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Patrizia D'Addario, parla l'amante: rivelazioni shock su Raffaele Fitto e Tato Greco. E rispunta Cosimo Mele

Eleonora Bianchini avatar Mercoledì 29 Luglio 2009, 14:27 in In evidenza, Italia di Eleonora Bianchini
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Nella storia di Patrizia D'Addario (sotto la locandina del night club parigino dove sarà ospite venerdì e la gallery del servizio fotografico per Interviu che secondo quando riporta Novella 2000 le ha fruttato ben 32.000 euro) ci stanno dentro tutti, di destra e di sinistra. Parola di Giuseppe Barba, imprenditore edile pugliese che si definisce re dello scavo di Bari, nonchè ex amante della escort. Oggi Gazzetta del Mezzogiorno pubblica un'intervista shock (sotto) di Onofrio Pagone all'imprenditore che racconta l'abilità della D'Addario a circuire i politici per ottenere favori e denaro. Nella sua borsa c'è sempre il registratore. Barba a domanda risponde:

Ma come fa a registrare tutto senza farsene accorgere?

«Facile: il registratore è sempre in borsa insieme ai profilattici, oppure sotto il sedile della macchina, oppure nel reggiseno, o sotto il letto. Dipende dalle situazioni».

Ma se fossero solo dettagli del mestiere e uno spiccato cinismo, di cui la signora escort sarebbe esperta, non ci sarebbe traccia di notizie di interesse pubblico. Che invece arrivano puntuali e svelano un cortocircuito tra ricatti, escort e politica in cui fanno capolino anche Raffaele Fitto, ministro degli Affari regionali, e Tato Greco (che rientra anche nel caso di Cosimo Mele, a breve vedremo come e perché). Guardate qui:

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Le risulta che la D’Addario si sia accompagnata ed abbia poi ricattato altri politici?

«Andava e si faceva pagare. A Bari conosce tanti politici, del Comune, della Regione, parlamentari, di destra e di sinistra. L’anno scorso a marzo è stata all’estero, in Qatar, per venti giorni, con un assessore regionale importante, e per non farsi vedere insieme sono partiti in aereo da Foggia».

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È vero che la candidatura al Comune per le elezioni di giugno scorso è nata all’ultimo momento?

«Ma che dice... Con Tato Greco e gli altri del movimento di Fitto si conoscono da tanto tempo: ho visto io i messaggini di auguri a un Natale».

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Signor Barba, lei adesso a cosa punta? Cosa vuole da questa storia e dalla D’Addario?

«Da lei, niente. Magari da Berlusconi: io non ho più paura di nessuno, perché su di me hanno sbagliato le indagini già una volta. Io ho una rabbia dentro che lei non può immaginare: lavoro da quando avevo dieci anni. Avevo i soldi, ero una persona brillante. Patrizia mi ha rovinato, rovina tutti: chi sfrutta è lei, è il contrario di ciò che dice. Perciò se adesso mi chiamasse Ghedini e mi facesse un assegno, gli racconterei tutto, tutti i particolari che so».

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Perché: cosa sa?

«In questa storia ci sono politici di destra e di sinistra, e sono tutti impauriti, adesso. E io so cosa c’è dietro».

Insisto: cosa sa? Cosa c’è dietro secondo lei?

«È vera la storia del complotto. Stanno usando Patrizia, ma adesso hanno scoperto che è una infame, cioè che parla: stanno cacati sotto. Penso siano disposti a pagare pur di farla calmare, di farla tacere».

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E chi è quel Tato Greco che rientra nell'inchiesta di Bari? Ecco qui il suo profilo:

Sei faldoni di intercettazioni. Migliaia di pagine sbobbinate. E un nome che ricorre: quello di Tato Greco. Lex consigliere regionale dell´Udc, oggi coordinatore della Puglia prima di tutto, è al centro dell´indagine, cominciata nel 2002 dal pm Roberto Rossi sul sistema sanitario pugliese: è considerato socio occulto dei Tarantini nella società Gsh e per questo indagato per associazione a delinquere. «La scelta dei Tarantini di coinvolgere Greco non è stata occasionale - scrivono - ma frutto di una mirata e ben ponderata strategia, tesa a ottenere benefici commerciali garantiti dal peso e dall´ascesa politica che il Greco era in grado di assicurare loro: era giovane rampollo del segretario nazionale dell´Udc, Marco Follini, componente della famiglia Matarrese e spesso artatamente associato dai Tarantini al Governatore regionale, Raffaele Fitto».

Oltre ad essere tutto ciò è anche segretario della lista Fitto e responsabile delle candidature delle escort Patrizia D’Addario e Barbara Montereale. E Cosimo Mele - per Il Giornale la nuova arma di Repubblica- accusa Tato Greco: fu lui a proporgli ripetutamente Francesca Zenobi , la ragazza con la quale consumò un festino a base di sesso e cocaina all'Hotel Flora in Via Veneto a Roma. Tato Greco intanto querela Mele. 

