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Roberto Saviano tabù e santino dei sorcini di Gomorra: intervista a Massimiliano Parente

Eleonora Bianchini avatar Lunedì 31 Maggio 2010, 12:08 in Interviste di Eleonora Bianchini
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Lo abbiamo scritto qualche giorno fa: "Possibile che sulla figura di Roberto Saviano la sinistra accetti soltanto le critiche che provengono dagli amici? Massimiliano Parente è da crocifiggere, Alessandro Dal Lago da annoverare tra i coraggiosi analistiche hanno l'ardire di affrontare un'icona della giustizia, dell'Italia per bene da esportare." Il paradosso è evidente, l'incoerenza magistrale. Ne abbiamo discusso proprio insieme a Massimiliano Parente, scrittore non giornalista, voce critica nei confronti dell'establishment culturale italiano. Non a caso ha dedicato il suo ultimo lavoro a La casta dei radical chic (Newton Compton).

Cosa hai pensato dell'accoglienza del saggio di Alessandro Dal Lago a sinistra? Te lo aspettavi?

È sempre così, solo da sinistra si possono infrangere i tabù della sinistra. Come nella scorsa legislatura, quando gli intercettati erano Prodi, D'Alema e Mastella e si propose un ddl sulle intercettazioni e nessuno si scandalizzò. E sul piano internazionale ci voleva Obama per continuare a combattere il terrorismo islamico in Afghanistan e il Baath in Iraq senza fare ogni giorno il conto delle vittime civili, e anche per intraprendere un piano di nuove trivellazioni petrolifere che se lo avesse fatto George W. Bush lo avrebbero trivellato di manifestazioni. È passato di moda anche il global warming, non ve ne siete accorti? Da quando non c'è più Bush fa meno caldo e il mondo è più peace & love & che bell'arietta che tira.

Insomma, quello che ha scritto Dal Lago poteva scriverlo qualsiasi critico letterario, se ce ne fosse uno. Io come scrittore rompipalle lo scrivo da anni ma poiché scrivo sul Giornale sono definito "di destra", non ho il bollino rosso di qualità. Infatti, con le stesse ragioni artistiche, avrebbero potuto scriverlo anche su Piperno o Ammaniti o Scurati o perfino su Pulsatilla, mentre il problema di Dal Lago è che alla fine, per far passare il messaggio, deve buttarla in politica anche lui e timbrare il cartellino, per cui Saviano sarebbe "quasi" come Berlusconi.

Sono le stesse ragioni che sul piano internazionale fanno diventare Michael Mooreun regista da Oscar, quando sarebbe a malapena un documentarista. Insomma, vogliamo mettere i film di Greenaway o di Woody Allen sullo stesso piano di Bowling a Columbine? Eppure così sembrava. 

Credi che a sinistra si siano sempre castrati per buona educazione su Roberto Saviano?

Più che castrati sono incastrati dall'ideologia, infatti quando parliamo di Gomorranon parliamo di letteratura ma dell'ideologia che c'è dietro, e non si riesce a non aprire bocca perché le ragioni dei sorcini di Gomorra sono tutte extraletterarie, giornalistiche, sociologiche, mai estetiche. Sono gli stessi che non saprebbero dirti il nome di un magistrato, di un giornalista, di un politico di sinistra o di destra che oggi stia combattendo la mafia, gli basta la foto di Saviano come se fosse il santino di Padre Pio o una Marilyn di Warhol.

Non puoi dire che il romanzo è artisticamente insulso perché significa che la camorra è bella. Come la romanzeria del secolo scorso sugli scandali della Banca romana e i ministri della malavita che durava una stagione e però al momento stravendeva oscurando Svevo o Pirandello, ma poi a lungo termine vince la letteratura. E prima ancora per stare al livello di un Dostoevskij ci voleva un De Roberto, non certo un Del Balzo. Saviano è diventato un santino che viene usato da certi poteri e certi gruppi editoriali contro l'altro santino funzionale e complementare di Berlusconi, e chi lo tocca rappresenta la camorra perché deve passare il teorema che Berlusconi è la mafia. Berlusconi è il santino opposto: chi lo tocca vince sempre un premio. Sebbene ultimamente si stia tirando troppo la corda, e un Dal Lago prima o poi doveva saltare fuori dal lago paludoso degli intellettuali italiani.

