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Rosarno del Nord, gli schiavi immigrati oltre la Calabria: lettera da Cuneo

Eleonora Bianchini avatar Martedì 12 Gennaio 2010, 10:51 in PoliticaMente di Eleonora Bianchini
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Per chi crede che Rosarno possa esistere solo in provincia di Reggio Calabria. Per chi si sente al sicuro perché abita al Nord, nelle regioni ricche che non conoscono lo squallore delle bidonville affogate nel fango, per chi crede che il caporalato sia una piaga del Sud e lo sfruttamento un'abitudine diffusa solo nel Mezzogiorno dimenticato dalle istituzioni. Federica Sorba, rilevatrice Istat piemontese già intervenuta ad Annozero sul tema del precariato, ieri ci ha inviato la sua testimonianza. Dal Nord. Perchè Rosarno non è calabrese.

Rosarno non dista 1.250 km da Cuneo, non illudiamoci che sia così. Io ci entro ogni giorno in casa dei nostri immigrati, quelli che si nascondo in 10 in un mini appartamento, relegati nei ghetti di vecchi condomini in sfacelo, che non riuscendo a pagare il riscaldamento, appena tornano dal lavoro si mettono tutti a letto, così il freddo si sente meno. Quelli che fino all'anno scorso facevano ore e ore di straordinari sottopagati e adesso sono i primi a essere licenziati o in cassa integrazione, spesso per esplicita e pressante richiesta dei loro stessi colleghi italiani. Peccato che nel frattempo abbiano fatto venire in Italia mogli e figli, e adesso non riescano più ad arrivare a fine mese. E allora la rabbia sale e il peso dei diritti che non hanno è sempre più gravoso.

Qualche settimana fa sono andata a casa di una signora africana: aveva un regolare contratto ma - come spesso mi capita di sentire- è stata licenziata perchè è rimasta incinta. Le ho chiesto perchè non avesse protestato o si fosse rivolta ai sindacati e la risposta è sempre la stessa: "Se protesto, un altro lavoro non me lo darà più nessuno". Quindi preferiscono ingoiare il boccone amaro, sopportare gli insulti, le accuse, gli sguardi rancorosi di chi è convinto che loro siano qui per rubarci il lavoro e i posti negli asili nido. Fino a quando?

Proprio pochi giorni fa un ivoriano è esploso appena gli ho detto che stavo facendo un'indagine statistica per conto dello Stato e mi ha rovesciato addosso la sua frustrazione contro un Paese e sitituzioni che chiedono senza dare nulla in cambio, contro i politici che noi abbiamo scelto e che ignorano i problemi reali per pensare a sè e farsi applaudire in tivù. Cosa avrei potuto rispondergli?

E' laureato, ma qui conduce escavatori in una cava e lo pagano meno di un manovale - quando non è in cassa integrazione. Sua moglie si è rovinata una mano sul lavoro e l'hanno lasciata a casa. Ha un bambino piccolo e un fratello appena arrivato che non trova lavoro, e una grande famiglia, in Africa, che aspetta ogni mese i suoi soldi. E' in Italia da 10 anni, ma non può votare.

Eppure c'è un fenomeno nuovo, nelle nostre campagne, che forse apre uno spiraglio di luce. Qui da noi la Lega è il primo partito da anni, parlar male di arabi e africani è lo sport preferito dai più. Eppure mi capita sempre più spesso di parlare con la casalinga, l'imprenditore o l'agricoltore arrabbiati con tutti gli immigrati tranne l'indiano che gli guarda le mucche, ed è tanto un bravo ragazzo; tranne la rumena che si prende cura della nonna, e le è tanto affezionata; tranne il bambino senegalese che va a scuola con il figlio ed è così intelligente. E allora anziché parlare di tolleranza dovremmo cominciare a raginare sulla conoscenza, perchè solo ciò che non conosciamo ci fa paura. E allora ben vengano le classi multietniche: i due terzi dei compagni di asilo di mia figlia non sono italiani, eppure la loro è una classe bellissima, molto unita, allegra e ricettiva. Che senso ha mettere un tetto alla presenza di extracomunitari nelle classi?, non sono mica una malattia! in questo modo, si fomenta solo l'idea che loro siano qui per rubarci qualcosa.

Dovremmo renderci conto che la loro presenza è la più grande delle nostre ricchezze, e quanto prima lo capiremo tanto meglio sarà per tutti.

Qui tutte le puntate di Politicamente

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3 commenti
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13 Gen 2010
alle 15:01

naiadhe

confermo che è così anche per molti italiani, ma il problema è che altrettanti italiani utilizzano spesso quest'argomentazione per giustificare atteggiamenti xenofobi verso gli immigrati: "ci rubano la casa, il lavoro, le donne, non possiamo morire di fame per loro"...purtroppo di questo passo, è un cane che si morde la coda...forse bisognerebbe fermarsi un attimo e smetterla di cercare dei capri espiatori per la propria sofferenza...le colpe sono da cercare molto più in alto e non tra persone che in fondo, sono sulla stessa barca..

2
12 Gen 2010
alle 15:49

Eleonora Bianchini, Blogosfere Staff

Anonima, purtroppo è così. Ed è altrettanto vero che in questo modo si fomenta il razzismo e la guerra tra poveri, a prescindere dalla provenienza geografica. Sul precariato, i licenziamenti dovuti alla meternità e la giungla dei ricatti nel mondo del lavoro italiani e immigrati spesso vivono situazioni analoghe.

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12 Gen 2010
alle 15:37

anonima

hai tralasciato un particolare: le condizioni precarie del lavoro, le difficoltà ad arrivare a fine mese, la ricattabilità non sono un problema solo degli immigrati. milioni di italiani superprecari, ricattabili e disoccupati sono nelle stesse condizioni, ma non fà notizia. e ti dico più: persone che conosco, che si trovano in serie difficoltà, sono andate alla sede locale della caritas a chiedere aiuti alimentari e gli è stato detto: "va bene per questa volta, ma qui è per gli immigrati". ecco come si fomenta il razzismo e la guerra tra poveri!!

e non è una storia inventata, è successo davvero.

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