*****************

Ecco l'intervista completa a Patrizia D'Addario pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno:

Una Ford Fiesta di colore nero targata DN...... guidata da una donna bionda, sola in macchina, nella tarda serata di lunedì - secondo la denuncia - avrebbe tentato di speronare una «Vespa» con una coppia a bordo. Nessun danno, nessun ferito. Sul posto è intervenuta anche una pattuglia delle Volanti, chiamata dai motociclisti impauriti. Notizia minima di cronaca, che tuttavia assume ben altre dimensioni scorrendo il verbale della questura: sempre in base alla denuncia, a guidare quella vettura era Patrizia D’Addario, la escort barese al centro dell’inchiesta della procura di Bari su festini e appalti pubblici. A bordo della moto c’era invece - con la moglie - Giuseppe Barba, 47 anni, imprenditore edile ed ex amante della D’Addario, già arrestato e poi condannato (ha patteggiato) su denuncia della stessa escort per minacce e sfruttamento della prostituzione.

«L’altra sera - racconta Barba - ero stato a cena con mia moglie in un locale del centro di Bari. Sulla strada del ritorno a casa mi sono visto seguito da una macchina, che sul corso vicino all’ospedale militare mi ha raggiunto e ha tentato di investirmi, di farmi finire fuori strada. Era lei: ha tentato di uccidermi. E non è la prima volta: lo ha già fatto in autostrada, quando quasi riuscì nel suo intento. Rimasi ferito: centoventi giorni di prognosi. All’epoca ritirai la denuncia perché mi promise che se lo avessi fatto mi avrebbe lasciato in pace, e invece...».

Invece? «Stavolta non ha digerito l’intervista di mia moglie, quella della settimana scorsa alla «Gazzetta». Ha cominciato di nuovo con le minacce telefoniche, tanto che il mio avvocato forse oggi presenterà denuncia direttamente al pm dell’inchiesta, il dottor Scelsi».

Giuseppe Barba è stato inchiodato dalle registrazioni della D’Addario.

«Maledetto registratore: quella donna ha la malattia del registratore, lo ha sempre con sé, lo usa sempre: sali in macchina e sei già registrato. È la sua tattica, una malattia: lo fa con tutti».

Ma che registratore usa: un modello digitale, minuscolo, facile da nascondere?

«Macché. Usa uno di quelli con le microcassette. Credo che le conservi tutte in una cantinola a Carbonara (un quartiere di Bari, ndr), dove ha un appartamento. Quello è il suo deposito: è stato perquisito, ma lei ha più di qualche amico in questura...».

Ma come fa a registrare tutto senza farsene accorgere?

«Facile: il registratore è sempre in borsa insieme ai profilattici, oppure sotto il sedile della macchina, oppure nel reggiseno, o sotto il letto. Dipende dalle situazioni».

E come riesce la signora a far parlare chi l’accompagna?

«Facile anche questo: la sua tecnica è sempre la stessa. Comincia col chiedere: che ore sono? E poi: ma che giorno è oggi? Così registra il momento, poi attacca con le domande più personali e sei fregato».

Perché fregato? Ricatta?

«Lei crea solo guai a chi la incontra. Una volta voleva far arrestare un dirigente dell’assessorato del Comune perché non riusciva ad avere la sua pratica edilizia. Cominciò a dire che aveva le prove che quello lì le aveva messo le mani addosso. Poi un costruttore mio amico l’ha calmata. Ha sempre fatto così, da quando l’ho conosciuta».

È vero che talvolta la D’Addario non si limita al registratore?

«Se stai con lei, guai a lasciare la giacca o la borsa alla sua portata. Lei mette le mani nelle tasche e segna su un taccuino tutto ciò che trova: numeri di telefono, informazioni varie. Ci sa fare».

Signor Barba, lei ha frequentato la D’Addario per cinque anni prima di tornare da sua moglie. Lei è stato accusato di essere il suo protettore...

«Ho patteggiato perché lei mi aveva promesso che sarebbe sparita. E poi: io l’avrei sfruttata? Ma se è sempre stata lei ad approfittare, a farsi portare in giro per fare la bella vita».

Scusi: la signora D’Addario ha detto che lei la portava in grandi alberghi, anche all’estero, costringendola a prostituirsi. Non è così?

«Ho sempre pagato io: ci sono le prove della carta di credito. Lei fa sempre così. È sempre molto sensuale e persuasiva al primo approccio. Mi ricordo per esempio in Sardegna, a Porto Cervo: si allontanava per telefonare e spariva. Al bar si faceva notare e spariva, anche per mezze giornate e più».

E lei si preoccupava?