Qualche settimana fa Berlusconi ha rilasciato una dichiarazione certamente ridicolasu Gomorra e i romanzi che esportano una cattiva immagine dell'Italia, una stupidaggine che poteva finire lì, e invece no, Saviano ci ha regalato un nuovo spettacolo di appelli di solidarietà, una nuova messa in scena e messa funebre di martirio, arrivando a pretendere che tutta la Mondadori si schierasse contro un'opinione di Berlusconi, a pensarci è paradossale. Intanto, su Repubblica, intorno agli appelli e ai siti "io sono Saviano", la pubblicità di Gomorra.

Ci sono anche grandi scrittori che stimo, come Antonio Moresco, che adesso pubblica con Mondadori, che hanno espresso solidarietà perfino ai dirigenti della Mondadori. Ma solidarietà di che? Possibile che non ci sia uno scrittore che abbia i coglioni di sottrarsi a questo conformismo? Possibile che non si veda che ilregime è proprio questo, dover timbrare il cartellino vittoriniano degli "uomini e no", dei berlusconiani e no? Basta pensare a Paolo Nori, disprezzato e insultato per aver scritto un articolo su Libero

Oltre a Saviano quali sono i personaggi dell'establishment culturale che a sinistra non possono essere toccati?

Vedi, mi piacerebbe parlare di letteratura, ma in Italia l'arte ha sempre avuto un valore marginale e il potere culturale è in mano a chi fa politica. L'Italia, priva di argomenti profondi, vive un'assolutizzazione della politica, siamo sempre in campagna elettorale. In televisione i programmi sono o reality o derivati da reality o talk-show politici. Io in quanto scrittore mi trovo invitato in trasmissioni dove sono costretto a parlare o di nulla o di politica. Quando è arrivato in Italia Le Benevole di Jonathan Littell, di cui in Francia si continua ancora a parlare, è stato stroncato con trafiletti smilzi, liquidato come "porno pulp". Qui da noi quindi le cose sono relativamente semplici: è intoccabile chiunque faccia professione di antiberlusconismo e la rende una professione redditizia. È certamente da una parte una sopravvalutazione di Berlusconi: credono che basti parlare di lui per restare nella storia. Dall'altra una rendita, è come avere Parco della Vittoria e Viale dei Giardini a Monopoli: basta opporsi a lui per diventare un buon prodotto vendibile.

Oggi al vertice della casta ci sono certamente Travaglio, Santoro, Ezio Mauro e tutto il club dei repubblichini, oltre a una truppa di scrittori e scrittorini "neorealisti" o "new italian realism" come amano definirsi, da De Cataldo a Wu Ming, con un sottobosco di autori Einaudi Stile Libero minimum fax che parlano sempre a nome di una "generazione" e parlano sempre di "generazioni", oltre alla schiera dei comici comizianti elevati al rango di intellettuali, da Grillo alla Guzzanti, e dietro, invisibile, tutto un mondo giornalistico e accademico che si culla sugli allori di unaresistenza immaginaria. Insomma, più che di politica stiamo parlando di cheeseburger e Big Mac.

