Gianfranco, il momento si avvicina. Il Presidente della Camera, dopo l'incontro con Berlusconi sul tema della giustizia, é raggiante. Il premier ormai entra nei suoi pensieri con passo felpato, la sua tendenza a confondere la leadership con la monarchia assoluta non piega la volontà della terza carica dello Stato. E Feltri, s'incazza. Infatti secondo il vicedirettore de Il Giornale Alessandro Sallusti "il presidente della Camera resta lontano anni luce dal presidente del Consiglio e non ha alcuna intenzione di dargli una mano vera a risolvere i problemi. Preferisce tenersi stretto il buon rapporto con Napolitano, con l’opposizione e con la potente casta dei magistrati".
Gianfranco, in tutto il suo fulgido politico splendore, celebra il trionfo con il suo libro "Il futuro della libertà" (uscito per Rizzoli) presentato ieri a Roma all'Hotel Parco dei Principi, seguendo la scia dei volumi vergati da Luxuria, Carfagna, Veltroni, Franceschini e il sempreverde margheritino Rutelli. Ma questo é destinato a scuotere menti e corpi, a destra e a sinistra.
- Indiscrezione: Italia Oggi scrive che un fedelissimo del delfino di Almirante avrebbe esplicitamente rifiutato di pubblicare per Mondadori. Meglio rimanere estranei agli affari di famiglia -
Fini guarda oltre l'orizzonte del giovane Popolo della Libertà e immagina una destra egualitaria, meritocratica, dove non si dimentichino l'identità nazionale e il senso civico. E compie la volata che lo farà adorare dai sinistri dubbiosi con l'elogio a Andrew Howe per ricordare l'ostruzionismo della nostra legislazione a chi vorrebbe ottenere la cittadinanza.
Tremano dal Pdl: l'organo di partito Il Giornale raduna le truppe e titola "Fini vuole affossare Berlusconi". Se qualche settimana fa davanti al monito di Feltri Gianfranco Fini aveva risposto per le rime senza retrocedere di un millimetro, oggi é a Sandro Bondi che viene affidata la blitzkrieg (che tanto blitz non è, vista la coriacea fermezza di Fini). Il coordinatore del Pdl firma la recensione del libro scartabellando tra gli scheletri nell'armadio del Presidente della Camera. Detto da lui, veterocomunista da sempre ravanello convertito alla causa di Arcore, é tutta da ridere.
Bondi bacchetta Fini perché nel suo libro non ha citato Silvio Berlusconi. Come é possibile? E perché Fini non nomina nemmeno il suo passato di fascista a braccio teso?
Dell'omelia di Sandro, pastore senza pecore e già poeta sibillino per Vanity Fair, salviamo alcuni stralci molto interessanti che illuminano sul mantra da brivido del Pdl: davvero Gianfry é meglio di Silvio?
Prima citazione:
"Fini presenta una certa analogia con quella della tradizione comunista italiana"
(deve saperlo bene Sandro Bondi. Da Wikipedia: Nel 1990 viene eletto sindaco di Fivizzano nelle liste del PCI, ma nel 1992 la giunta comunale da lui guidata viene rovesciata dai socialisti locali, in associazione con la Democrazia Cristiana. Già allora gli attivisti lo paragonano scherzosamente a un ravanello: cioè rosso fuori e bianco dentro. In seguito lascia il PCI.
Poi, il salto della quaglia: Attraverso lo scultore Pietro Cascella, che sta lavorando ad Arcore per la cappella funeraria di Villa Berlusconi, nel 1994 conosce Silvio Berlusconi, che gli affida dapprima la direzione del Dipartimento beni culturali del Centro studi di Forza Italia. Successivamente Bondi viene incaricato di curare la corrispondenza personale di Berlusconi, di cui diviene in breve tempo segretario particolare e collaboratore fidato, tanto da ricevere il compito, in occasione della campagna elettorale del 2001, di coordinare la stesura di Una storia italiana, un libro fotografico sulla vita pubblica e privata di Berlusconi spedito, come mezzo di propaganda elettorale in vista delle successive elezioni, a tutte le famiglie italiane).
Seconda citazione:
Ciò che mi ha colpito dello sforzo culturale compiuto da da Fini é la mancanza di una spiegazione dell'incontro e dell'intreccio della sua storia con quella di Silvio Berlusconi
(Bondi, forse non tutti hanno un mentore da venerare nelle preghiere della sera e della mattina. A differenza del suo arruolamento e servizio ad personam nel team di Arcore, Fini ha preferito un percorso politico che oggi non teme di esigere una destra diversa da quella proposta dal Popolo della Libertà di Silvio B.);
Terza citazione:
Ritengo che Fini sappia perfettamente che il fondamento della leadership di Berlusconi non risiede in una supposta volontà monachica bensì nella sua capacità di guida
(veramente ha detto pochi giorni fa l'esatto contrario. Ma per il Ministro é meglio sorvolare).
Auguri finali: Fini, continui così. E a tremare non sarà solo Silvio Berlusconi, ma anche Pierluigi Bersani.
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