Delirio, stiamo arrivando. L'attacco di Massimo Tartaglia - che, ricordiamo, è uno squilibrato mentale - ha da subito scatenato Giampaolo Pansa sul ritorno agli anni di piombo, la maggioranza che parla di terrorismo, di clima di odio. Fabrizio Cicchitto della Santa Inquisizione della stampa anti Silvio punta il dito contro la macchina infernale de Il Fatto che insieme a Rcs, L'Espresso, Santoro, Annozero, Travaglio e Ingroia sono istigatori di odio. Infine Antonio Di Pietro che esprime la propria posizione tranchant, condanna il gesto e manifesta anche umana pietà per il premier, viene crocifisso.
E Silvio? Già avviato il processo di santificazione. Il Corriere pubblica il pezzo di Marco Galluzzo in cui Gianfranco Fini piangerebbe tra le sue braccia, Umberto Bossi gli terrebbe la mano e ci sarebbe un continuo pellegrinaggio adorante dei suoi uomini fuori dal San Raffaele. E lui? Si preoccupa per gli altri, martire e santo in pena per il destino dei suoi discepoli. Sulle analogie evangeliche dell'attentato avevamo già scritto qui. Poi il grande messaggio d'amore nello screenshot sopra.
E la colpa a chi va? Ovviamente ai social network, primo di tutti Facebook. Il delirio corre su vari fronti: stamattina Roberto Maroni, scrive Milano2.0, ha ribadito la pericolosità del social network e dei siti che incitano alla violenza, auspicando una normativa che ne preveda un vero e proprio oscuramento. Gabriella Carlucci coglie poi la palla al balzo per riproporre la sua straordinaria proposta di legge per l'anonimato in Rete e sentenzia - come riporta Piovonorane:
«I social network non sono più luoghi di incontro e socializzazione virtuale. Si sono trasformati in pericolose armi in mano a pochi delinquenti che, sfruttando l’anonimato, incitano alla violenza, all’odio sociale, alla sovversione».
Alessandro Gilioli oggi fornisce a cascata spunti interessantissimi relativi alle dichiarazioni di politici e non sulla Rete dopo l'aggressione a Tartaglia (che nulla ha a che fare con l'iscrizione a Facebook. Ma se si può colpire la Rete, avanti savoia).
Mattia Carzaniga scrive addirittura che Bruno Vespa avrebbe definito Massimo Tartaglia «vicino ad ambienti del social network».
Taglia corto Sabina Guzzanti che sul suo blog scrive:
Non ci sono dubbi per me. Non avrei voluto che accadesse non voglio che si ripeta. Berlusconi però non è stato ferito da un'organizzazione politica, è stato ferito da un uomo isolato mentalmente sofferente. perché dobbiamo prenderci la responsabilità di questo gesto, come se in qualche modo venisse da noi? La risposta di maroni chiudere siti internet è assolutamente arbitraria come al solito. dove sono le prove che quell’uomo si sia ispirato a internet e non al tg5?
Volete chiarirvi le idee su Facebook e affini? Vi consigliamo di leggere la lettera aperta inviata da Marco Montemagno al Consiglio dei Ministri. Perché la vita è piena di fuffa. E come la vita Internet è anche pieno di cose meravigliose.
Dipende dove guardi e su cosa ti concentri. Se vieni in stazione centrale a Milano o vai nel bronx ti fai un'idea diversa dell'esistenza che se vai a Las Vegas giusto?
Buona lettura (che suggeriamo anche a Bruno Vespa, Gabriella Carlucci, Fabrizio Cicchitto e compagni).
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alle 20:31
Renzo Gallo
Se Berlusconi fosse stato dove doveva essere (SAN VITTORE)
tutto questo non sarebbe successo........................
Attenzione a non farne un martire , se ci ha marciato sul terremoto in Abbruzzo , figuriamoci adesso....................