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Internet for Peace, gli onorevoli che sostengono il Nobel: intervista a Roberto Cassinelli (Pdl)

Eleonora Bianchini avatar Giovedì 11 Marzo 2010, 10:00 in Interviste di Eleonora Bianchini
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Lo scorso novembre a Milano, in occasione di Science for Peace, è stata presentata la candidatura di Internet al Nobel per la Pace, fortemente voluta da Wired Italia di Riccardo Luna (insieme a Wired USA e Wired UK). Nel numero di marzo sono elencati i parlamentari e i senatori che appoggiano la candidatura del Web e abbiamo deciso di chiedere ad alcuni le ragioni del loro sostegno. Il primo intervento è dell'On. Roberto Cassinelli, membro della Consulta nazionale del Pdl sul tema della Giustizia e responsabile nazionale del Dipartimento sul diritto societario e fallimentare del Popolo della Libertà. Casinelli è inoltre fondatore dell'Intergruppo Parlamentare 2.0 che ha l'obiettivo di promuovere le politiche dell'innovazione presso il Parlamento italiano. 

Perché Internet dovrebbe vincere su competitor umani che con la loro vita testimoniano il valore della Pace?

Perché Internet è uno strumento universale di Pace: non ha contribuito a far crescere questo o quel Paese, ma l'intera umanità. Internet dà voce a milioni di oppressi dai regimi di tutto il mondo che altrimenti sarebbero muti, e con la propria attività informativa, divulgativa e didattica crea anche i presupposti per lo sviluppo di una cittadinanza globale consapevole che è il fondamento senza il quale non può realizzarsi una compiuta democrazia.

In Italia i politici parlano spesso di Web: citano l'esempio di Obama, organizzano vacui panel di discussione e, di fatto, ignorano la Rete e ne temono gli effetti. Quali sono le ragioni che ostacolano un approccio diretto alla Rete?

Credo che Obama sia un caso un po' a sé stante: non ha fatto nulla per il Web, ma lo ha sfruttato come strumento elettorale. Grazie a consulenti di prim'ordine è riuscito ad utilizzare al massimo le potenzialità della Rete e ad entrare in contatto con milioni di persone che altrimenti non avrebbe mai raggiunto. Ma l'Italia è ben diversa come il target elettorale cui si riferiscono i nostri candidati: fa un po' sorridere, oggi, vedere candidati alle elezioni regionali che in fretta e furia si costruiscono un sito e una pagina Facebook, senza che nessuno commenti i loro interventi né presti loro la minima attenzione. Il rapporto con la Rete va coltivato o si traduce altrimenti in una perdita di tempo, sia per il politico che per l'utente. Non ci devono essere filtri tra eletto o candidato e elettore, né si devono temere le critiche, che anzi danno nuovi spunti di riflessione. I politici che si sentono obamiani perché si mettono in vetrina su Internet o in campagna elettorale usano Twitter, non hanno capito nulla del Web.

In che modo lei si impegna per diffondere la cultura di Internet in Parlamento e in politica?

Il mio primo impegno è quello di diffondere fra i colleghi la consapevolezza dell'importanza sociale, economica e culturale di Internet per il nostro Paese: la Rete non è più un luogo per pochi smanettoni ma è sempre di più una vera e propria Agorà in cui, nel bene e nel male, possiamo incontrare chiunque. Mi batto affinché Internet resti un luogo di libertà: nel rispetto delle leggi, è uno strumento che ha peculiarità come l'immediatezza e la gratuità che lo rendono unico nel panorama delle telecomunicazioni. Per questo va incentivato e non soffocato dalla burocrazia. Mi sembra che negli ultimi tempi il Legislatore ed il Governo abbiano maturato una maggiore coscienza del Web che li sta indirizzando nella giusta direzione.

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