Ddl intercettazioni, gli escamotage della Rete: intervista a Fabio Chiusi de "Il Nichilista"

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Proseguono le nostre interviste sul ddl intercettazioni: dopo Guido ScorzaWil di NonLeggerlo e Pippo Civati, oggi ne parliamo insieme a Fabio Chiusi de Il Nichilista, blog di attualità e politica tra i più seguiti in Rete. Proprio Fabio aveva inviato agli onorevoli Roberto Cassinelli e Antonio Palmieri una lettera aperta contro l'articolo 1 comma 29 che prevede l'estensione dell'obbligo di rettifica contenuto nella disciplina sulla stampa ai "siti informatici"

Da blogger quali sono state le reazioni in Rete a fronte dell'approvazione al Senato del ddl?

C'è stata una reazione forte, in massima parte di protesta. Su Facebook, poi, non si è parlato di altro per giorni. Valigia Blu e il Popolo Viola si sono immediatamente attivati per coordinare il malcontento che, a quanto si leggeva sui social network, era veramente incontenibile. Anche con parole che trovo fuori luogo: "morte della democrazia", "guerra civile", "rivoluzione" e simili. Mi chiedo tuttavia quante delle persone che sono "insorte" contro quel disegno di legge - che personalmente non condivido affatto - ne conoscessero realmente il contenuto. Pensavo invece a una mobilitazione ben più compatta ed estesa contro il comma 29, quello che estende l'obbligo di rettifica previsto per la stampa ai "siti informatici". 

E' vero, c'è stato chi - come Claudio MessoraArturo Di Corinto e Alessandro Gilioli - si è immediatamente mobilitato per spiegare che cosa stesse accadendo e chiederne l'abrogazione o la modifica. Ma qualcosa di più avrebbe potuto essere fatto. Forse non è ancora troppo tardi.  

Quali saranno gli escamotage che consentiranno ai blogger la diffusione delle notizie a prescindere dall'approvazione del ddl?

giuristi sostengono che basti inserire i link alle notizie ospitate su siti stranieri. Per quanto riguarda l'obbligo di rettifica, poi, Guido Scorza ipotizza la creazione di un widget che inserisca in automatico, in forma di commento, la rettifica in calce al post incriminato nel corretto numero di caratteri richiesto dai criteri di visibilità attualmente previsti. Così da evitare di incappare nella multa di quasi 13 mila euro in cui incorre chi non lo faccia entro 48 ore dalla richiesta. Trovo tuttavia il problema non sia tanto o solo quello di pubblicare le notizie, ma quello - più radicale - di essere in grado di produrle.

Concordo con Vittorio Zambardino quando sostiene che di intercettazioni se ne potranno fare sempre meno e con sempre minore elaborazione giornalistica, prosciugando a questo modo una delle sorgenti dell'informazione e parte della riflessione professionale che ad essa deve accompagnarsi. In sostanza: bene pubblicare ciò che resta dopo il ddl su un sito estero, ma meglio essere in grado di produrre e poi pubblicare tutto ciò che sia di reale interesse per i cittadini.   

Quello del 1 luglio potrebbe essere un momento per avvicinare giornalisti e blogger, solitamente diffidenti gli uni nei confronti degli altri?

Non lo so. Trovo che la contrapposizione tra giornalisti e blogger sia fuorviante, perché ci sono ottimi giornalisti che sono anche ottimi blogger e viceversa. Penso si tratti di due mestieri simili ma diversi, che richiedono competenze in parte sovrapponibili e in parte differenti. In un buon ecosistema dell'informazione gli uni vivono in sintonia con gli altri, senza escludere che la stessa persona possa ricoprire entrambe le qualifiche (anche se con regimi di responsabilità differenti). In un cattivo sistema, invece, le due parti si scambiano sospetti, accuse e colpe (e le responsabilità si confondono). In Italia, putroppo, quest'ultima modalità al momento prevale. Spero che il 9 luglio possa essere un'occasione per invertire la tendenza, sulla stessa scia di idee come quella del Fatto Quotidiano - già dell'Huffington Post - di integrare, nel proprio sito, una piattaforma di blogging e metterla in dialogo con l'informazione prodotta da professionisti. Ma temo che dovremo fare i conti con le resistenze di alcuni giornali (e di alcuni blog) ancora per qualche tempo.  

Cosa ne pensi della disponibilità di Cassinelli che accoglie gli emendamenti proposti dalla rete? Demagogia o intenzione di capire la dimensione dell'informazione online?    

Penso che Cassinelli sia animato dalle migliori intenzioni. Dopotutto, è anche grazie a lui se il famigerato emendamento D'Alia è soltanto un brutto ricordo (anche se in molti, da Di Pietro a Travaglio, continuano a credere si tratti di un pericolo attualeper la libertà di espressione in Rete). Ho molto apprezzato lo spirito del deputato del PDL: disponibile, aperto al dialogo e, soprattutto, capace di ascoltare le richieste provenienti dagli utenti sul Web. Certo, anche Cassinelli è un uomo politico, e dunque sa fino a dove può realistiamente spingersi avendo una qualche possibilità che il suo tirare la corda non la spezzi.

Così l'emendamento che ha proposto contiene ancora il principio dell'obbligo di rettifica - che peraltro Cassinelli condivide nel merito, a prescindere da logiche di opportunità politica - ma introduce anche una (necessaria) distinzione tra giornalismo professionistico e amatoriale del tutto assente nella stesura precedente. E a cui corrisponde un diverso termine per l'obbligo: per le testate non registrate, infatti, il limite sarà di 7 giorni invece che di 48 ore; decorrerà a partire dal momento in cui viene "presa in carica" la richiesta di rettifica - non dalla sua ricezione; e le multe saranno decurtate a un massimo di 2500 euro. Certo, avrei preferito l'ipotesi del PD, ossia un emendamento abrogativo, ma temo questo sia il massimo si possa ottenere. Sempre che Berlusconi non imponga una ennesima fiducia.  

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