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Iran, Ahmadinejad blocca anche Gmail: su Twitter e i blog corre ancora l'Onda Verde

Eleonora Bianchini avatar Venerdì 12 Febbraio 2010, 09:56 in Mondo di Eleonora Bianchini
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Onda Verde, nuova stretta del regime iraniano. In occasione del 31° anniversario dalla nascita della Repubblica Islamica, Mahmud Ahmadinejad ha cercato ancora una volta di sedare la dissidenza e dare visibilità soltanto alla folla accorsa per le celebrazioni. Tuttavia, i ragazzi della Rivoluzione Verde - per saperne di più leggete l'intervista a Francesco De Leo-, hanno fatto sentire la propria voce attraverso i social network, Twitter in particolare - leggi Andy Smith, molto dettagliata- e anche su YouTube potete trovare le testimonianze video della gornata di ieri.

La pulce di Voltaire spiega che l'Onda verde è basata sull'appello alla democrazia e sul rifiuto della guerra. Come nel '68 è un movimento delle città e dell'università, ma in Iran si salda con i commercianti e la classe media urbana, quindi ha reali chances di governo, anche se la campagna resta komeinista e integralista.

Ieri, mentre Ahmadinejad leggeva il suo discorso davanti a una folla immensa, la gente protestava per le strade, leggiamo su inaltreparole. La cronaca è arrivata in rete grazie a Twitter e da lì poche parole sono bastate per rimandare ad altri siti e video pubblicati in internet. Secondo i siti web dell’opposizione, l’esponente riformista Mehdi Karrubi e l’ex presidente Mohammad Khatami sono stati aggrediti dalle forze di sicurezza degli ayatollah, mentre si apprestavano a prendere parte alle celebrazioni.

Inoltre i basiji hanno sparato sulla folla, attaccanto i sostenitori di Moussavi; il regime ha bloccato le caselle di posta Gmail usate dagli oppositori e Zahra Eshraqi, nipote dell’Ayatollah Khomeini, è stata arrestata.

Granco Landei su Secondo Protocollo scrive come aiutare la dissidenza a uscire dalla secca della censura: è necessario che i paesi occidentali siano risoluti nel finanziare una rete di informazione che consenta all'opposizione di comunicare con l'esterno e fare sentire la propria voce. Inoltre è inutile che l’Europa, per fare un esempio, condanni le azioni repressive del regime a parole ma nei fatti permetta a gente come il generale Hassan Firuzabadi, capo dei Pasdaran, di detenere proprio in Europa conti correnti traboccanti di milioni di dollari sporchi del sangue innocente del popolo iraniano.

Per ulteriori aggiornamenti potete leggere Astreetjournalist e il blog di Saeed Valadbaygi, Revolutionary Road.  

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