9 luglio, sciopero dei giornalisti contro il ddl intercettazioni: che fare? Visto che siamo in Italia, dinanzi all'ipotesi non si tende a ragionare in senso costruttivo ma in base agli steccati ideologici. Quindi, la destra va in edicola e la sinistra sciopera.
Per quanto mi riguarda, per opporsi al ddl non serve a nulla scioperare. Se vogliono importi il bavaglio, imbavagliarsi può mai essere la soluzione? A rigor di logica, no. Non uscire in edicola non significa mettere in scacco il governo che chiede l'approvazione in tempi rapidissimi della legge, ma significa negare ai lettori il diritto di essere informati.
Si colpiscono anche gli editori oltre ai lettori che, in questo caso, non avrebbero nessun motivo per essere attaccati.
Scioperare idomani è forse un atto di forza in difesa dei propri diritti? No. Credo sia un atto di omissione, di scarsa consapevolezza del significato di informazione. Penalizza i lettori in primis. E soprattutto, chi si ricorderà di un giorno della stampa a braccia incrociate? Eppure, dinanzi a queste domande retoriche, tutti i giornali che rientrano nell'area di sinistra non usciranno. Fanno eccezione le destre de Il Giornale, Libero, Il Tempo, Il Foglio e l'arancione di casa Angelucci, Il Riformista.
Paolo Flores d'Arcais propone su Il Fatto quotidiano uno sciopero attivo: i quotidiani escono senza le pagine degli esteri, economia, cronaca, cultura, spettacoli, ecc., e anche per la politica interna escono solo con le notizie (e relativi commenti) che con l'approvazione della legge-bavaglio diventerebbero proibite. In più, pubblicano un esaustivo dossier di tutti i casi dell'ultimo anno di cui nulla avrebbero saputo i cittadini se la legge fosse stata in vigore (molti di essi sono di delinquenza comune e hanno suscitato sgomento).
Vittorio Zambardino su facebook concorda con Arianna Ciccone, pasionaria del diritto di informazione con la sua Valigia Blu, secondo cui il segnale contro il ddl sarebbe più informazione e meno silenzio. Leggiamo sul sito:
In questo clima di impegno civile volontario e gratuito, è nata la proposta della giornata della superinformazione. Come è già accaduto con le nostre iniziative riguardanti la Rai, anche questa volta abbiamo cercato di individuare lo strumento che meglio risponda alle esigenze del bene comune di tutti i cittadini. Noi italiani leggiamo pochi libri e giornali, siamo poco informati e abbiamo spesso una conoscenza superficiale dei problemi.
Le cause sono molteplici: ignoranza, pigrizia, disinteresse. E l'assenza di un'informazione televisiva indipendente peggiora - e di molto - la situazione. Come ovviare a questo problema e sensibilizzare quella maggioritaria parte della popolazione che non è ancora stata in grado di farsi un'opinione propria in materia di intercettazioni? Forse con la superinformazione anziché il silenzio.
Per quanto ci riguarda, come avrete visto anche nelle settimane scorze, Blogosfere ha aderito alla protesta contro l'approvazione del ddl con la fascetta "No alla legge bavaglio" (in alto a sinistra) e con una serie di interviste a blogger, giuristi ed esperti. Domani continueremo a postare, anche se i nostri blogger saranno liberi di scegliere come e se pubblicare.
Se ci vogliono imbavagliare, preferiamo l'informazione.
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alle 19:15
Valerio yuri Carlo Foti
Lo sciopero contro il ddl sulle intercettazioni non produce alcun cambiamento significativo, solo la Corte Costituzionale dopo un'attenta analisi potrebbe decretare la sua illeggitimità, ovviamente con tempi anche lunghi. D'altra parte l'opposizione non può che scagliarsi contro il provvedimento.