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Iran alla Rivoluzione: Ahmadinejad e Khamenei bersagli dell'Onda Verde. Parla Francesco De Leo

Eleonora Bianchini avatar Martedì 29 Dicembre 2009, 15:32 in Interviste di Eleonora Bianchini

Iran, l'Onda Verde colpisce ancora. Nel giorno dell'Ashura, in cui i musulmani sciiti commemorano il martirio di Hussein, gli oppositori del regime di Ahmadinejad sono di  nuovo scesi in piazza e la protesta non è ancora finita. L'Onda è giovane, sogna, combatte. Non teme la morte e, come spiegava ieri Tariq Ali, è pronta ad imbracciare i fucili e a fare la Rivoluzione. E soprattutto ha fatto della Rete il suo punto di forza, e via Twitter e Facebook ha rivelato il volto oscuro della repressione.

Bilancio parziale: si tratta di un momento cruciale per la Repubblica Islamica o di un fuoco di paglia destinato a spegnersi sotto la repressione del regime? Ne abbiamo parlato insieme a Francesco De Leo, giornalista e collaboratore per Il Riformista e RadioRadicale. Si occupa di Medio Oriente e insieme a Stefano Polli, Riccardo Redaelli, Hassan Tehrani e Antonella Vicini ha scritto L'Onda verde d'Iran (sopra il booktrailer) a seguito delle proteste depo le scorse presidenziali. Ecco cosa ci ha detto.  

L'Onda Verde ha colto l'occasione della Ashura per protestare. Dove è stata dalle elezioni di giugno fino a oggi?

Non ha mai smesso di esistere. Ha solo avuto bisogno di leccarsi le ferite dopo gli assassini, le sevizie, gli stupri e gli arresti. Troppe volte è stata data per morta da noi occidentali, ma non mollerà mai. I ragazzi dell'Onda si sono messi in gioco, non potendo resistere alla forza dei propri sogni e desideri. Hanno superato ogni ostacolo, alimentandosi della loro passione, gioia, cambiamento, progresso. Hanno dimostrato al mondo quanto possa essere forte e inarrestabile l'autoaffermazione dell'individuo.

I giovani di Teheran che sfilano in piazza vorrebbero abbattere il regime di Ahmadinejad a favore del riformista Mousavi che tuttavia è stato responsabile in passato dell'uccisione di migliaia di dissidenti. Quanto incidono i suoi trascorsi sulle aspettative dei manifestanti?

I ragazzi di Teheran e di tante città iraniane, come di ogni luogo della terra in cui ci sia un iraniano, non fanno calcoli politici. L'Onda Verde è un fiume in piena, una moltitudine desiderante che ha la potenzialità sovversiva della ricerca della felicità e del proprio sviluppo conoscitivo. Esiste un cordone ombelicale che lega il movimento ai tre leader rivoluzionari Mousavi, Khatami e Karroubi. La produzione dei loro siti resta un riferimento importante, ma non ne costituisce la stella polare.

E se dovessero arrestarli?

Il movimento non perderebbe la testa, continuerebbe a vivere.

Per Tariq Ali il regime teocratico è sull'orlo del collasso. Credi che si tratti davvero di Rivoluzione?

In qualche modo lo è. Hanno deciso di immolarsi, di scontrarsi contro un terribile e forse imbattibile presente, ma che rappresenta la costruzione delle fondamenta di un futuro che nessuno potrà mai più distruggere.

Cosa chiede l'Onda Verde?

Libertà di conoscere, comunicare, leggere, toccarsi, ballare, dipingere. Chiede la libertà di sognare. Un giorno a Tehran, prima delle elezioni, presi un tè con Hassan Tehrani, leader del movimento. Gli chiesi cosa volevano raggiungere. "Francesco, conosci le pulci?", mi disse. "Sono animali che possono saltare in modo smisurato rispetto alla grandezza del loro corpo. Noi siamo come delle pulci: prigioniere in una scatola. Non riusciamo a saltare, sbattiamo contro il coperchio. Dovremmo scalzare quel coperchio".

Chi è il vero bersaglio: Ahmadinejad o Khamenei?

In principio il Presidente della Repubblica, Mahmoud Ahmadinejad. La sua elezione fu considerata un colpo di Stato. Ora anche la Guida Suprema, l’Ayatollah Khamenei, è oggetto di insulti nelle manifestazioni. Bisogna pensare ad un fiume che smotta dal proprio letto e trascina tutto con sé.

Qual è il significato dell'arresto della sorella di Shirin Ebadi?

Vogliono intimidire il Premio Nobel. Il regime mira a fare dell'Iran un carcere a cielo aperto. Il suo incubo arriva dall’estero e da tutti gli iraniani che, da ogni parte del globo, fanno sentire solidarietà alla loro gente.

Il Ministro degli Esteri Mottaki ha minacciato Londra che ha denunciato la repressione dicendo: "Taccia o pugno in bocca". Un linguaggio tutt'altro che diplomatico. Segno di imminente decadenza o di forza del regime?

E' il tentativo di far leva su un sentimento proprio a tutti gli iraniani, il patriottismo. Gli iraniani sono un popolo ospitale e dotato di grande dignità, ma non tollera l'intromissione dello straniero. Mottaki cerca di costruire un nemico all'esterno, in modo da alleggerire la pressione interna sul governo, ma gli iraniani non ci cascheranno. La sua dichiarazione è certamente un segnale di debolezza, il Paese è nel caos.

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2 commenti
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21 Gen 2010
alle 21:28

Frank Di Cerbo New York City Wall Street

Uno dei piu’ corrotti e schifosi, nonche’ putridi complici di Banca Mafiolanum Camorranum Riciclanum Mediolanum e’ lo sciacquone di cash della Ndrangheta di Buccinasco e Corscio, Paolo Barrai di Mercato Libero, un, addirittura, mandante di assassinii, uno cacciato a sberle da Citibank, in quanto nella stessa creava conti fittizi a favore dei criminalii creditizi Ennio Doris e Giorgio Pirovano di Banca Mafiolanum, Camoranum, CriminalMoneylaundryanum, Mediolanum ( piu', del porco traviato Edoardo Lombardi di Banca Esperia, ex diarrea di Banca Complottanum, Nazifascistanum, TotoRiinanum Mediolanum pure) per far fare loro enormi dividend washing sul 1,99 per cento della Generali ( 1.99 pc, ovviamente, per, fraudolentemente, direi, anzi, malavitosissimamente, evitare costosissime opa), nel 1999. Operazione, per la quale, gli stessi malavitosi in cravatta Ennio Doris e Giorgio Pirovano di Banca Assassinanum, Cocainanum, Prostitutanum, Mediolanum, sfiorarono la galera ( salvati da che? dla primo scudo maiale e fiscale di Tremonti, o che caso, ooooo). E’ ora di fare una rivoluzione con la bava alla bocca, sfrenatissima, in Italia, e’ ora di far finire malissimo tutti i Berluscones. Frank Di Cerbo ( parente di chi caccio’ a sberle in faccia, il ladro schifoso assassino porco mafioso puzzone cesso Paolo Barrai, da Citibank)

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31 Dic 2009
alle 23:48

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