Che fossero queste le seconde scosse - dopo le prime profetizzate da Lucia Annunziata - a cui aveva accennato Massimo D'Alema? Le ipotesi erano due: o la pubblicazione di altre foto osè in seguito all'inchiesta di Bari o la dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano. Pare sia arrivata la seconda. Infatti la sesta commissione del Csm ha stabilito che:
Viola almeno quattro principi costituzionali, a cominciare da quello sull'obbligatorietà dell'azione penale, e avrà effetti "devastanti" sull'"efficacia" delle indagini il ddl Alfano sulla riforma del processo penale. E inoltre, "rafforzando la dipendenza della polizia giudiziaria dal potere esecutivo" e al tempo stesso "estromettendo il pm dalle indagini" , potrebbe permettere al governo di controllare o quanto meno di condizionare l'azione penale. La stroncatura senza appello del provvedimento che riforma il processo penale viene dalla Sesta Commissione del Csm.
Ma non finisce qui.
Infatti (dal Corriere):
Il parere, che in Commissione è stato approvato con procedura d'urgenza, potrebbe essere discusso già giovedì dal plenum di Palazzo dei Marescialli, dove sarà portato con procedura d'urgenza. E mette sotto accusa le norme-chiave del provvedimento che riguarda il processo penale e non le intercettazioni (oggetto di un altro ddl), a cominciare appunto da quella che ridisegna i rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria. Oltre all'obbligatorietà dell'azione penale, le norme all'esame del Senato -secondo i consiglieri- violano i principi costituzionali del giudice naturale (articolo 25), della ragionevole durata dei processi (articolo 111), e il contenuto dell'articolo 109 della Carta, secondo cui l'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. E inoltre la stessa ratio della norma su cui si appuntano i maggiori strali dei consiglieri è «in conflitto» con il ruolo che la Costituzione assegna al pm di «garante della legalità dell'azione penale e dei diritti dell'indagato e dell'imputato». Non a caso tra le conseguenze negative del ddl, i consiglieri indicano anche la «minor tutela degli interessi della difesa», oltre alla «dilatazione» dei tempi dei procedimenti.
abbiamo un colpo di stato in atto da parte della magistratura!!! finalmente arriviamo allo scontro finale Democrazia sotto tutela dei magistrati o vera democrazia? ci aspettano tempi lugubri , lo scontro sarà durissimo. ecco riuscire fuori Scalfaro, Ciampi , e chissà quanti altri . finalmente sapremo chi è il grande vecchio! ( strano che Andreotti non parli)
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alle 10:29
Alessio
Colpo di stato?. Ricorda caro luca ( annebbiato secondo me ) che un magistrato studia e nasce magistrato, non parla se non consulta la legge e basa tutto ciò che fa in base a quello. Il magistrato ricopre il suo ruolo per meriti riguardo alla sua competenza e completezza, non ha e non deve avere conflitti di interessi, è l'anello di una catena ( costituzionalmente costruita ) che non lascia spazio ad interpretazioni personali. Invece un politico è tutt'altro. Ora alla luce di tutto questo, non facciamo il gravissimo errore di gettare fango sull'ultimo baluardo della giustizia in questo paese, perchè se cominciamo a dubitare di questo ( solo perchè conviene a pochi ) sarà il caos. Questo comportamento è da rivedere, pensaci.