«Io no, perché? Mica me la dovevo sposare. Non mi interessava più di tanto. Ha sempre fatto così: ricordo, anche a Montecarlo».

La signora dice il contrario.

«Béh, per forza. Una che lavora con gli annunci sul giornale, che non ha mai un’amica ma solo uomini, che non risponde alle chiamate con numero coperto... Lei mi ha pure denunciato ed è stata creduta perché è una donna e perché ha amici in questura e tra i giudici di Bari».

Le risulta che la D’Addario si sia accompagnata ed abbia poi ricattato altri politici?

«Andava e si faceva pagare. A Bari conosce tanti politici, del Comune, della Regione, parlamentari, di destra e di sinistra. L’anno scorso a marzo è stata all’estero, in Qatar, per venti giorni, con un assessore regionale importante, e per non farsi vedere insieme sono partiti in aereo da Foggia».

È vero che la candidatura al Comune per le elezioni di giugno scorso è nata all’ultimo momento?

«Ma che dice... Con Tato Greco e gli altri del movimento di Fitto si conoscono da tanto tempo: ho visto io i messaggini di auguri a un Natale».

Signor Barba, lei adesso a cosa punta? Cosa vuole da questa storia e dalla D’Addario?

«Da lei, niente. Magari da Berlusconi: io non ho più paura di nessuno, perché su di me hanno sbagliato le indagini già una volta. Io ho una rabbia dentro che lei non può immaginare: lavoro da quando avevo dieci anni. Avevo i soldi, ero una persona brillante. Patrizia mi ha rovinato, rovina tutti: chi sfrutta è lei, è il contrario di ciò che dice. Perciò se adesso mi chiamasse Ghedini e mi facesse un assegno, gli racconterei tutto, tutti i particolari che so».

Perché: cosa sa?

«In questa storia ci sono politici di destra e di sinistra, e sono tutti impauriti, adesso. E io so cosa c’è dietro».

Insisto: cosa sa? Cosa c’è dietro secondo lei?

«È vera la storia del complotto. Stanno usando Patrizia, ma adesso hanno scoperto che è una infame, cioè che parla: stanno cacati sotto. Penso siano disposti a pagare pur di farla calmare, di farla tacere».

Come fa a dire queste cose?

«Le dico perché lo so. In quest’ultima settimana, dopo l’intervista di mia moglie alla “Gazzetta”, sono stato avvicinato da due persone, mandate da un paio di politici importanti, che mi hanno chiesto di far sapere a Patrizia che se lei va in tivvù e smentisce tutto e non parla più, sarà bene».

Chi sono queste persone?

«Sì, e lo dico a lei?».

Sono imprenditori edili come lei?

«Lo vuol sapere? Sono due imprenditori di Bari che conosco molto bene. Calcoli che io sono il re dello scavo, io a Bari ho fatto per esempio l’ultimo parcheggio interrato e la metro, mica niente».

E i politici importanti, chi sono?

«Ancora! Guardi che sotto questa storia c’è la merda tra i politici. Ci stanno tutti dentro».

E allora abbia il coraggio di fare i nomi.

«Arriverà il momento». Ma se lei parla di complotto, perché ora si vorrebbe far tacere la D’Addario? «Perché ci stanno tutti dentro, non solo Berlusconi, e questo non lo sapevano».

E a questi intermediari, cosa ha risposto?

«Che gli devo dire? Loro non sanno che con Patrizia io non parlo più. Anzi: mi voleva investire con la macchina...».

6
6 commenti
6
18 Nov 2010
alle 19:06

julian

si fanno tutti pubblicita'

5
18 Nov 2010
alle 19:05

gino

allora la d'addario andava con altri?

4
02 Mar 2010
alle 22:57

Daniele Andreani

Dovrebbero metterla al muro questa vera e propria prostituta della D'Addario, che va ad inventarsi le cose per guadagnare soldi: schifosa che non è altro.

3
30 Lug 2009
alle 22:08

xy

Questo Barba è un pallonaro niente male.

2
30 Lug 2009
alle 12:33

giovannitalleri

Tutti devono guadagnarsi il pane. Ma c’è modo e modo. E questi numerosissimi viottoli maleodoranti frequentati dai tanti “giornalisti” che profondamente sentono la loro alta missione d’informatori facendo riecheggiare sempre il nome di Berlusconi, sono davvero una porcheria.

Tale è l’evidenza, tale è la pochezza di chi vi si dedica

1
29 Lug 2009
alle 16:34

anonimo

dio ce deve esistere questa gente compreso i politici dio li deve far pagare tuutte le malefatte che fanno ce gente onesta che guadagna 1300 euro al mese x var vivere la propreia famiglia e questi delinquenti rubano da tutte le parti pur di farsi i miliardi quando sarete tutti crepati e vi trovero da qualche parte non so dove se non vi punira gesucristo ce pensero io   filio di satana

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