in Flop. Breve ma veridica storia del Partito democratico (Aliberti Castelvecchi, pp. 229, 13.90 euro), un excursus appassionante tra la sonnolenza del ma-anchismo di Veltroni e i paradossi di un partito stanco prima del calcio d'inizio (qui il blog di Flop). Abbiamo intervistato l'autore.

Partiamo dalle metafore calcistiche. Dario Franceschini è il Beniamino Vignola del Partito democratico senza un Platini che gli faccia ombra. Oscilla tra megalomania e inadeguatezza, anche se tarda ad arrivare l'ammissione di fallimento alle ultime elezioni, dove il -7% rispetto alle politiche con Veltroni pare non abbia nemmeno sfiorato il segretario. Perché non si arrende ed ammette i propri errori?

Franceschini-Vignola è stato chiamato in campo a cinque minuti dalla fine della partita sul risultato di 5-0 per gli avversari. Lui si è limitato a un'onesta melina, ma grazie a un autogol di Berlusconi la partita è finita 5-1. Cambia poco: sempre di batosta si tratta, ma un po' meno peggio di prima. Naturale che il panchinaro rivendichi di giocare la prossima partita da titolare. Se non ora quando?

Massimo D'Alema a In mezz'ora di Lucia Annunziata ha annunciato scosse per il governo e Berlusconi parla di complotto. Il Pd gioca un ruolo attivo nella costruzione del sospetto o rimane solo in attesa delle prossime rivendicazioni della Lega? 

L'unico attivismo che il Pd manifesta da quando è nato è il classico gesto di Tafazzi. A Berlusconi finora ha riservato solo carezze. All'evanescente e incostituzionale federalismo leghista ha concesso una benevola astensione, illudendosi di indurre Bossi a un remake del 1994. Per le scosse in grado di spaventare Berlusconi il Pd deve sperare in Veronica Lario e in qualche magistrato.

E l'Annunziata, dalemiana doc, dichiara al Corriere che D'Alema sarebbe pronto a rientrare oltre il pd, ovvero "pronto a rimettersi in gioco da statista tra gli statisti". Cosa significa?

D'Alema è sempre pronto. All'interno del partito a fare il king maker del nuovo leader nell'eterno e stucchevole duello con Veltroni; fuori a minare il sultanato di Berlusconi patrocinando smottamenti nel Pdl (vedi l'asse con Fini), per poi "mettersi a disposizione" di governi di "salute pubblica" in qualità di "statista tra gli statisti".

Il 21 marzo 2009 Franceschini all'Assemblea dei Circoli ha sottolineato l'esigenza di fare liste pulite come è scritto nel codice etico del Pd, anche se questo principio è rimasto lettera morta. Eppure il partito, oltre all'antiberlusconismo, rispolvera spesso la questione morale e il conflitto di interessi, nonostante in casa abbia Colaninno e Soru. Perchè questi rimandi se tutto rimane come prima?

Questa domanda, che emerge dal capitolo del libro intitolato "L'odore dei soldi", andrebbe rivolta a Franceschini & C. Un tempo si sarebbe parlato di doppia morale. Ma qui siamo almeno alla tripla. Poi si stupiscono se i loro militanti votano Di Pietro.

Debora Serracchiani è esplosa ai circoli e come scrivi sul tuo blog non è solo un caso mediatico, ma una promessa che è riuscita a conquistare i voti senza aspettare la candidatura dal Palazzo. Credi possa essere la vera novità del Pd?

Di fatto il fenomeno Serracchiani, non solo dal punto di vista personale ma per esempio per il modo con cui è esploso, tutto e solo grazie alla Rete, è l'unica vera novità nel Pd. Non è stata cooptata in Parlamento: candidata su pressione dei circoli della regione, si è conquistata l'elezione a suo di preferenze. Differenza sostanziale. Ora deve decidere che cosa vuol fare da grande. Non ha molto tempo: i meccanismi infernali delle trame nel Pd rischiano di stritolarla molto presto, con una specie di effetto tritacarne.

La Serracchiani spera nel ticket con Franceschini, appoggiato anche da Veltroni, per difendersi dal fuoco amico interno al partito. Non pensi che si bruci in questo modo, se Franceschini non sarà rieletto alla segreteria?

Questi ticket non giovano né alla Serracchiani né al Pd. Sanno di latte a lunga conservazione, quando c'è voglia di latte fresco.

Anticipazioni del Congresso di ottobre: chi sarà il nuovo segretario? 

Non mi sottraggo al diabolico gioco del pronostico. Oggi la partita è tra Bersani e Franceschini. Bersani è un candidato con un profilo più moderno e completo, ma temo che presto si ritroverà solo nel tratto più duro della salita, come quei ciclisti abbandonati dai compagni di squadra che anziché fare i gregari tentano la fuga. Franceschini è stato un dignitoso curatore fallimentare, ma chi gli affiderebbe un'impresa sana? Certo garantirebbe l'unità del partito, scongiurando l'esodo dei cattolici. Ma in ogni caso io azzardo che nessuno dei due diventerà segretario.

Quale sarà il futuro dell'alleanza tra Pd e Idv?

Questa sarà la domanda a cui dovrà rispondere il congresso. Finora il Pd si è svenato con Di Pietro, delegandogli in toto alcune funzioni di opposizione e travasandogli una messe di voti. Ci ha guadagnato solo Di Pietro, si è visto. Difficile pensare di tornare competitivi con Berlusconi emarginando i potenziali alleati. Bisognerà trovare un'altra formula. Del resto Di Pietro aveva chiesto di candidarsi alle primarie del Pd.

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29 Giu 2009
alle 21:26

stefano DANIELE

efficace  definire franceschini curatore fallimentare ....riveli osservazioni sagaci nelle interviste come nel libro  , poi hai dei richiami veramente affascinanti ... i duellanti di Conrad ..ci allieterai ancora . congratulazioni . un abbraccio affettuoso

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