Dopo Onna, il nostro viaggio si conclude con la visita a Barisciano e Castelnuovo (foto). La due giorni a L'Aquila è volata via con la pioggia di lunedì nella zona rossa passando per l'Ucl1 di Gianmario Gnecchi, le mamme delle scuole di Pile, i volontari di Collemaggio e poi Paganica, Tempera e Onna. Sorprende la compostezza degli aquilani provati da mesi di emergenza e circondati da Vigili del Fuoco, Protezione Civile e volontari per cui hanno solo parole di affetto e stima. La pazienza con cui osservano i lavori e aspettano una casa. Anziani che pranzano fuori dalle tende blu della Protezione Civile a Barisciano, la loro casa inagibile alle spalle. Il proprietario di un negozio di alimentari nel centro storico a L'Aquila che ora ha trovato lavoro in un distributore ma vive ancora in tendopoli. Il tassista rientrato dalla costa da pochi giorni. Cantieri ovunque, traffico sulla Statale 17. Un militare che passa alla Hertz per noleggiare una macchina e andarsene via, per qualche giorno, da qualche parte. La farmacia di Via Strinella dove si viene sì per comprare qualche medicina, ma diventa il luogo deputato alla condivisione delle preoccupazioni, la propaggine di un bar. Le felpe blu con la stampa "Ricostruiamo L'Abruzzo", le magliette simil "I love NY" riscritte con "I love 3e32".
Il navigatore che mi porta nella zona rossa perché non ha in memoria le vie bloccate e l'esercito che mi ferma e mi indica la strada. Il terremoto non è una questione politica, l'ideologia, nell'emergenza, è un orpello inutile.
Bisogna prima costruire e poi pensare a ricostruire - chissà come- quei centri storici distrutti dal terremoto.
Il viaggio di ritorno è lungo e in treno; si parte da L'Aquila con cambio prima a Sulmona e poi Pescara e da lì la partenza per Milano. "Anche tu vai a Milano?", mi chiede un ragazzo sul regionale. "Sì", dico. "Meno male così non faccio il viaggio da solo. E' da un mese e mezzo che sono qui, ho lavorato per la costruzione di una scuola elementare. Cantiere aperto 24 ore su 24, 50 operai di giorno e 40 di notte. Ho lavorato sabato e domenica inclusi a 15 euro l'ora per 14 ore al giorno."
L. ha trent'anni, è di Brescia, operaio di sesto livello. Dirigeva squadre da 10 lavoratori. Spiega: "Gli alberghi erano tutti pieni, stavo a un'ora di distanza dal cantiere. Torno a casa, voglio vedere i miei figli. E non potevo andare avanti e vedere lavorare le persone così. Le attrezzature, nuovissime e di alta tecnologia vengono sostituite al primo difetto e non si sa dove vadano. Si lavora senza rispettare le norme di sicurezza. Niente imbragatura, le impalcature, come tutto il resto, montate nella metà del tempo. Nel mio cantiere solo uno si è tagliato un dito, mi meraviglio che non sia ancora morto nessuno. E arrivano per fare i controlli la Guardia di Finanza, i Carabinieri, la Dia. Vedono che non c'è nulla in regola, ma passano e se ne vanno. Al massimo fanno qualche multa. C'è fretta di consegnare, ma stiamo costruendo una scuola elementare, dico io, ci vuole sicurezza. E questo non vale solo per la scuola dove ero io, ma anche le case, peraltro a più piani, le stanno facendo con lo stesso criterio. Sono belle da guardare e basta. Le strutture sono in ferro, ricoperte di carton gesso che prima di essere montato è già marcio, imbevuto di pioggia e umidità. Fra sei mesi le case e le scuole nuove avranno già problemi strutturali. Certo, rispettano le norme antisismiche, ma si infilerà acqua ovunque. Pretendono di finire le case in tre mesi, ma dopo saranno daccapo. E stanno sprecando tantissimi soldi. Nessuno conosce il budget per la costruzione di quella scuola, che rientra in un progetto della Protezione Civile. Agli ingegneri hanno solo detto: non badate a spese."
Se così fosse, ci auguriamo che quelle strutture siano solo provvisorie. Per quanto mi riguarda, ringrazio le persone che ho incontrato a L'Aquila e dintorni per la semplicità, la pazienza, il coraggio, la gentilezza.
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alle 18:03
Agata
senza parole...