Invece pensa che tre anni fa venne a cercarmi un professore che stava portando avanti, da solo, con una minuscola pattuglia di temerari, la traduzione dello Zibaldone in inglese e gli mancavano i soldi, servivano centomila euro, altro che resistenza. Mi venne l'idea di lanciare un appello per un finanziamento privato, e proposi la cosa all'Espresso. Mi risposero dopo due settimane di riunioni che non interessava perché non era abbastanza "pop". Portare all'estero una tra le più grandi opere della letteratura italiana non era importante. Potei farlo su Libero, con una campagna stampa rivolta agli imprenditori italiani, servivano centomila euro. Dopo due settimane mi chiamò Gianni Letta, da Recanati, e dopo un'altra settimana Berlusconi mi scrisse una lettera per dirmi dell'avvenuto bonifico, a fondo perduto, e senza che ne parlasse nessuno, neppure Emilio Fede. Al contempo il professore fu trattato come un appestato perché aveva accettato i soldi di Berlusconi, e a tutt'oggi nel sito della fondazione non compare il nome di Berlusconi, indicato solo come "finanziatore privato". Questo per dire che gli antiberlusconiani di professione sono i più berlusconiani perché pensano a Berlusconi dalla mattina alla sera, e io mi chiedevo spesso come facessero prima di capire che Berlusconi è il loro lavoro, il loro reddito, la loro ragione di esistere. È anche un modo di semplificare la realtà, e in un normale prodotto narrativo del genere di Gomorra, che divide l'Italia in buoni e cattivi sul banco degli accusati c'è ovviamente il capitalismo, per cui può essere letto come un libro di estrema sinistra o di estrema destra.

Il mio editore Newton Compton, per esempio, ha pubblicato molti libri contro la mafia che entrano in dettagli scomodi e rispetto ai quali Gomorra è un fumetto, ma di Saviano interessa l'eroe, le storie semplici, e soprattutto la contrapposizione a Berlusconi. Il tema di Saviano è diventato ossessivamente quello di ribadire la sua libertà di parola da Berlusconi, tautologicamente, senza che vi sia mai una censura, anzi: pensa che a me alla Mondadori non mi vogliono per quello che ho scritto su Saviano. Certo, a destra ci sono intellettuali come Vittorio Sgarbi dalle idee artistiche passatiste, o c'è Sandro Bondi che va all'inaugurazione del Maxxicon la sua futura sposa deputata del Pdl la quale chiede che il museo sia dedicato a Berlusconi e parla degli orrori che contiene riferendosi a capolavori dell'arte contemporanea. Oppure altri intellettuali da inginocchiatoio legati ancora a un'idea religiosa della destra, per i quali anche Baget Bozzo è un genio. Ma la destra culturalmente ha sempre fatto pochi danni in Italia perché il potere culturale ce l'ha la sinistra. Io dico sempre che la cultura di destra è ignorante e quella di sinistra è fascista. Mettiti contro la sinistra e avrai vita dura, e intendo anche a livello culturale. D'altra parte non vedo perché dovrei scegliere tra Veltroni e Bondi, o tra Saviano e Piperno. Scelgo Proust, o me stesso.

E quali sono gli intellettuali insider che potrebbero togliere il velo d'ipocrisia senza essere spediti al confino dalla sinistra?

Non ci sono, altrimenti il velo lo avrebbero già tolto per conto loro, non fosse altro che per prendersene il merito. Tra i pochissimi lo ha già fatto Aldo Busi quando ha parlato di Gomorra come di un "romanzo di cassetta", ma non gli è stato dato molto peso perché Busi non è percepito dagli intellettuali italiani come autorevole, lo confondono con Luxuria o Platinette essendosi dimenticati i suoi capolavori, e anche perché non riescono a intrupparlo in un partito, Busi è busicentrico. Potrebbe farlo Arbasino: se non rispetto al caso di Saviano, perché mai si abbasserebbe a tanto, per ricordare gli innumerevoli corsi e ricorsi della retorica dell'impegno che spaccia il cattivo giornalismo per altissima letteratura.

Le voci critiche che si sono levate contro, da destra e da sinistra, contestano il successo di Saviano all'Italia e all'estero, i milioni di copie vendute su un tema del quale tanti autori hanno scritto ma sono finiti nell'oblio e la sua agenda fittissima dai Saloni del Libro alle Università. Dov'è la colpa in tutto questo? 

