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Minzolini da Mentana, "io non leggo Il Fatto": Trani e le offese di Berlusconi a Innocenzi (Agcom)

Eleonora Bianchini avatar Lunedì 15 Marzo 2010, 17:18 in Italia di Eleonora Bianchini
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Grande colpo di Mentana che oggi su Mentana condicio, sul sito del Corriere ha intervistato Augusto Minzolini, direttorissimo nonché possessore del telefonino bollente che il premier Silvio Berlusconi ha chiamato più volte. Su Blogosfere Cronaca e Attualità abbiamo pubblicato questa mattina l'imperdibile editoriale di Minzolini per meglio udenti, come ha scritto Alessandro Gilioli. Splendida chiosa nel corso dell'intervista: Minzolini ammettere di non leggere "Il Fatto quotidiano". Curioso che il direttore del primo tg lo tolga dalla sua mazzetta di quotidiani.

Intanto l'inchiesta procede e le intercettazioni rivelano scenari inquietanti. Nel centro del mirino i programmi di approfondimento Rai. Scrive il Corriere:

Sono più o meno un centinaio le telefonate sott'accusa intercettate dalla Procura di Trani. Fra queste, tredici sono conversazioni fra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il commissario dell'Authority per le Comunicazioni Giancarlo Innocenzi, altre cinque fra il premier e il direttore del Tg1 Augusto Minzolini. Argomento in discussione: quasi sempre Michele Santoro e la sua Annozero, occasionalmente anche Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, e gli ospiti sgraditi di Serena Dandini a Parla con me, come Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari.

Secondo Il Fatto quotidiano del 12 marzo, Berlusconi si è lamentato perché per ben due volte la conduttrice aveva invitato ospiti che parlavano male di lui. Berlusconi chiede all'Agcom di intervenire e insiste con i suoi interlocutori anche perché facciano qualcosa per impedire la messa in onda di Annozero.

Il premier non nasconde l'irritazione al telefono con Innocenzi che non riesce ad accontentarlo: «Mi creda: se lei avesse un minimo di dignità, si dovrebbe dimettere» è una delle frasi più gentili che concede al commissario Agcom. Innocenzi incassa un colpo dopo l'altro, cercando di non perdere la pazienza, nemmeno quando (secondo il racconto che lui stesso fa poi a un amico) il Cavaliere lo manda letteralmente a quel paese. «Ma ti pare normale?», si sfoga lui in una chiamata personale, dopo gli insulti. Tutto finito sui nastri della Guardia di finanza di Bari e sul tavolo del procuratore capo di Trani, Carlo Maria Capristo.

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