L'importante è dimenticare la cronaca e negare le possibili conseguenze di decisioni giuridiche sul piano politico. Mentre Il Giornale snocciola i tasselli del complotto contro Silvio Berlusconi e chiama in causa le future dichiarazioni del pentito Spatuzza, il vicedirettore del quotidiano Alessandro Sallusti approfitta di un'ospitata tv a Exit per sparigliare le carte e cimentarsi nella nuova pop art dell'agone politico: negare i fatti.
Dopo la ricostruzione di Peter Gomez (video sopra di ByoBlu) Sallusti chiosa: cosa c'entra Marcello Dell'Utri con Silvio Berlusconi? Cancellare i fatti per un giornalista non é più deontologicamente rilevante, é evidente. Ma la foglia di fico non tiene. Oltre al premier, contro cui si schierano De Benedetti, Santoro, i manifestanti del No B-Day e i pentiti di mafia, anche Renato Schifani non gode di buona reputazione. Infatti, scrive Il Corriere, il pentito di mafia Gaspare Spatuzza ricorda di avere visto, all’inizio degli anni ’90, il boss Filippo Graviano incontrare il presidente del Senato, Renato Schifani. Lo ha messo a verbale di fronte agli investigatori della Dia di Firenze. E ora l’informativa è depositata al processo d’appello contro il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri.
Ricordiamo, mesi or sono, quanto si fosse inalberato Renato Schifani quando Marco Travaglio a Che tempo che fa dimostrò la sua mafia connection.
A questo si aggiunge la strenua crociata de Il Giornale che oggi apre con l'avidità di De Benedetti. Attacco del pezzo:
Tanti, maledetti e subito. Carlo De Benedetti non vuole aspettare il processo d’appello, anche se dai fatti - la «guerra di Segrate», ovvero lo scontro con Silvio Berlusconi per il controllo della Mondadori - sono passati ormai diciott’anni, e si può immaginare che un paio d’anni in più o in meno non farebbero poi questa grande differenza.
Certo che per la parte politica che sostiene il Lodo Alfano e minaccia con il ddl per il processo breve la coerenza é un optional. Il Titanic di Silvio B. é già stato speronato, la barca affonda. Fini e non solo preparano il dopo Berlusconi, mentre le future parole di Spatuzza sono la spada di Damocle del Cav.
E i problemi si annidano anche tra le mura di casa. Infatti Veronica Lario avrebbe chiesto quarantatré milioni di euro l'anno, poco più di tre milioni e mezzo al mese nell'ambito del ricorso di separazione con addebito. Appropriato paragone calcistico per capire l'entità della richiesta: corrisponde a 6 volte l'ingaggio di Ronaldinho (che si aggira intorno ai 7 milioni netti a stagione) e a un terzo del monte ingaggi di tutto il Milan. Silvio, non male.
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