Non c'è nessuna colpa nel successo di un romanzo, ci mancherebbe, e tantomeno dell'insuccesso. Non almeno dell'autore. Credo che neppure l'editore si aspettasse il successo di Gomorra. Il punto è che tutto questo non c'entra con la letteratura, è un'altra cosa. Saviano non è un artista, e non è neppure uno scrittore "impegnato" come Pasolini che aveva un'opera su cui discutere. Gomorra è un romanzo come ce ne sono tanti e che sarà dimenticato come sono stati dimenticati tanti. In letteratura, fra l'altro, il successo è spesso segno di oblio precoce perché dietro ci sono solo opere senza spessore.

Lo strutturalismo, i formalisti russi, un secolo di critica letteraria, da Shklowskij a Steiner a Barthes, e le opere dei grandi scrittori, ci hanno insegnato che il successo di un romanzo si colloca spesso sull'orizzonte di attesa del pubblico. Se il successo fosse un criterio i pompieristi avrebbero vinto sugli impressionisti, Max Brod su Kafka, Del Balzo su De Roberto, Auger su Flaubert, Hamp su Proust.Gomorra non è un'opera d'arte, non ne ha lo spessore, la lingua, la profondità.Gomorra è un logo, è una maglietta, è uno slogan, è una fanzine, sotto questo aspetto è neutralizzante perché appiattisce la complessità del reale, è l'opposto dello "gnommero" gaddiano. Pertanto si continua a parlare di successo e insuccesso quando si dovrebbe parlare di grandi romanzi o meno. Lo scriveva anche Arbasino quarant'anni fa: se i ristoranti fossero valutati come i libri, in classifica ci sarebbe sempre il Mc Donald's. Ma, ripeto, in questo caso parliamo di politica, o meglio della superficie della politica.

Infatti nessuno si è mai scandalizzato più di tanto dei miei attacchi a Piperno o Ammaniti o Scurati (a parte la Bompiani che, quando era il mio editore, voleva farmi firmare un foglio per non attaccare più Scurati), eppure ciascuno di questi ha avuto un suo posto nelle classifiche di vendita, e allora? Anche Lara Cardella, anche Melissa P hanno avuto successo con argomenti su cui tante autrici sono finite nell'oblio, e ci sono già finite anche loro perché nessuna di loro è Virginia Woolf, e alla lunga resteranno solo le opere capaci di resistere al tempo. Anche Veltroni ha avuto successo con i suoi romanzini, paragonato addirittura a Borges o Checov da critici leccaculo che tengono famiglia, ora che conta meno snobbato per le stesse ragioni. Per questo non mi feriscono gli insulti che ricevo per quello che dico contro i letterati italiani, a me interessano le opere e, se non ci sono, devo finire di scrivere le mie opere, chi ha letto per esempio Contronatura o La macinatrice sa di cosa parlo, chi non li ha letti vuole inchiodarmi alla sua piccola visione delle cose e attribuirmi un partito o un'ideologia che non ho. La casta dei radicalchic, il mio ultimo libro, che non è un romanzo ma un saggio esilarante, è appunto un manuale di sopravvivenza e un viaggio in quest'Italia culturalmente provinciale e cialtrona, e è anche un libro molto comico perché, alla fine, fanno ridere tutti.

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4 commenti
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01 Giu 2010
alle 01:19

echecazzo(unmotivocisarà).

Scarface, il padrino, gta, mafia, tutti esempi di malavita,uccisioni e violenza, che, ovviamente, hanno un gran successo. Il crimine "potente" tira parecchio, specialmente in Italia, dove pochi sputerebbero in faccia ad un camorrista, come meritano, perchè: chi ha il coraggio mostrare il petto di fronte ad una pistola? A buon intenditor....

Culturalmente: quando sei di destra sei partigiano, così come quando sei sinistra, si è più tranquilli nell'ignoranza e nella mancanza di personalità, ma se non dici tutto il male possibile di papi e contemporaneamente non sei un partigiano con maglioncino o con la cravatta azzurra allora sei peggio, sei un Walter Tobagi, sei un Craxi, sei uno che se ne fotte di spartirsi la carne putrida di una carogna già mangiucchiata dai capi branco, che se sgarri ti cacciano, già per questo, cioè non sottomettersi, fai paura, invidia, rabbia. Qualunque cosa dici, pensi, fai comunque schifo, e, comunque, dice il compagno: pure se non lo sei sei di destra, e io da quando lo so non ti chiamo più e parlo male di te, tiè, cosi impari.

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31 Mag 2010
alle 22:21

angelo d'amore

così rispondevo ad una mia amica blogger molto famosa, sul fenomeno saviano e sulla possibilita' che lui potesse vincere l'oscar:

Che dirti. prima cosa dobbiamo fare un distinguo tra Saviano e Garrone, tra libro e film.

Anch'io mi trovo d'accordo con te sul film. si cerca di suscitare forte emozione, in modo lento, scontato.

Se ne andiamo a fare un discorso tecnicamente qualitativo, vediamo quanti limiti ci siano nel valutare il film come quasi certo vincitore all'Oscar - a proposito, stasera mi sembra si assegnino i Golden Globes - 

Quindi si dovrebbe essere d'accordo che il film se vincera' l'Oscar, sara' un contributo all'opera di Saviano come coraggiosa denuncia ma non come premio all'esecuzione cinematografica di Garrone.

Ma lo stesso Saviano, crea un genere narrativo sui casalesi, impiantando il suo racconto su stralci di verbali, indagini degli inquirenti o lavori fatti da altri suoi colleghi.

C'e' infatti anche una citazione nei suoi confronti, fatta da un altro giornalista che solo in un secondo momento viene ufficialmente inserito tra coloro che indirettamente hanno aiutato il giovane narratore a realizzare questo ormai famosissimo libro - puoi andare su www.ilroma.net del 9 gennaio a pag.9 - divenuto fenomeno di costume, un glamour all'italiana, affievolendo il suo carattere di denuncia, proprio perche' inflazionato.

Tra le altre cose, Saviano non produce un lavoro alla fine di un lungo periodo di indagine, come fecero al suo tempo gli scomparsi Giancarlo Siani - per la camorra- ed Ilaria Alpi per le vicende di dubbi traffici illeciti che si celavano dietro la guerra in Somalia.

In questo piu' meritoria, sicuramente piu' analitica, e' l'opera "Solo per Giustizia", del P.M. Cantone (per anni alla guida del pool investigativo per la Procura di Santa Maria Capua Vetere) o quella di Rosaria Capacchione "L'oro della Camorra" giornalista che da 15 anni segue la cronaca nera su Casal di Principe, anche lei ora sotto scorta.

Tra le altre cose, Saviano nel libro, dedica ampio spazio alla camorra napoletana, al principio parla dei traffici e gli intrecci con la mafia cinese che hanno come scenario il porto di Napoli.

Diciamo che poi, gli eventi reali che si sono succeduti, in modo cronologicamente naturale, hanno dato maggiore eco su cio' che accadeva a Casal di Principe. 

Ci si e' improvvisamente dimenticati delle faide tra il clan dei Di Lauro e degli scissionisti nell'area nord di Napoli, faida che ha prodotto decine di vittime. Ci si dimentica di cosa entra nei porti di Napoli e Salerno, ci si dimentica di chi gestisce lo spaccio ed il racket nel capoluogo partenopeo. A tal proposito, ti invito a  leggere il mio post pubblicato l'11 ottobre e pubblicato anche dal quotidiano Roma di Napoli - vai alla categoria pubb. sul Roma - per vedere come tante, purtroppo siane le piaghe che affliggono il territorio campano ma come, ultimamente, si parli solo del clan dei casalesi.

L'emergenza rifiuti e' stata "dirottata" come conseguenza del business del clan dei casalesi nello smaltimento dei rifiuti tossici. Cio' e' vero ma lo smaltimento di quelli ordinari- i sacchetti della spazzatura nelle strade di Napoli - non ha nulla a che fare con quello dei liquami tossici provenienti dal nord.

