Ddl bavaglio, Facebook per aggirarlo e la verità su Gianpiero D'Alia: intervista a Guido Scorza

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Martedì ci siamo tinti di nero in segno di lutto a seguito dell'approvazione del ddl intercettazioni, passato con la fiducia al Senato. ll mondo online e quello dell'informazione iniziano la loro battaglia: il timore risiede tutto nel comma 28 che prevede l'obbligo di rettifica entro 48 ore dalla segnalazione. Chi è tenuto a rispettarlo? Tutti i siti informatici, dal blog al forum passando per le pagine Wikipedia, come osserva oggi Federico Mello su Il Fatto quotidiano, pena il pagamento di una multa fino a 12mila euro.

Mentre ByoBlu e IlNichilista invitano a inviare i nostri emendamenti che saranno accolti dal deputato del Popolo della Libertà Roberto Cassinelli (che qui avevamo intervistato per la sua adesione a Internet for Peace), abbiamo chiesto a Guido Scorza se la pubblicazione sui server stranieri e sui social network possa in qualche modo aggirare quanto previsto dal ddl, nel caso in cui venisse approvato senza ulteriori modifiche.

Ddl intercettazioni, sfatiamo il mito dell'emendamento D'Alia. Travaglio nel suo Passaparola aveva annunciato il ritorno dell'emendamento di Gianpiero D'Alia, mentre in rete i blogger sono corsi a rettificare l'errore del giornalista. Dove sta la verità? 

blogger, in questa occasione, sono stati piú attenti e rigorosi di Travaglio nel verificare la notizia alla fonte e hanno avuto la memoria più lunga. Il famigerato emendamento D'Alia, per fortuna (della Rete e della libertá di informazione non èmai entrato in vigore in quanto dopo esser stato presentato ed approvato al Senato, venne abrogato in commissione giustizia alla Camera in approvazione di un emendamento in tal senso presentato dall'onorevole Roberto Cassinelli, in quell'occasione in compagnia anche di colleghi dell'opposizione. È il bello della Rete: giornalisti affermati e non giornalisti hanno eguali possibilità di arrivare per primi o per ultimi su una notizia e di verificare se sia vera o falsa.

Per quali ragioni politiche è stato approvato il comma 28 (ora 29)

Francamente faccio sempre fatica a ritrovare nelle scelte legislative degli ultimi anni una reale "motivazione politica" e sono, piú di frequente portato a pensare che certe decisioni siano basate più su ignoranza del fenomeno telematico e per scarso interesse che in attuazione di una determinata linea politica, condivisibile o meno che sia. Nel caso del comma 29 del ddl intercettazioni (meglio sarebbe chiamarlo anti-intercettazioni) ritengo, tuttavia, di poter serenamente dire che se non l'obiettivo perseguito dal legislatore, almeno l'effetto che la norma produrrà sarà quello di restringere in maniera consistente il livello di libertà di informazione in Rete, burocratizzando e complicando la vita oltre il dovuto a blogger e gestori di "siti informatici" e, soprattutto, facendo divenir altamente rischiosi anche sotto il profilo economico la gestione di un blog o di qualsiasi altro genere di sito Internet. In forza della nuova disciplina, infatti, chi non provveda a dar seguito ad una richiesta di rettifica entro 48 ore, rischia di vedersi irrogare, al pari di ogni editore professionista, una sanzione fino a 12 mila e 500 euro

Credi che, se venisse approvato il ddl, ci sarà la corsa verso i server stranieri da parte dei quotidiani per pubblicare le intercettazioni?

Dubito che per un editore italiano correre verso un server straniero varrebbe a risolvere il problema ed a sottrarsi al divieto. È, invece, facile prevedere che editori stranieri pubblicheranno comunque le intercettazioni la cui pubblicazione dovesse risultare vietata in Italia e che gli editori italiani provvederanno poi a linkarvi. Linkare ad un contenuto pubblicato all'estero da un soggetto straniero, infatti, non equivale a pubblicare quel contenuto con la conseguenza che, in questo caso, il divieto di pubblicazione che si vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento risulterebbe superato ma non violato né eluso.

I social network, da Facebook a Twitter, potrebbero essere un modo per aggirare il ddl? 

In linea di principio ogni piattaforma che consenta la pubblicazione di contenuti caricati direttamente dagli utenti online potrà costituire un modo per aggirare il divieto di pubblicazione di cui al ddl. È ovvio, peraltro, che l'utente italiano di un social network che caricasse online il testo di un'intercettazione violerebbe comunque la disciplina italiana. Ció non accadrebbe, tuttavia, se l'upload fosse effettuato da un soggetto straniero su un social network straniero gestito attraverso macchine all'estero.

Quali sono gli aspetti di questa legge di cui non si è discusso abbastanza? 

In linea generale, fuori dalla Rete, si è certamente parlato poco proprio della questione del comma 29 relativo alla generalizzazione a tutti i "siti informatici" dell'obbligo di rettifica. Si tratta di un problema centrale in un momento come questo in cui l'informazione più libera è probabilmente proprio quella online ma, sfortunatamente, in un Paese ancora troppo "analogico" come il nostro, il tema è rimasto in ombra. Un altro tema secondo me centrale è quello della "ghettizzazione" dei giornalisti non professionisti: il ddl, infatti, riconosce ai soli giornalisti il diritto di esercitare il diritto di cronaca attraverso registrazioni e videoriprese realizzate in occasione di incontri cui si partecipa personalmente ma in assenza del consenso alla loro realizzazione e trasmissione. Si tratta di un'attività di informazione di inchiesta oggi ampiamente utilizzata da molti videoblogger per raccontare storie che difficilmente verrebbero raccontate da media tradizionali.     

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