Dopo l'abbandono di Mara Carfagna, tornata sui suoi passi dopo una settimana, è il turno di un'altra ministra, Stefania Prestigiacomo che, a seguito del mancato appoggio della maggioranza al rinvio della legge sulla libera imprenditorialità, annuncia:
"Non mi riconosco più nel Pdl, pertanto resterò al governo, ma mi dimetto dal gruppo e mi iscriverò al Misto".
Il ministro dell'Ambiente ha votato per la sospensione dell'esame del testo sulla libera imprenditorialità e il sostegno del reddito avanzata dal Pd, in quanto contenente "disposizioni in materia ambientale".
Un punto in particolare ha sollevato i dubbi dell'opposizione e della stessa ministra, dove si parla di - riporta Repubblica -"esonerare le imprese costituite da disoccupati e cassintegrati dagli obblighi previsti in materia di comunicazione e catasto dei rifiuti, di registro di carico e scarico dei rifiuti e di iscrizione all'Albo nazionale dei gestori ambientali".
La proposta di sospensione, però, è stata bocciata per tre voti di scarto.
Il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, accusato dalla Prestigiacomo di non averla ascoltata - riporta il Corriere -, ha dichiarato:
"Sono assai spiacente per ciò che ha dichiarato il ministro Prestigiacomo, ma ho il dovere in primo luogo di ascoltare i parlamentari del gruppo che hanno lavorato per lungo tempo a questo provvedimento senza che fosse venuta nessuna indicazione diversa da parte del ministro".
Differente l'atteggiamento del ministro dell'Agricoltura Giancarlo Galan:
"Le lacrime e le minacciate dimissioni di Stefania Prestigiacomo mi mettono in crisi. Il ministro Prestigiacomo è un bravo ministro, al quale rivolgo l'invito più affettuoso affinché ritrovi subito l'equilibrio e la serenità che la contraddistinguono in ogni sua azione di governo. E questo perché c'è bisogno di persone come lei, sia nel governo che nel partito".
Stefania Prestigiacomo fa sapere, però, che parlerà della questione a Silvio Berlusconi.
anche la carfagna se ne ando' per poi tornare. chissa' quali sono gli argomenti proposti loro, per farle desistere.
ne parlo nel mio blog.
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alle 20:53
AVVOCATI CORAGGIOSI
IL PROCURATORE GRASSO E LA QUESTIONE MORALE
Il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso, intervenendo ad un convegno su “colletti bianchi e mafia”, a proposito delle liste compilate dai partiti per le elezioni, ha auspicato che siano preventivamente adottate soluzioni per evitare che coloro che sono già considerati nell’ambiente con contatti cosiddetti “indecenti” vengano candidati alle elezioni, locali o nazionali.
Grasso ha anche evidenziato che “bisognerebbe trovare una legge in grado di impedire l’accesso alle candidature a chi ha determinate pendenze, pur nella presunzione di innocenza che prevale…” e che “sarebbe opportuno aspettare che la situazione personale del candidato venisse risolta…”.
Ma purtroppo la questione morale non sembra interessare la classe politica siciliana.
Eppure è normale credere che in una società sana solo persone dotate di un alto senso della moralità, oltre che di specifiche capacità, possono servire il bene comune.
Invece chi ricopre incarichi istituzionali sembra agire senza l’attitudine a comprendere i problemi della società e molto spesso agisce fuori dall’etica e dall’onesta’.
Il soggetto politico sembra spesso perseguire un interesse personale, quello cioè di portare avanti la sua carriera politica intesa come “un lavoro”.
L’attività politica non appare percepita come un impegno ulteriore, oltre la propria attività lavorativa, ma come l’opportunità di migliorare la propria condizione economica e sociale.
E così accade che il politico è attratto dalla logica degli affari e dello scambio dei favori, piuttosto che amministrare per il bene comune.
In tal modo la politica non risolve i problemi della collettività e provoca un danno grave alla società che si disgrega e perde la bussola.
Per questo ci sentiamo di condividere il pensiero del Procuratore Grasso che è intervenuto sul problema della questione morale.
Non vogliamo che chi ci rappresenta abbia dei procedimenti penali pendenti, sia sottoposto ad indagini, abbia a che fare con logiche affaristico-clientelari.
Non vogliamo che chi si candidi a rappresentare la collettività ed a ricoprire importanti incarichi istituzionali sia sottoposto ad indagini giudiziarie o peggio ancora faccia uso di droghe.
La politica non è un lavoro ma lucido impegno nell’interesse della collettività.