Poi ci sono state le uccisioni proprio a Casal di Principe, cosa che non accadeva da lungo tempo, ed infine le uccisioni del giorno di San Gennaro, 19 settembre, dove furono massacrati 6 extra-comunitari a Castelvolturno. A quel punto e' come se l'opera di Saviano prendesse corpo e vita propria , diventando una sorta di naturale proiezione del macabro, una real fiction, dove i morti erano realmente esistenti.

Approfondimenti televisivi continui, dibattiti, simposi facevano il resto. Faccio notare come l'ultima volta che Saviano appariva a Matrix, Mentana registrava il suo picco di ascolto, vicino al 40%, ascolti da semifinale di un campionato del mondo di calcio. Si e' determinata un ricerca spasmodica di ascolto, dove lo stesso Saviano diventa strumento di propagazione mediatica, a prescindere.

L'opera di Saviano, manca pero' di una parte, se la dobbiamo considerare una moderna prova di neorealismo all'ombra del Vesuvio.

Manca dello Stato. Non si citano le decine di arresti, le confische, i sequestri fatti anche precedentemente l'uscita del suo libro. Non si menziona l'opera meritoria di tanti inquirenti, investigatori, magistrati, forze dell'ordine spesso sotto pagate che comunque hanno assicurato alla giustizia tanti malviventi. Non si spiega che spesso, anche gli attuali provvedimenti in tema di restrizione dell'attivita' criminosa, non sono altro che la risultante di anni ed anni di indagini, di lavoro oscuro, perpetuo.

Pare come se per incanto tali interventi siano la diretta conseguenza delle denunce di Saviano. Cio' lo trovo ingiusto per chi si sacrifica da anni in un lavoro estenuante e delicatissimo. 

Certo sara' stata fatta una scelta di libera impostazione narrativa. Ma siccome questo neorealismo e' monco di una parte, Gomorra come opera, non puo' per me essere assurto come libro di didattica nelle scuole dell'obbligo.

Si fa educazione, non solo con la denuncia. Si educano le future generazioni, proponendo loro anche modelli positivi.

Il bello, anzi il brutto che tutti gli intellettuali napoletani si sono schierati a favore del giovane narratore, secondo me facendo un grande autogol per il territorio. Se ti capita, vai di tanto in tanto a curiosare nel mio link napolipuntoeaccapo. A distanza di mesi, il forum culturale partenopeo mi ha dato atto di cosa segnalassi da tempo con preoccupazione, cioe' che alla lunga , in particolar modo per il territorio campano, gli effetti della propagazione mediatica di Gomorra saranno solo negativi.

Addirittura, l'Assessore al Turismo Campano Claudio Velardi, nel suo blog, proponeva mesi fa la lettura a puntate di Saviano. Mi permisi di fargli notare che così facendo, di certo il Turismo in Campania si andava a fare benedire. Lui l'anno passato, accoglieva personalmente i turisti agli arrivi, offrendo loro le classiche sfogliatelle, forse per non far sentir  l'olezzo della munnezza. Gli dissi che forse, per il 2009, si sarebbe dovuto procurare all'accoglienza, dei giubbini anti proiettile...

Alla fine, credo che proprio per la devastante eco prodotta dal fenomeno, Gomorra vincera' l'Oscar. L'Italia avra' l'assegnazione di questo ambito trofeo. 

A Saviano, preferisco Benigni.

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31 Mag 2010
alle 14:38

Santanastasio

Si ha ragione il ...rumeno:il silenzio degli innocenti,degli ipocriti.ignoranti o leccaculi. Bravo mister Parente vai avanti cosi .Il coraggio si trova anche possedendo un immensa cultura ,quella vera che non è nè di destra nè di sinistra ,quella di chi si è rotto il culo sui libri .Fottatene di tutti

1
31 Mag 2010
alle 12:46

nedkronic

Un solo dubbio... sono daccordo su tutto direi ma... perchè perdere tempo a parlarne? Non è meglio rigare diritto per la propria strada? Non è marketing anche questo? Credo che nessuno sia pulito fino in fondo sotto questo punto di vista... preferisco il silenzio al contromarketing...

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