blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Internet alla gogna e il Grande Fratello rimosso da YouTube: intervista a Guido Scorza

Eleonora Bianchini avatar Venerdì 18 Dicembre 2009, 09:54 in Internet e politica, Interviste di Eleonora Bianchini
guidoscorza.jpg

Internet e Facebook sono i nemici numero uno. Negli ultimi giorni le dichiarazioni dei nostri politici, da Renato Schifani a Roberto Maroni puntano il dito verso un'unica direzione. Il Ministro dell'Interno ha apertamente parlato dell'intenzione di presentare in Consiglio dei Ministri un disegno di legge volto a studiare filtri per la Rete che potrebbe prevedere l'istituzione di un registro per i siti e i blog che trasmettono in livestreaming. E se il giro di vite fosse una prospettiva realistica? Ne abbiamo parlato insieme a Guido Scorza, avvocato e dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie (qui il suo blog).

Dopo l'aggressione di Massimo Tartaglia ai danni di Silvio Berlusconi, il governo ha subito pensato a un giro di vite per la Rete. Perché internet è sempre più spesso l'obiettivo contro cui scagliarsi?

E' difficile rispondere alla domanda senza correre il rischio di abbandonare il tracciato rigorosamente giuridico ed intraprendere una strada politica in senso lato. La mia impressione, tuttavia, è che tale obiettivo sia dovuto, in parte ad una sorta di "tecnofobia" dettata dalla scarsa conoscenza delle dinamiche di funzionamento del nuovo media e, in parte, dall'acquisita consapevolezza da parte del Governo che Internet è ormai divenuto uno strumento politico con un elevato grado di maturità e insuscettibile - in assenza di nuove regole - di qualsivoglia controllo politico che sia in grado di determinarne la linea di azione.
La Rete è strutturalmente - così la vollero i suoi creatori - una realtà "acefala".

E' realistico pensare a un giro di vite ad hoc per la Rete, dopo le intenzioni di porre filtri al web da parte del Ministro Maroni?

Non solo credo sia irrealistico ed inattuabile ma, soprattutto, sono convinto che sarebbe una scelta con probabili gravi riflessi di incostituzionalità poiché si andrebbe a limitare sproporzionatamente l'esercizio della libertà di informazione - nella sua duplice accezione attiva e passiva - di milioni di cittadini al fine di reprimere gli abusi di una minoranza. I filtri, infatti, riguarderebbero intere piattaforme di comunicazione con la conseguenza che per filtrare, ad esempio, un commento su un blog si correrebbe il rischio di mettere a tacere tutti gli altri commentatori o il blogger medesimo. Credo non si possa pensare a nulla di più e di diverso che ad un ordine di rimozione, rivolto all'autore del contenuto, della sola informazione che si assume illegittima ed esclusivamente a seguito di un ordine in tal senso da parte del giudice. Per far questo, tuttavia, non servono nuove leggi.

E' altrettanto plausibile pensare all'istituzione di un registro apposito per i siti e blog che trasmettono in livestreaming?

Non ho ancora avuto modo di esaminare nel dettaglio la nuova disciplina.
Tuttavia sono convinto che mentre sia ragionevole - e corrisponde, anzi, a precisi obblighi derivanti dalla disciplina europea - assoggettare ad un'autorizzazione governativa l'esercizio di un'attività televisiva a mezzo internet, se si commettesse l'errore di assoggettare alla medesima disciplina chi utilizza lo streaming in una dimensione extra-imprenditoriale si scivolerebbe ancora una volta in una limitazione della libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente insostenibile. Si riproporrebbe dunque lo stesso problema affrontato in relazione all'applicazione della vecchia disciplina sulla stampa alla blogosfera.

Credi che queste proposte di censura e monitoraggio della rete finiscano come la proposta di Gabriella Carlucci o l'emendamento di Gianpiero D'Alia?

Me lo auguro; ma temo che l'attuale clima politico potrebbe determinare risultati diversi. In questo caso la volontà di regolamentare il fenomeno Rete è radicata ad un livello di maggior profondità nell'esecutivo.

Schifani paragona Facebook ai gruppi degli anni '70: cosa potrebbe fare il governo contro il social network?

Mi auguro nulla ma, la risposta è naturalmente: tutto almeno con riferimento al "mercato" italiano. Se il Governo varasse regole incompatibili con l'attuale assetto della piattaforma di social network, sussisterebbe il rischio che i gestori di quest'ultima, non potendo rivoluzionarne radicalmente le dinamiche, decidano di abbandonare il nostro mercato. E' ovvio che questo non significa che Facebook possa e debba esercitare la propria attività al di fuori delle regole.
Le regole - quelle nuove - tuttavia vanno varate con grande prudenza e, soprattutto, guardando al contesto globale nel quale saranno applicate.

La 9/a sezione civile del Tribunale di Roma ha accolto integralmente il ricorso di Mediaset contro Youtube per le immagini del Grande Fratello. I giudici hanno disposto la rimozione immediata dai server Youtube di tutti i contenuti illecitamente caricati relativi al reality piu' famoso della tv italiana. Con questo provvedimento, si accolgono per la prima volta le richieste dei broadcaster e degli editori a vedere tutelati i diritti e l'esclusività dei propri contenuti. Qual'è la tua valutazione a riguardo?

La premessa è che quello pronunciato dal Tribunale di Roma è, per il momento, solo un provvedimento cautelare e, dunque, insuscettibile di "fare giurisprudenza". Tuttavia si tratta di una decisione sintomatica di una certa interpretazione, da parte dei giudici, della disciplina vigente.
Francamente non trovo nulla di anomalo, in linea di principio, nel merito della decisione: un contenuto protetto da diritto d'autore diffuso in assenza di autorizzazione da parte del titolare dei diritti allo stato - e sino a quando il nostro Paese non si sarà dotato di una disciplina sul diritto d'autore più moderna - deve essere rimosso. Ci sono, tuttavia, ad una prima lettura dell'ordinanza due importanti anomalie.

Quali?

La prima è la configurazione - sebbene tra le righe - di una responsabilità di Google che probabilmente, è tenuto a rimuovere i contenuti oggetto di contestazione ma non in quanto responsabile della loro pubblicazione, come si afferma nell'ordinanza, ma perché titolare dell'infrastruttura tecnologica attraverso la quale sono stati pubblicati da terzi. La differenza è importante soprattutto in vista della decisione sull'azione risarcitoria multimilionaria proposta da RTI.
La seconda anomalia è che spetta a chi agisce individuare puntualmente i contenuti dei quali chiede la rimozione e ciò a prescindere da quanto ciò risulti oneroso. Non può chiedersi al titolare di una piattaforma di andare a caccia di contenuti analoghi ad un contenuto campione individuato per titolo, perché così facendo si travolge la vigente disciplina sul commercio elettronico in relazione all'insussistenza di un obbligo di sorveglianza.

E' possibile che gradualmente le tv, da Mediaset fino al servizio pubblico, richiedano la rimozione di tutti i video da YouTube?

Quest'ultima considerazione, dovrebbe, almeno in linea di principio, valere ad escludere l'eventualità che Google e gli altri UGC possano essere genericamente obbligati a rimuovere tutti i contenuti prodotti dalle nostre emittenti televisive.

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere